domenica 7 marzo 2021

L'uomo dorato - Philip K.Dick - IF Worlds of Science Fiction in Aprile 1954 - parte 1


-E' sempre caldo così?!- chiese l'agente commerciale, rivolgendosi a tutti i commensali che erano al tavolino. Un uomo di mezza età grassoccio, con un largo e pacioso sorriso naturale, che indossava una T-shirt bianca ed un cappello di paglia, rispose -Solo in Estate!-.

Nessun altro al tavolo rispose. I due ragazzi di dieci anni, un maschietto ed una femminuccia che erano al tavolo, avevano grandi occhi un po' smarriti e si fissavano l'un l'altra senza dire una parola. Due lavoratori, di stazza robusta, erano piegati sui piatti e mangiavano avidamente la loro porzione di zuppa di piselli. C'era poi un tassista, che silenzioso teneva con due mani una grossa tazza di caffè nero, la sorseggiava lentamente mentre appoggiava i due gomiti sul tavolo. L'uomo d'affari, vestito in un elegante vestito blu, sorseggiava invece una tazza di caffé freddo, mentre al tavolo poco distante sedeva la madre dei due bambini. La donna si riposava appoggiata sul tavolo, beveva una tazza di the, aveva tolto i piedi dalla ciabatte, appoggiando i palmi dei piedi scalzi sul fresco pavimento.

Il commesso viaggiatore prese una sigaretta dal suo pacchetto e chiese -Qual'é il nome di questa città?!-

-Walnut Creek- boffonchiò l'uomo panciuto.

L'agente commerciale estrasse dal suo portafoglio una foto, era ritratta a colori, in penombra, una ragazza nuda, di 35 anni circa, con il volto cancellato, aveva delle grossi ali ossute di pipistrello, ed 8 seni. L'uomo fece girare la foto ai presenti, sul tavolo, chiedendo -Che ve ne pare?! Questa é stata scattata a Denver DCA Camp-  [...] 

Ciascuno dei presenti reagì alla foto in diverso modo: qualcuno la ignorò, altri dissero con tono sarcastico che la ragazza era molto carina, altri ne rimasero un po' sconcertati e restarono in silenzio, mentre l'uomo panciuto chiese -A Denver c'è ancora gente viva?!-.

-Sta scherzando?! Certo che No!- rispose ridendo l'agente commerciale. 

I due bambini di dieci anni, ascoltavano con i grandi occhi spalancati, erano interessati ed incuriositi, forse a loro non era mai stato detto molto di quanto era accaduto negli ultimi tempi!.

L'argomento di Denver, iniziò a sciogliere la lingua a tutti i presenti al tavolo. C'era chi aveva visto in un campo una specie di pipistrello con grandi ali ed una testa molto grande. Qualcuno ne aveva visti di quei cosi, però con due teste in uno stesso corpo, ma tali bestie erano già morti. Altri, dissero che in Germania ne erano stati visti di simili, ma con un grosso becco proprio come un insetto, oltre alla costante d'avere grandi ali ossute come un pipistrello.

-Allora questi esseri provengono dalla Gran Bretagna!-  esordì uno dei commensali, che poi aggiunse - [...] Di questi, ne sono stati visti tanti, nelle miniere, circa 40 anni fà, durante la guerra!. Lo raccontarono i pochi sopravvissuti che riuscirono a venir fuori vivi, da quel feroce campo di battaglia!-. 

Un altro disse che di quella roba, n'era stata trovata una variante in Svezia, ed anche in Australia, ed avevano le capacità telepatiche e tali da poter leggere nella mente!. Altre varianti, ne erano state trovate in Siberia, ma avevano sia delle capacità telepatiche, quanto doti telecinetiche, ossia la capacità di spostare oggetti con la sola forza della mente.

-Sì!, é vero!- commentò l'agente di vendita -lo ricordo anche io, quando ero solo un bambino ed aiutavo mio padre ad aggiustare la nostra casa, che era rimasta danneggiata nella guerra!. La cosa nuova, é che questa foto proviene da San Francisco, é stata scattata appena una settimana fà!-

-Ha grandi occhi neri quest'essere, io non ne ricordo di così grandi!- disse la donna.

-Sì!- rispose l'agente di vendita -Pare che questa, sia la versione notturna, di quelle di vari anni fà [...] ma non ne sono mai state viste, di questo genere da queste parti, é vero?!-

-No!- rispose la donna che s'alzò per andare in cucina, dove sta sfrigolando della roba sul fuoco che stava friggendo. Forse il commento della donna era stato fatto con un tono troppo forte. [...] Si sentirono alcuni rumori fuori, come uno svolazzare di ali. Il tassista s'avvicinò silenzioso alla grossa e pesante tenda, che tappava la finestra. Il tassista sbirciò fuori, ritagliandosi un leggero spiraglio tra le due tende -Non c'è nessuno fuori!- mormorò l'uomo che poi aggiunse -A dirla tutta, una roba come quella della sua foto, se non ricordo male, é stata vista dalle parti della fattoria dei Johnson-. [...]

L'agente di commercio uscì dalla casa, diede una rapida occhiata per aria, poi si diresse spedito verso la sua auto che era parcheggiata da un lato. Era una Buick del 1978 e l'auto era bella piena di bozzi alla carrozzeria, per strada, poco distante c'era un agente della polizia che parlava sotto voce con una ragazza. Il venditore si rivolse all'agente di polizia, chiedendo informazioni stradali, su come avrebbe potuto raggiungere la fattoria dei Johnson. L'uomo vestito di grigio, si qualificò come un avvocato dei Johnson che proveniva da New York e doveva loro portare notizie su un'eredità di un loro parente prossimo.

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Nat Johnson era un uomo di 65 anni, denti gialli, una camicia rossa sudicia, jeans altrettanto poco puliti, l'uomo uscì di casa per vedere come giocavano i propri figli. Jean aveva sedici anni, occhi lucenti, gambe forti su un corpo esile, Dave ne aveva quattordici, capelli scuri e denti bianchissimi, stava crescendo forte e sano, entrambi i bambini erano due gemme di cui esserne fieri. I due bambini giocavano per il cortile, tirandosi una palla da baseball, erano osservati da Cris che se ne stava in piedi, zitto, immobile dentro al porcile.

-Vieni Cris!, dai!, vieni a giocare con noi!- disse Jean.

Cris aveva i capelli biondi, aveva sempre parlato poco, non aveva mai giocato con i suoi fratelli in vita sua, se ne stava sempre immerso in un mondo interiore tutto suo, da cui solo raramente ne uscivano poche e laconiche frasi, che erano asciutte e sintetiche, ma sembre molto bene descrivevano il mondo che era fuori da Cris. [...]

All'improvviso Cris s'avvicinò alle spalle di Jean e ne bloccò la mano. 

La ragazza chiese -Cris!, allora finalmente vuoi giocare con noi?!-

-Non giochi bene- disse laconico Cris, il quale all'improvviso si bloccò, annusò l'aria e ne rimase come assorto, poi lasciò la palla da baseball nelle mani di sua sorella, il ragazzo corse come un lampo nel campo, scavalcò la staccionata e sparì nel campo di mais.

-Che gli ha preso a Cris?! Che cosa ha visto?!- chiese Jean.

-Non lo so- rispose Dave.

-Forse é meglio dire a mamma, che Cris é andato, non tornerà per pranzo e forse, nemmeno per prossimi giorni- disse con tono triste Jean.

Nat Johnson annuì in silenzio, s'asciugò la pipa, poi disse che se fra due giorni Cris non fosse tornato a casa, avrebbe mandato i suoi due figli a cercarlo.

All'improvviso una Buick del 1978 con la carrozzeria malconcia, spuntò dalla strada, lasciandsi dietro di se, una grossa nuvola di polvere. L'auto si fermò con il motore spento, poco distante dalla fattoria dei Johnson, dall'auto scese un uomo vestito di gregio, s'avvicinò alla casa dei Johnson mostrando un largo sorriso amichevole.

>> L'Uomo dorato - Philip K. Dick - parte 2

venerdì 5 marzo 2021

Fate

Il magazine di ufologia FATE fu fondato a Lakeville nel Minnesota nella primavera del 1948 dalla Clark Publishing Company, il cofondatore fu Ray Palmer, editore di Amazing Stories, Curtis Fuller era un altro coeditore, che coinvolse Kenneth Arnold nell'avventura editoriale, incoraggiandolo a narrare il suo avvistamento UFO del 1947.
Nel 1955 Curtis Fuller e sua moglie Mary presero il controllo del magazine, perchè Ray Palmer perse interesse nel progetto editoriale. I due coniugi espansero la linea editoriale del magazine, raggiungendo i 100mila abbonamenti alla rivista. I grandi numeri ottenuti dal magazine FATE, sicuramente spinsero l'editore Ray Palmer a provare a replicarne il successo nel 1957, proponendo la testata Flying saucers from other worlds. Nel 1988 il magazine fu venduto alla Llewellyn Publications (che poi divenne Llewellyn Worldwide) e durante questo periodo,la rivista s'occupò anche di eventi strani accaduti nel mondo. Nel 1994 la testata ebbe un restyling di copertina, offrendo ai propri lettori in modo stabile un magazine che era interamente a colori. Nel 2001 il magazine fu acquistato dalla Galde Press Inc, che continuò la tradizionale linea editoriale ufologica, poi 2008 mutò nella sua forma originaria, di bimestrale

martedì 2 marzo 2021

Wakfu

Wakfu è un MMORPG ossia un gioco di ruolo, online, multiplayer, dove immaginare di vivere una vita propria, alternativa, in un contesto fantasy e molto divertente, con della bella grafica 3D

https://store.steampowered.com/app/215080/WAKFU/



venerdì 26 febbraio 2021

mercoledì 24 febbraio 2021

Il problema con le bolle - Philip K. Dick


Omaggio ad IF Worlds of Science Fiction, Settembre 1953, -The Bubbles trouble- di Philip K. Dick, tradotto in italiano in versione PDF in Copyleft(by-nd-nc).

Il Problema con le bolle - Philip K. Dick / PDF / FREE Download - @Calameo

Il problema con le bolle - Philip K. Dick / PDF / FREE Download - @Issuu

☆ Audio libri di Fantascienza - Audiobook di SciFi

IF Worlds of SciFi JDAB - PDF - Free Download 


Il problema con le bolle - Philip K. Dick by 65C02 on Scribd

Breve gita nella base aliena al Polo Sud

Come tutti i “brand”, anche il blog "Mia Fantascienza" avrà testimonials: quale migliore testimonials di due alieni, per supportare un blog di Fantascienza?! ;-)

Ezezel e Tehia, sono due personaggi di “fantasia” che potete conoscere letterariamente, dentro vari ebook della collana JDAB.

Ho deciso, che quando sarò colto da una pulsione irresistibile a scrivere un racconto di SciFi, darò spazio con piccoli racconti ai due nuovi testimonials del blog :-)


Era il 5 Febbraio :-) più o meno, quando mi ritrovai senza sapere come ci fossi arrivato, in una stanza di metallo dal soffitto piuttosto basso, in mezzo al locale con pianta a triangolo rettangolo, c'erano due grandi vasi di forma parallelepipeda: in quello di destra c'erano numerose piante grasse ed alcuni cactus in fiore, nell'altro vaso c'erano tante grosse felci di un bel colore verde. Immediatamente alle spalle dei due vasi, c'erano due divani di colore bianco, uno posto frontalmente all'altro, in mezzo ai due arredi c'era un piccolo tavolino basso, con design simile ai tavoli da sala tranne per il fatto che il piccolo tavolo sembrava di plastica bianca. Sopra il tavolo una caraffa con dell'acqua e dei piccoli bicchieri di forma cilindrica più larghi che alti. Ad un osservatore attento, avrebbe subito intuito che la mobilia non era terrestre, era ergonomicamente troppo piccola per un essere umano adulto, sembravano arredamenti più idonei in un asilo, per quanto la mobilia avesse un design con spigoli ad angolo retto e nessuna morbida stondatura, per evitare urti o ferite. 

La stanza di metallo era di forma triangolare, illuminata scarsamente dal soffitto con una fioca luce bianca emessa da quello che a me sembrarono lampade a neon longitudinali. Le fioche lampade bianche più che altro emettevano calore e riscaldavano l'ambiente, l'ampia luce del locale proveniva da quello che a me apparirono delle finestre di vetro o cristallo. Erano imponenti, simili ai cristalli antiproiettile oppure erano dei monitor in altissima definizione. La struttura in cui ero all'interno, da quello che vedevo da questa specie di vetrata, era una struttura nevosa, circolare, alta non più di 3 metri dal suolo. A distesa d'occhio c'era una landa piatta e desolata coperta di neve e ghiaccio, con uno splendido cielo azzurro e privo di nuvole, l'atmosfera sembrava cristallina e limpida e quanto ho visto poteva ricordare l'Antartide. 

Alle mie spalle, molto distanti c'erano due alieni simili a Ticky e Xeon, stavano dietro una porta, accennavano un vago sorriso dalle loro impercettibili labbra ed entrambi facevano "ciao ciao" con la manina. M'avvicinai alla porta, che era accanto a quella da cui ero entrato nel vano, e che inizialmente non avevo visto, perché le porte si chiudevano a filo. La loro tolleranza era marginale tanto che quasi si confondevano con la struttura, i portelloni si chiudevano scorrendo verticalmente ed erano a tenuta stagna resistenti ad alte pressioni. Quest'idea mi passò per la mente all'improvviso, vi giuro che sul momento mi parve ragionevole a dare un senso a quanto osservavo.

Nel secondo vano, anche questo interamente metallico, di forma triangolare si prolungava la grande vetrata che illuminava il locale, mostrava la stessa landa desolata antartica. Al centro della sala metallica c'erano 6 cilindri enormi, alti sino al soffitto, larghi almeno un metro e mezzo e pieni di un liquido vagamente verdastro. Dentro c'erano alghe, pesci, crostacei, e sembravano normali animali terrestri. Erano acquari altamente ossigenati, per la produzione di cibo: quest'idea mi piovve nella mente all'improvviso, vi giuro che mi parve coerente a dare un senso a quanto osservavo.

Presi un'ascensore metallico che probabilmente scese sottoterra: il vano era piuttosto angusto e preferii sedermi in terra, ero accompagnato da un alieno molto silenzioso, era quasi identico a Ticky, ma io sapevo che non poteva essere Ticky, perchè Ticky é solitamente estroverso e molto loquace.

Il "transfer rate" di pensieri e parole nella cultura di quello che io definivo la cultura aliena, era almeno il quadruplo, del "transfer rate verbale e non verbale" usato invece da un essere umano. I discorsi alieni, non erano mai lunghi e prolissi, perché erano sempre cortissimi sia a causa dell'elevato "transfer rate di dati", sia per la compattezza concettuale di idee e pensieri, sia per una maggiore efficienza degli schemi mentali, quindi a differenza di quanto facevano sempre gli esseri umani nella comunicazione verbale, gli alieni non ridondavano la propria comunicazione. Per ridondanza, io intendo l'abitudine verbale a ripetere due volte lo stesso concetto, con altre parole od usare una metafora per esprimere in altro modo, lo stesso concetto. Inoltre gli esseri umani, usavano anche la comunicazione "non verbale" ossia gesti, espressione del volto, postura del corpo, odori, vestiti, rituali ecc... mentre tutto questo era sconosciuto nella cultura aliena. Gli alieni, erano soliti restare immobili tanto da apparire inespressivi, la comunicazione "non verbale" era inefficiente e quindi superflua, le riflessioni transitavano verbalmente in pochissimi suoni, mentre i pensieri complessi e le emozioni erano condivisi su protocolli telepatici.

Quest'idea mi piovve nella mente all'improvviso, vi giuro che mi parve coerente alla storia che vi sto raccontando.

La comunicazione aliena era sempre "molto asciutta" ed efficiente, mai ridondante, se questo dipendesse da alta tecnologia impiantata negli alieni, oppure se le doti telepatiche fossero innate capacità naturali, questo io non so dirlo. 

Comunque, uscendo dall'ascensore entrai in una caverna, era alta almeno 3 metri, pareva scavata nella roccia, ai lati delle rocce c'erano due file di tubi rossastri che emettevano calore ossia una luce infrarossa e scaldavano tutto l'ambiente, mentre sul soffitto c'erano varie lampade che emettevano una luce bianchissima ma fredda. In mezzo alla grande sala c'era un enorme tavolo di pietra, scavato in negativo nella roccia e sopra c'erano moltissimi artefatti umani, che erano stati raccolti nel tempo dagli alieni, come campioni da studiare. Amigdale e schegge di selce, piatti e contenitori di terracotta o ceramica, spade e scudi ed elmi di ferro d'epoca greca. Anfore romane, capitelli romani o greci, artefatti di vetro colorato che erano molto grezzi come fattura. Cerbottane di bambù, zagaglie di rame, e qualche arma da fuoco. C'era una pistola dei pirati ad avancarica, un moschetto ad avancarica, una carabina a retrocarica, un revolver Colt Navy ed una Colt 45 automatica. Gli alieni studiavano l'umanità da tempo immemore, classificavano le tribù umane a seconda della capacità di produrre artefatti complessi: dall'epoca della pietra, all'epoca dei manufatti di legno, di metallo, di vetro, ed infine all'invenzione delle armi da fuoco a canna liscia o rigata, avancarica o retrocarica, colpo singolo oppure a ripetizione. Quindi la capacità di costruire aerei ad elica e poi a reazione. quindi missilistica che comunque, con i motori a propulsione chimica, non avrebbero portato l'umanità da nessuna parte, perchè anche solo i pianeti nel sistema solare, erano molto lontani per i motori a propulsione chimica!

C'era poi un grosso libro, grande quanto un atlante geografico, con scrittura completamente sconosciuta, lo sfogliai e mi parve a tutti gli effetti un classico libro, con carta patinata, c'erano tante immagini, la differenza con i libri normali era che premendo con i polpastrelli sulle immagini, le foto non erano stampante ma si comportavano esattamente come un faceva un tablet, ed era possibile scorrere una lunga carrellata di altre foto. Era probabilmente un tablet che appariva nella forma tradizionale di un libro cartaceo, dato che le pagine si voltavano come un normale libro. ma l'oggetto era multimediale ed interattivo come un computer.

Erano luci aliene, quelle che Colombo disse d'avvistare nella notte ne 1492, durante il viaggio verso Ovest. C'era la foto delle due caravelle spagnole, che viaggiavano nella notte e che io ho cercato di riprodurre, come mi ricordo d'averle viste, nella foto dell'Enciclopedia Aliena.

<< Intervista ad Uriel -ESTOTE PARATI-

>> Metodologie di riproduzione aliene (sui nostri vicini extra-terrestri più prossimi)


p.s.
Se dopo la lettura, di questo spiegone di fantascienza ;-) vi fosse germinato il sospetto, che degli alieni stiano davvero sponsorizzando gratuitamente il mio blog di SciFi ;-D allora... il mio raccontino avrà raggiunto il suo obiettivo!