martedì 5 gennaio 2021

Il teschio - Philip K. Dick - IF Worlds of Science Fiction del Settembre 1952 - Parte 2

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Nella tasca di Conger c'erano vecchi Dollari, la barba gli era improvvisamente allungata a causa degli effetti della dislocazione temporale, ma non era così lunga da necessitare una rasatura. I vestiti erano quelli consoni del XX°secolo, negli anni sessanta, oltre al revolver che nascondeva sotto il giubbotto. Nient'altro gli era necessario, a parte la sua naturale attitudine di cacciatore, Conger pose il cesto temporale in Stealth Mode poi uscì dall'abitacolo. 

Conger camminava silenzioso per il centro del paese, sbirciò rapidamente i titoli dei quotidiani in vendita: 5 Aprile 1961. Nella cittadina c'era un meccanico, una stazione di servizio, un paio di taverne, alcuni super store con prodotti a bassissimo prezzo.

Conger entrò in biblioteca, l'addetto gli sorrise e gli diede il buon giorno, Conger sorrise ed accennò un saluto con la testa, senza proferire parola. Il suo accento inglese avrebbe potuto risultare straniero, quindi avrebbe potuto dare nell'occhio in una piccola cittadina come quella, Conger decise di parlare il meno possibile. Seduto al tavolo, Conger iniziò a consultare i giornali e riviste recenti, che erano gratuitamente disponibili in libreria, da cui sperava di dedurre informazioni preziose.

Fu nel quotidiano di Cherrywood Gazette, che Conger trovò l'informazione che finalmente cercava. Un breve articolo sul giornale diceva che il personale dello sceriffo aveva ritrovato iil cadavere di un misterioso sconosciuto, sospettato di sindacalismo criminale. Le informazioni dell'articolo erano troppo scarne. Conger s'alzò ed andò al bancone del bibliotecario, chiese lapidario se era possibile avere altre copie più vecchie del Cherrywood Gazette. 

-Mi spiace- rispose con tono collaborativo il bibliotecario - sono le uniche copie che teniamo in libreria, ma se mi dice cosa sta cercando in particolare, sarò lieto d'aiutarla- . Conger scosse la testa, il bibliotecario suggerì a Conger di provare direttamente all'ufficio della Cherrywood Gazette. Conger annuì in silenzio e poi se n'andò senza dire una parola.

L'ufficio aperto al pubblico del Cherrywood Gazette era piccolo, una vecchia signora con gli occhiali lo gestiva, appena comparve Conger al bancone, la signora chiese se poteva aiutarlo in qualche modo. Conger rispose lapidario -Arretrati, di qualche mese o più-.

-Non è possibile consultarli, ma solo comprarli, il prezzo di vendita degli arretrati è il doppio del prezzo di copertina- rispose la signora al bancone. Conger annuì senza dire una parola. La signora anziana sparì nel retro dell'ufficio, comparve con una catasta di arretrati del Cherrywood Gazette, li pose sul tavolo, incassò il danaro, poi Conger sparì dall'ufficio con il voluminoso pacco di giornali, senza dire nemmeno una parola.

Quattro mesi prima, nel dicembre del 1960 un uomo era stato arrestato dall'ufficio dello sceriffo Duff, per una manifestazione sindacale non autorizzata a Cooper Creek. L'articolo diceva che l'attivista politico era stato visto continuamente bazzicare nella zona di Cooper Creek. Conger sorrise, finalmente aveva trovato l'esatto punto dello spazio tempo in cui andare a caccia: adesso gli sarebbe bastato tornare indietro nel tempo, nel novembre del 1960 a Cooper Creek e poi in quello spaziotempo avrebbe continuato la caccia. 

Conger s'incamminò verso l'uscita della cittadina, all'improvviso incontrò sulla sua strada una donna che non aveva mai visto prima. La donna emise un'urlo, si bloccò come impietrita dalla paura. Conger lasciò cadere in terra le riviste, la ignorò, s'allontanò di passo veloce, cambiando di marciapiede. 

Chi diavolo era quella matta che gli urlava contro per strada?!. [...] Conger raggiunse rapidamente la sua "cesta temporale, parcheggiata fuori dal paese sopra una collina, v'entrò dentro e prima di salpare per il dicembre del 1960 attese qualche minuto. Un paio di energumeni erano spuntati fuori dal paese, si guardavano intorno, camminavano per strada accompagnando la misteriosa donna. C'era un altro piccolo gruppetto di persone che era sbucato fuori dal paese, tutti avevano l'aria di cercarlo con intenzioni poco amichevoli.

Cosa aveva fatto spaventare la donna?! Perchè lo stavano cercando?! Forse il suo abbigliamento non era consono al 1960 oppure nel paese erano solo sospettosi con gli stranieri burberi e di poche parole?!.

Conger mosse di pochi gradi le manopole del cesto temporale, raggiunse in un batter d'occhio l'Oregon del primo di novembre del 1960, Conger uscì e dopo aver nascosto il suo veicolo temporale in modalità stealth, Conger si diresse verso una locanda per prendere una camera.

La taverna era piccola e calda ed accogliente, era gestita da un uomo ed una donna, l'uomo invitò Conger ad entrare, fuori era freddo e c'era parecchia neve. La donna era in cucina e studiava silenziosa Conger con lo sguardo.  [...] Conger prese una stanza, si dichiarò del Middle West, un turista ed appassionato delle foreste dell'Oregon. Una volta prese le generalità dai documenti, i due coniugi della taverna erano simpatici ed affabili, dissero che le autorità gli avevano avvertiti di riferire dell'attività dei "rossi" che si muovevano da quelle parti. Poi aggiunsero che i vestiti di Conger erano un po' ridicoli, non idonei all'Oregon. Conger disse che il resto del bagaglio era in auto, veniva direttamente da Chicago e non pensava che nell'Oregon fosse stato così freddo. I due coniugi si rilassarono, affittarono una camera a Conger senza vitto: la camera era rigida, ma la stanza era decisamente più calda e comoda di in un sacco a pelo nel deserto marziano. Conger chiese dove poteva trovare un negozio di alimentari, i due coniugi gli fornirono l'indirizzo.

[...] Al negozio d'alimentari, il proprietario Ed Davies era socievole, non disse niente del fatto che Conger acquistò vario scatolame, vegetalie pesce e carne surgelati. Mentre pagava il conto, il negoziante gli domandò a bruciapelo -Ma lei è un rosso?-. -No!, nemmeno per sogno!- rispose Conger. -Allora perchè diavolo, indossa la barba?! Nessuno porta la barba quì, ma Karl Marx la portava!. Ho visto una volta una foto, di questo Karl Marx- disse Ed Davies. Conger rise sarcastico, poi rispose -No!, assolutamente, porto la barba per difendermi il volto dal freddo dell'Oregon-.

-Ehi! mister, vuole un passaggio?!- Era la voce di una giovane, proveniva da un'auto con due bambini ed un giovane. Conger camminava per strada nella neve, tenendo in mano un grosso pacco di carta, con la molta roba che aveva comprato all'alimentari del paese.

Conger annuì, entrò nell'auto con il grosso pacco di carta e disse -Grazie!, è freddo fuori. C'è tanta neve, credevo che il negozio fosse più vicino

-Non c'è problema!- rise la ragazza al volante, che poi aggiunse -Lei, di dove è?!-. 

Conger disse -Sono di Cooper Creek, dell'Oregon-.

- Strano!- disse la giovane -non l'abbiamo mai vista, poi ha uno strano accento, per essere uno dell'Oregon-. 

Conger disse -Ho un difetto vocale, lavoro a Chicago, sono tornato oggi-. 

-Capisco!- disse Lora Hunt, la giovane era carina, piccola, capelli neri, uno sguardo vispo e curioso.

Conger colse l'occasione e chiese -Sto cercando a Cooper Creek un mio amico, è un po' che non lo vedo. So che bazzica da queste parti, ma non l'ho mai trovato, non vorrei perdere l'occasione di salutarlo-

I due giovani rimasero silenziosi e sorpresi -Cooper Creek non è molto grande, tenga gli occhi aperti e sicuramente troverà il suo amico.-

Il resto del viaggio trascorse in silenzio, i due giovani avrebbero potuto avere non più di 16 anni, probabilmente i due giovani erano conviventi e non sposati, perchè erano troppo giovani per il matrimonio.

Il giorno successivo Conger andò a fare quattro passi a Cooper Creek, il villaggio era davvero piccolo, c'era il negozio d'alimentari che vendeva anche molto altro, c'erano due distributori di carburante, l'ufficio postale mentre all'angolo dell'edificio c'era un piccolo bar. Conger entrò, una ventata d'aria calda lo investì, dentro al piccolo locale c'era Lora Hunt che beveva un frappè alla panna e rideva. Conger entrò e si mise a sedere sul piccolo tavolo alle spalle della giovane poi Conger disse -Perdonate la mia intrusione-.

-Nessun problema- rispose Lara Hunt che lo guardò con i suoi grandi occhi neri.

-Che vuole- chiese con tono lapidario l'impiegato del bar.

Conger guardò il grosso bicchiere di panna e cioccolato caldo di Lara Hunt e disse -lo stesso, grazie!-

Lora disse -Io mi chiamo Lora Hunt

-Conger- sussurrò l'uomo, restando seduto al suo tavolo.

-Conger è il suo primo o secondo nome?!- chiese Lora.

-Primo o secondo nome?!- chiese, con tono enigmatico per un attimo Conger

Lora rise.

-Omar Conger- infine rispose l'uomo.

-Ha lo stesso nome di un poeta, Omar Khayyam- disse ridendo Lora.

-Non saprei- disse Conger - conosco molti pochi poeti, ho restaurato molte poche opere d'arti nelle Chiese.- [...]

Lora disse sorridendo -Bill è il nostro barista, a lui non piace nessuno che non sia Bill, a me mister Conger sta simpatico, ha un qualcosa di orientale ed esotico!-. Nello stesso istante entrò Bill nel piccolo bar, vide Lora che rideva guardando Conger, questo gli fece storcere la bocca al giovane e saltare la mosca al naso!. Conger notò la cosa e chiese -Salve!, c'è qualcosa che non va?!-. -No!- rispose aspro e secco Bill, che prese per mano Lora, poi disse in modo duro e rapido -Andiamo!-

-No!- rispose Lora - voglio finire di bere il mio frappè alla panna e cioccolato-

Infuriato il giovane Bill, si voltò a guardare Conger e con tono minaccioso il grosso e prestante giovanotto disse -Non credevo di trovarla quì!. Ma checosa  diavolo ci fà proprio quì?! Perchè gira intorno alla mia Lora?! Ma chi è lei?! Che cosa è venuto a fare, quì a Cooper Creek?!

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