domenica 27 novembre 2022

Alla fine dell'orbita - A.C.Clarke - If Worlds of Science Fiction di Novembre 1961 (parte 1)

Tibor non vide la cosa, era addormentato in un doloroso sonno.

Solo Joey era sveglio, sul ponte, in una fredda alba, quando all'improvviso il meteorite spuntò fuori dal cielo sopra la Nuova Guinea.

Lo vide passare rapido e fiammeggiante sopra la sua testa, passando sopra le finestre del ponte. Era un bolide rossastro, molto veloce, che sfrecciò luminoso nel cielo nero e plumbeo pieno di stelle a circa un miglio e mezzo dalla sua posizione.

Il meteorite volò appena sopra l'Oceano Pacifico, al contatto con l'atmosfera iniziò a disintegrarsi, in globi incandescenti che si aprirono a ventaglio, sparendo dal suo punto di vista. [...]

Joey attese in silenzio, era curioso di sentire il rumore del meteorite,  un grosso classico botto sordo oppure riecheggiante, ma nessun rumore giunse alle sue orecchie. Il radar di bordo però dopo qualche minuto segnalò uno splash down nell'Oceano: era cascato un grosso oggetto, Joey ne prese il punto nave dal radar.

Tibor sedeva accando a Joey, Tibor dormiva profondo, russava come un compressore, era solito dormire sempre così Tibor dopo un faticoso giorno di lavoro. Tibor aveva avuto donne ed avventure amorose a Sydney, Brisbane, Darwin, ma i suoi sogni erano sempre scevri di ricordi amorosi, ma solo densi di odio, sangue, per quello che era accaduto a Budapest, quando i carri armati russi erano entrati nel paese.

Quando Nick svegliò Tibor, agitandoli la spalla, Tibor si svegliò, ma ci vollero un paio di minuti prima che Tibor potesse tornare pienamente cosciente. La colazione era sempre la solita, riso uova di tartaruga, delle fette di roast beef con del caldo the molto dolce. Questo era più o meno il meglio che Joey era capace di fare, quando era il suo turno in cambusa.

Il diesel del battello ronfava tranquillo, la rotta era diretta verso un'isola, distante circa 2 miglia, dove sulla bella spiaggia di sabbia e gli alberi alle spalle, tanti stupidi uccelli volavano e gracchiavano nell'aria. Da quelle parti non si vedevano più europei nuotare nell'acqua, solo giapponesi e kanakas.

Tibor prese a vestirsi con l'equipaggiamento standard e si baloccava con il pesante elmetto metallico, mentre Blanco l'osservava silenzioso. Le acque erano calde, non servano indumenti pesanti sotto l'equipaggiamento, l'elmetto era provvisto di una riserva d'aria d'emergenza, in caso di pericolo Tibor avrebbe potuto nuotare e raggiungere la superficie in modo autonomo. Questo pensiero rassicurava Tibor, anche se non aveva nessuna intenzione d'accertarsi se questa possibilità era davvero concreta, in caso di reale necessità. [...]

Ogni volta che Tibor stava per immergersi, un pensiero s'incuneava nella sua mente: stava per lasciare il mondo sul quale viveva, per andare a ficcarsi in un altro mondo. Un mondo con severe leggi fisiche da rispettare, per quanto a lungo ancora avrebbe potuto fare questo gioco, senza incorrere in guai seri?!

Anche perché Tibor aveva potuto vedere con i suoi occhi, quando un collega era incappato in grossi guai. A letto e fasciato sulla nave Arafura, ben poco c'era stato da fare per salvarlo, dato che s'era in alto mare, per cui dopo qualche giorno d'agonia, la morte s'era portato via il suo amico, che aveva voluto osare troppo. [...]

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Tibor giunse sul fondo: non c'erano bellezze inesplorate da scoprire, solo qualche pesce e del corallo, ma quello che c'era sul fondo erano soldi, ed é per questo che Tibor era là. [...] Tibor iniziò a camminare lento sott'acqua, passo dopo passo sul fondo sabbioso costellato da qualche roccia quà e là. La pietra più grossa che aveva recuperato sin'ora era stata venduta per 20 pounds, [...] nel frattempo l'aria compressa irrompeva nel casco, ronzando nelle orecchio di Tibor, la visuale era limitata sott'acqua, per quanto il mare fosse limpido di un colore verde, perché poco Sole filtrava dalla superficie sul fondale. [...]

Gli squali non si facevano mai vivi, a meno che non ci fossero state tante bolle rilasciate per una falla oppure per un attacco di una piovra, ma per fortuna il fondale era piano, sabbioso e desolato ed anche se la visibilità era limitata, non era quello l'ambiente ideale per questi animali marini.

Tibor però aveva sentito dire, che alcuni giapponesi, raccontavano che in questo tipo di habitat a volte avevano incontrato degli enormi ragni marini, con enormi zampe: pericolosi, molto voraci, temibili avversari. Ma forse erano balle giapponesi, perché non c'era ragione logica, per cui un maledetto ragno potesse sopravvivere sott'acqua a quella profondità. [...]

-Che diavolo sta succedendo quà?!- chiese Nick, che s'era scapicollato sul ponte, appena aveva sentito le urla via radio di Tibor, quanto le imprecazioni di Blanco, che stava al compressore ed alla gru di recupero rapido d'emergenza.

-C'é un relitto quà sotto! Ci sono come tanti tubi e molte corde, sono un po' da per tutto intorno a questo coso!- urlò la voce di Tibor dal microfono, riecheggiando sul ponte della nave.

-Tibor!, stai attento ai serpenti di mare!- urlò Nick al microfono.

-Non vedo quasi niente quà sotto!-

-Di certo non é una nave!, non risultano navi affondate dove siamo adesso!- disse Nick avvicinando la mano destra con il microfono alla bocca, mentre con la mano sinistra osservava con sguardo attento la carta nautica.

-Blanco! tra un po' tirami su!. Quando te lo dirò io!. Tornerò quì con Billy appena si sarà svegliato!. Daremo un'occhiata da vicino, con più attenzione in due!-

Tibor s'avvicinò a quello strano coso, giusto per capire cosa diavolo fosse. 

Nella mente di Tibor balenò il ricordo della leggenda che Jo andava raccontando un po' a tutti al bar. Jo era un pescatore che lavorava da solo, lui parlava sempre di un aereo DC3 che era caduto da queste parti durante la guerra, un ammaraggio violento vicino alla barriera corallina. Però la leggenda di Jo diceva che il DC3 era ammarato in acque basse vicino alla costa del Queen island. Non era questo il posto esatto, anche se non era troppo distante da quell'area. Jo parlava di strane casse a bordo del DC3 ma la polizia australiana era stata molto persuasiva con Jo, consigliandoli caldamente di lasciar stare tutta la faccenda. [...] Anche se non era igienico ne per la salute ne per la fedina penale, andare a mettere il naso su quelle misteriose casse di legno a bordo dell'aereo DC3, il velivolo conteneva strumentazioni che potevano essere recuperate e vendute. [...]

Quello strano coso che era sott'acqua, aveva lettere cirilliche e Tibor di alfabeto cirillico ne sapeva parecchio. C'erano poi tubi ed una sorta di gambe di ragno che spuntavano dal vertice dell'oggetto metallico, ma era evidente come il Sole che quelle strutture fossero artificiali, ed erano attaccate a quello strano coso.

-Ehi! gente!- disse Tibor -Quà sotto abbiano una sorta di Sputnik che é affondato in mare!-. 

Questa volta tutto l'equipaggio del battello Arafura, avrebbero dovuto ringraziarlo ed offrirgli da bere, perché quello che Tibor aveva trovato, era certamente un ritrovamento molto importante, il più importante fatto sino ad ora!.


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Materia Oscura ed Energia Oscura