lunedì 27 dicembre 2021

La Macchina del Tempo, tra Fantasia e Realtà (parte 3 di 5)

In questa bloggata multimediale, s'affronteranno "viaggi nel tempo" in cui suoni ed immagini (veri o presunti) si mescoleranno assieme, per offrire una serie di suggestioni tra Realtà e Fantascienza, dove da un nuon luogo per l'eccellenza, sarà possibile accedere a spezzoni di spaziotempo molto affascinanti, per sbirciar com'era la realtà del passato!

Un viaggio indietro nel tempo, nelle strade di Stoccolma nel 1913

Un viaggio indietro nel tempo, nelle strade di Tokto nel 1913-1915

Un viaggio indietro nel tempo, la WWI ripresa dal vivo!

Un viaggio indietro nel tempo, nelle strade di Amsterdam nel 1922

Un viaggio indietro nel tempo, nelle strade di Amburgo nel 1928




domenica 26 dicembre 2021

Veterano di guerra - Philip K. Dick If Worlds of Science Fiction di Marzo 1955 parte 2

 << Veterano di guerra - parte 1

[...] David Hunger era seduto su una panchina nel giardino interno dell'ospedale, si godeva il caldo del Sole, in una bella giornata di privamerva, il tenente West gli si avvicinò e si qualificò come Tenente Patterson, mentendo spudoratamente sul suo nome.

Il giovane tenente chiese come David Hunger si fosse guadagnato il Disco di Cristallo di prima classe, questa domanda conquistò subito tutto l'interesse e la stima del vecchio David Hunger, il quale iniziò a narrare come un fiume in piena, i suoi ricordi, mentre il tenente West ascoltava in silenzio, attento e concentrato, registrando anche la conversazione con un piccolo dispositivo digitale.

David Hunger segnò sul foglio che il giovane militare gli porse, le manovre e le azioni tattiche, di tutte le battaglie in cui l'unità Ba-3 aveva combattuto per la Terra contro Venere e Marte, nella fascia d'asteroidi e sulla Luna. [...]

Dalla finestre dell'ufficio del primo piano, il dottor Patterson e dottor LeMarr osservavano il colloquio. 

-Chi mai scatenerebbe una guerra della Terra contro Marte e Venere, sapendo che sarà persa e che tutti sul pianeta Terra finirebbero uccisi in un'olocausto?!- chiese il dottor Patterson

-Probabilmente nessuno - rispose il dottor LeMarr - Ma c'è anche il fatto che, conoscendo il futuro, tramite le memorie di David Hunger, l'industriale Gannett potrebbe concedere l'indipendenza a Marte e Venere. Oppure Gannett potrebbe meditare di cambiare il futuro

Forse il futuro potrebbe essere davvero cambiato con le informazioni del vecchio David Hunger, talché la Terra potrebbe anche vincere e non perdere la guerra, sempre che Gannett riesca a tracciare correttamente la flotta di Marte e Venere nel transito verso la Terra, nella fascia di asteroidi. 

Ma potrebbe anche darsi, che la falsa sicurezza di conoscere il futuro, incluse le strategie di Marte e Venere, potrebbe indurre l'industriale Gannett a scatenare una guerra della Terra contro Marte. Una guerra che nonostante le informazioni del vecchio David Hunger, potrebbe comunque finire male per la Terra. Proprio perché Marte e Venere dopo le prime battaglie perse, potrebbero cambiare strategia di guerra e finire comunque per vincere la guerra contro la Terra, perché non é noto quanti Missili-C vi siano dislocati su Venere e Marte. 

Quindi, la Terra potrebbe perdere nello stesso modo od in tutt'altro modo la guerra, rispetto a quello narrato dal vecchio David Hunger, il quale proviene solo da uno dei molti possibili futuri-

-Cazzo!- disse il dottor Patterson - a tutto questo non avevo mai pensato!-

I due dottori rimasero in silenzio dietro il vetro della finestra, ad osservare in silenzio, la lunga conversazione tra il vecchio David Hunger ed il tenente West. [...]

____________

[...] Giunsero solo in tarda serata al dottor Patterson, gli ultimi esami che i robot avevano fatto al vecchio David Hunger, il dottore lesse i documenti e ne rimase sorpreso, poi rivolgendosi al dottor LeMarr disse -Leggi un po' questo!-

La materia organica di cui era composto il vecchio David Hunger si stava deteriorando rapidamente sulla Terra: Sole, aria, acqua stavano smontando le cellule del vecchio David Hunger, il cui DNA era stato prodotto per biosintesi e non era un DNA umano naturale, perché il DNA interamente sequenziato del vecchio David Hunger era molto più corto ed essenziale di quanto lungo e complesso fosse il DNA umano. La procedura di campionamento del DNA estratta per la validazione dell'identità era stato elusa dal particolare DNA sintetico del vecchio David Hunger.

-Santo cielo!, il vecchio David Hunger è un essere sintetico?!- disse il dottor LeMarr guardando sorpreso il dottor Patterson.

-Sì, il suo DNA é molto più corto di un essere umano terrestre, tuttavia il DNA del vecchio David Hunger contiene tutti i geni che sono usati nella procedura d'identificazione, ecco perché la marcatura dei geni é stata elusa, sviando la procedura di riconoscimento automatico. Solo con un sequenziamento dell'intero DNA del vecchio David Hunger, ci siamo potuti accorgere che il suo DNA é un prodotto di sintesi ed é un DNA più corto di quello di un terrestre!- disse il dottor Patterson

-Abbiamo un problema!- disse il dottor LeMarr -1-Il giovane David Hunger é umano?! oppure 2-é un essere sintetico anche lui?! oppure 3-quelli di Marte e Venere sono riusciti a violare la sicurezza degli archivi militari, estraendo svariati dati tra cui casualmente anche quelli del giovane David Hunger che s'era appena arruolato da 2 anni?! Oppure, 4-il giovane David Hunger é anche lui una sorta di replicante, 5-forse il giovane David Hunger non é un essere umano ma un'arma dei militari, che lo usano in missioni rischiose assieme ai robot, perché sarebbe più utile produrre soldati piuttosto che arruolarli per compiti ad altissimo rischio?!- chiese il dottor LeMarr

-Santo Cielo!, quelli di Marte e Venere ci hanno giocati in ogni modo- disse il dottor Patterson - I casi sono tre: A-i due David Hunger potrebbero essere spie di Venere e Marte, oppure B-il giovane David Hunger potrebbe essere un'arma segreta dei militari i cui segreti sono stati trafugati da Marte e Venere?! Oppure C-il giovane David Hunger potrebbe essere realmente un essere umano, ma il suo DNA é stato trafugato in una violazione dei sistemi di sicurezza perpetrata da quelli di Marte e Venere e loro hanno usato solo in parte del DNA del giovane David Hunger per produrre la falsa identità del vecchio David Hunger e raccontarci palle sulle strategie di guerra?!- [...]

Suonò all'improvviso l'allarme dell'Ospedale, c'era stato un incidente oppure un incendio o qualcosa di peggio. 

Il dottor Patterson corse alla reception per informarsi, il dottor LeMarr corse nel parcheggio, perché aveva visto V-Stephen che camminava con passo marziale nell'area del parcheggio. [...]

_____________

-Che cosa ci fa quì?!- chiese il dottor LeMarr, che correndo aveva raggiunto l'uomo.

-Il mio dovere- rispose V-Stephen.

-Il tenente West é già andato via dall'ospedale in tarda mattinata, ha detto che doveva riferire direttamente a Gannett. A quanto pare nemmeno Gannett vuole la guerra contro Marte e Venere, ma forse Marte e Venere non la pensano allo stesso modo, a giudicare dalle memorie del vecchio David Hunger. David Hunger il vecchio dice che c'è una flotta marziana e venusiana che si sta approssimando alla Terra e passerà dalla fascia di asteroidi. Anche io sono un venusiano, ma io non voglio la guerra con la Terra!. V-Stephen mi dica cosa succede?! La Terra sarà davvero attaccata da Marte e Venere ed il genere umano s'estinguerà?!- chiese LeMarr

-Io sono del contro spionaggio, e le posso dire di star tranquillo, nemmeno Marte e Venere vogliono una guerra contro la Terra- rispose V-Stephen sorridendo

-Allora, lei che cosa ci fà quì?!- chiese il dottor LeMarr - Perché ha lasciato il comando di difesa interforze sulla Luna, per correre quì in tutta fretta, se lei aveva già mandato il tenente West ad investigare?!-

-No Comment! mi dispiace non posso discuterne - rispose V-Stephen che nel frattempo aprì lo sportello della propria auto.

-Cazzo!, Ha forse eliminato il vecchio David Hunger?! Noi sappiamo che il vecchio David Hunger é un prodotto di sintesi, non é un essere umano e non é stato pensato per la Terra, le sue cellule si stanno disgregando sotto il Sole e l'aria della Terra. Il DNA del vecchio David Hunger é più corto di quello di un essere umano, ma ha tutti i geni per eludere i marcatori genetici del processo d'identificazione automatica. Il vecchio David Hunger non può essere stato fabbricato dai terrestri!, le sue cellule si disgregano sotto il Sole e l'aria della Terra. Forse, lo hanno fatto i venusiani oppure quelli di Marte?!- chiese il dottor LeMarr

-Non ha importanza chi ha fabbricato il vecchio David Hunger- sorrise V-Stephen che poi aggiunse - E' più importante quello che ha fatto: ha spaventato a morte Gannett, adesso nemmeno lui vuole una guerra contro Marte e Venere- disse V-Stephen mentre salì in auto.

Corse nel parcheggio il dottor Patterson che raggiunse l'auto che era ferma nel parcheggio, sul sedile di guida e con il finestrino abbassato c'era V-Stephen, poco distante da lui in piedi davanti allo sportello, c'era il dottor LeMarr.

-Hanno disintegrato il vecchio David Hunger!- disse tutto d'un fiato il dottor Patterson che ponsava per la corsa che aveva fatto dalla reception al parcheggio, temendo per la vita del dottor LeMarr. 

Il dottor Patterson si chinò appoggiando le mani sui ginocchi per riprendere fiato, poi disse - Anche se il vecchio David Hunger é stato disintegrato, noi potremo continuare le analisi su quello che ne rimane, possiamo scoprire le metodologie di sintesi che sono state usate per produrre il DNA del vecchio David Hunger. Inoltre, potremo sequenziare per intero tutto il DNA del giovane David Hunger, per vedere se é un essere umano oppure se é un replicante!- disse il dottor Patterson.

-Esatto!- commentò il dottor LeMarr mentre annuì, poi rivolgendosi a V-Stephen disse - Ma il giovane David Hunger é un essere umano?!, oppure anche lui é un replicante ed é stato fabbricato?! E se é un replicante chi lo ha fabbricato, noi oppure i marziani o venusiani?!-

V-Stephen sorrise, si gingillò in silenzio con le chiavi dell'auto, poi infilò le chiavi nel cruscotto ma non accese il motore.

V-Stephen disse - No comment, non sono autorizzato a discutere di niente. Quello che posso solo dire, é che Venere e Marte non vogliono la guerra con la Terra, chiedono solo la loro indipendenza. Gannett del direttorio stava trascinando la Terra in una guerra interplanetaria per banali ragioni di profitto personale, questa cosa non piaceva a nessuno, ma Gannett é un membro del direttorio e non poteva essere estromesso. Però poteva essere persuaso, inducendogli delle posizioni più morbide. Il progetto di sintesi sul vecchio David Hunger é riuscito a far cambiare idea a Gannett, perché tutto il resto del contesto é stato molto credibile. La realtà é che non ci sarà nessuna guerra - disse V-Stephen che nel frattempo accese il motore dell'auto, poi l'uomo concluse il suo discorso dicendo - Nessuno sulla Terra, avrà da ridire se nasceranno figli verdi di origini marziane, oppure bipedi all'indice segno evidente di una origine venusiana, per altro Marziani e Venusiani hanno una comune origine umana, i loro antenati provengono dalla Terra. Gannett s'adatterà spuntando un nuovo accordo commerciale con Marte e Venere, e tutti vivranno felici e content! -

V-Stephen salutò in modo marziale i due dottori, poi l'auto si mosse rapida, lasciando il parcheggio dell'ospedale.




La matematica nel mondo contemporaneo - prof. Angelo Vulpiani (parte 2)

 





giovedì 9 dicembre 2021

Veterano di guerra - Philip K. Dick If Worlds of Science Fiction di Marzo 1955 parte 1

 Il vecchio era seduto sulla panchina, in una bella giornata di Sole calda, l'uomo in silenzio guardava passeggiare le persone al parco.

Il parco pubblico era pulito e ben tenuto, vari robot giardinieri e spazzini, gironzolavano silenziosi, diligenti e meticolosi sistemavano in modo pignolo, ogni cosa, senza dare nell'occhio. I bambini urlavano e giocavano per il parco, mentre le giovani coppie erano sedute sulle panchine,tenendosi per mano e godendosi la bella giornata di Sole.

Gruppetti di giovani militari in divisa, gironzolavano per il parco, guardando con ammirazione, le ragazze mezze svestite che erano sdraiate nel parco, e prendevano il Sole mezze nude. Poco distante dal parco pubblico, un traffico rumoroso di clacson, camion, pullman, auto, taxi, scivolava lento nelle code ai semafori, tra flussi di pedoni che attraversavano le strisce pedonali, al ritmo scandito dai semafori.

L'uomo si schiarì la gola, poi scatarrò in terra del muco giallastro, il Sole era troppo giallo e troppo caldo, l'uomo non c'era abituato. Il vecchio alzò la testa mezza calva e spettinata, con pochi capelli grigi, con il viso rugoso, l'uomo guardò il Sole, poi il vecchio scosse la testa senza dir niente. L'occhio di vetro sinistro non percepì nessuna luce, mentre l'occhio destro dell'uomo si chiuse per la troppa luce solare. L'uomo si alzò si tolse il maglione di lana e l'appoggiò sulla panchina, poi tornò a sedersi, spostando lo sguardo sull'erba verde e rigogliosa piena di fiori, su cui giocavano un rumoroso gruppo di bambini.

Un gruppetto di militari, si mise a sedere sulla panchina di fronte al vecchio, poi iniziarono a spacchettare dei sandwich multistrato che s'erano portati. Il vecchio per la prima volta quel pomeriggio, osservando quei giovani militari, fu invaso da ricordi, e si sentì di nuovo vivo, come era stato un tempo.

-Buon giorno!, bel pomeriggio!- disse il vecchio rivolgendosi ai tre militari.

-Si!- risposero sorridendo i tre, che intanto ciascuno a modo proprio, stava dando l'assalto al proprio grosso panino farcito multistrato.

-Stanno facendo davvero un buon lavoro!- disse il vecchio, riferendosi all'ottimo lavoro che i robot avevano fatto, avendo ripulito velocemente ed in silenzio tutto il vialetto dagli oggetti gettati a terra, quanto dal lavoro svolto dai robot giardinieri sulle aiole e nei fiori.

Nessuno dei militari rispose, erano tutti concentrati sui propri panini e sulle tazze di caffè nero bollente, che s'erano cavati dai termos che s'erano portati nelle proprie sporte.

-Quando ero giovane, ero arruolato nelle squadre di demolizione Ba-3- disse il vecchio - voi in quale reparto servite?!-

-Siamo dei piloti di razzi- rispose uno con la bocca piena, salvo poi voltarsi assieme agli altri due, a guardare tre ragazze in bichini, che s'erano accorte della presenza dei tre baldi giovani.

Il vecchio tirò fuori dalla giacca, un piccola pezza di tessuto, poi la mostrò ai tre militari dicendo - Questa l'ho vinta nel'87 molto prima di voi-

Due dei tre soldati erano girati, parlavano sotto voce, fissavano le ragazze ed ignoravano il vecchio. 

Uno dei soldati, si voltò per dare un grosso morso al proprio panino e vide la medaglia del vecchio, che sventolava al vento tra i diti del vecchio a due metri da lui. Il giovane militare rimase a bocca aperta e disse -Ehi!, ma quella é un Disco di Cristallo di prima classe, nonno!, dove hai preso quella medaglia?!-

Il vecchio sorrise e ripose orgoglioso la medaglia nella piccola pezza di tessuto, poi disse - Voi ragazzi ricorderete, quando c'era Nathan West, io servii sotto il suo comando, nella mia unità di demolizione nell'operazione Vento Gigante, poco prima dell'inizio del grande salto-

Il militare aveva dato un paio di gomitate ai propri commilitoni, quel Disco di Cristallo di Prima Classe aveva catalizzato tutta l'attenzione dei tre militari, più delle tre donzelle che stavano rivestendosi ed iniziando a raccogliere le proprie cose.

Uno dei tre militari disse - Ci dispiace, non lo ricordiamo. Noi siamo arruolati solo da pochi anni, questa cosa deve essere accaduta molto tempo prima del nostro arruolamento-

-Certo!, almeno 60 anni fà o più- disse il vecchio che poi aggiunse - Ma almeno, dovreste aver sentito dell'operazione del Maggiore Pelati, che portò la nostra flotta dentro un campo di asteroidi, scaricò le squadre di demolizione, le quali tennero il campo di asteroidi, sino a quando non ce le suonarono di brutto!-

-Mi dispiace nonno!, sarà per un'altra volta- disse uno dei militari, i tre soldati avevano rapidamente riposto i propri panini, e s'alzarono per andare a socializzare con le tre ragazze, le quali con gli occhi dolci, mentre riponevano le proprie cose, avevano riconquistato l'attenzione dei giovanotti.

Il vecchio irritato ed indispettito si silenziò, chiudendosi in una smorfia di rabbia. Nessuno si curava delle memorie di un vecchio mezzo cieco, mezzo pelato, e nessuno voleva sapere la sua storia e le strategie a cui il vecchio era stato testimone. Nessuno sembrava ricordarsi della guerra che il vecchio citava, posti e luoghi sconosciuti, che però ancora bruciavano nella memoria del vecchio, con ricordi vivissimi e sofferti, di cui però a nessuno sembrava interessar niente.

_______

Vachel Patterson fermò l'auto di colpo, poi disse -Prendetevela comoda, dovremo star fermi quì per un po'-.

C'era un grosso corteo di manifestanti con enormi cartelli: Basta dialoghi di pace!. Negoziare é da traditori, fateglielo vedere!, la forza della Terra é la miglior garanzia di Pace!.

Il dottor Edwin LeMarr sedeva sul sedile posteriore della sua auto, sfogliava sul pad il giornale -Perché ci siamo fermati?!- chiese Edwin, che sollevò gli occhi dal tablet.

Evelyn Cutter rispose - Niente!, é solo un'altro corteo! sono sempre i soliti manifestanti- la donna poi s'accese una sigaretta.

Dimostranti giovani, vecchi, donne, bambini, per lo più ragazzi usciti dalle scuole, che nel corteo mostravano cartelloni, cantavano ed urlavano, battevano tamburi e suonavano trombe e canti e slogan, in modo caotico, camminando di passo lento in mezzo alla strada in quel bel pomeriggio. Tutti i manifestanti erano nervosi, con volti cupi e mascelle contratte, mentre alcuni poliziotti nelle loro uniformi blu avevano bloccato il traffico, i poliziotti guardavano impassibili sfilare il corteo per le strade. [...]

-Il problema é che loro come noi, crediamo a quello che ci dicono - disse il dottore LeMarr - Ma loro sono creduloni, ed il direttorato ha mentito-. Il dottor LeMarr puntò lo sguardo ad un gigantesco striscione 3D, che stava passando per strada. Era il volto in forma gigantografica di un uomo cinquant'enne, capelli grigi, ben vestito e ben pettinato. Occhi azzurri, sbarbato, uno sguardo da dignitario altolocato.

-E' Francis Gannett, sembra una persona così gentile, intelligente, altolocata, come può aver a che fare con questa gentaglia?!- chiese Evelyn.

-Gannett é il magnate delle Transplan Industries, controlla tutto il commercio da e per le colonie e la Terra. Se Marte avrà la sua indipendenza, la Transplan perderà parte del suo monopolio ed il suo business si contrarrà, perché ci sarà più competizione. Il comitato di Gannett finanzia questi manifestanti violenti, ma sono solo una piccola minoranza, loro non rappresentano la maggioranza degli esseri umani sulla Terra- disse il dottor LeMarr.

I manifestanti all'improvviso diedero l'assalto ad un supermecato, spaccarono vetrine, entrarono rapidamente dentro urlando, saccheggiandolo. Alcuni passanti sull'altro lato del marciapiede si fermarono a guardare incuriositi, alcuni risero, ma la maggioranza dei passanti aveva volti spaventati, ed accelerarono il passo, per togliersi quanto prima dall'impaccio di essere nelle vicinanze di una manifestazione a cui non avevano partecipato e che era svoltata in una piccola rivolta.

Quando i rivoltosi entrarono nel supermarket, le due ragazze venusiane addette alle vendite riuscirono a fuggire, spaventate e disorientate, erano mal viste dalla folla, che le osservava con sguardi poco rassicuranti. [...]

-Patterson!, presto!, fai qualcosa per avvicinarti alle due ragazze venusiane, aiutiamole! altrimenti finiranno nei guai!- disse con tono energetico il dottor LeMarr.

Patterson spinse rapido l'auto nel varco che s'era creato nella folla, ci si immerse totalmente, i manifestanti non diedero molta importanza alla cosa, pensarono che l'auto facesse parte del corteo, il dottor LeMarr aprì la portiera e fece cenno alle due ragazze venusiane di salire. Le due giovani spaventate, salirono subito in auto, perché restare nel corteo poteva essere pericoloso, dato che le persone iniziavano a spintonarle, per tenerle lontano.

L'auto del dottor LeMarr poi s'allontanò lentamente dal corteo, sottraendosi alla folla ed ai rivoltosi, che non smettevano di saccheggiare il supermarket. [...]

Le due ragazze venusiane avranno avuto non più di 17 anni, capelli neri, ad una già mancava una scarpa, erano spaventate ed il loro volto era già rigato da lacrime.

-Siamo amici!- disse il dottor LeMarr - sono un neourologo dell'ospedale cittadino, il guidatore dottor Patterson é uno specialista del cancro e Miss Cutter é dell'amministrazione dell'ospedale. Anche io sono venusiano- l'uomo si tolse una scarpa ed il calzino, mostrando il piede bipede all'indice del piede.

-Ma che cosa sta succedendo?!- chiesero le due ragazze.

-E' una brutta storia- disse Miss Cutter.

Patterson mentre guidava disse - Nessun venusiano é al sicuro sulla Terra. E' meglio che tornate a casa vostra su Venere e che ci restiate, sino a quando le acque non si saranno calmate, quì sulla Terra-

-Siamo davvero a questo punto?!- chiesero le ragazze. [...]

-Beh! io non la penso così, insomma non siamo a questo punto!- rispose Miss Cutter che porse una sigaretta alle due ragazze.

-Siamo tutti esseri umani, anche i venusiani sono umani, i loro progenitori erano terrestri migrati dalla Terra su Venere.- disse il dottor LeMarr.

L'auto di Patterson sgusciò via nel traffico, raggiungendo l'ospedale, le due ragazze venusiane rimasero in auto in silenzio, spaventate a fumare una sigaretta, pensando a cosa sarebbe stato meglio per loro fare, per togliersi da tutti gli impicci senza rischi, che avrebbero potuto avere in futuro.

_____

Il dottor LaMarr era di servizio all'ospedale cittadino, il suo tempo per lo più era speso a curare i veterani di guerra, finanziato dal programma federale. Patterson teneva in mano un pad e lo mostrò al dottor LaMarr dicendo -E' meglio se dai un'occhiata di persona a questo caso, é davvero insolito!. C'è un veterano di guerra al pronto soccorso, la sua tessera sanitaria é originale ed é stata validata dal sistema, ma ha un numero di serie che ancora non é stato ancora emesso!-.

Il dottor LeMarr guardò al computer di Miss Cutter, la tessera sanitaria del veterano era valida, la firma digitale era valida quanto il certificato di criptografia, ma il numero progressivo e la data di emissione della tessera erano date future. Miss Cutter aveva gli occhi sbarrati e grandi come due palle da bowling, la bocca spalancata come pesce, in tutta la sua vita non le era mai capitato una cosa del genere!.[...]  Il dottor LeMarr si grattò la testa, storse la bocca, poi si recò nella stanza 301.

David Hunger, il vecchio era stato portato all'ospedale perché s'era preso un pugno in faccia da una donna. Quando era passato il corteo contro i Venusiani e Marziani, David Hunger s'era agitato contro il corteo, per fermare questi pazzi che volevano far la guerra contro le colonie di Marte e Venere. Una donna lo aveva spintonato e ed il vecchio era caduto in terra. L'ambulanza lo aveva portato all'ospedale per un accertamento medico, il vecchio attendeva un medico nella stanza 301, mentre un robot assistente stava facendo la scansione di routine, sul vecchio.

Entrarono nella stanza il dottor LeMarr e miss Cutter, si prensentarono al vecchio, poi Miss Cutter disse -Signor David Hunger, la sua tessera sanitaria é stata certificata come veterano di guerra: il documento é valido. Quanti anni ha signor Hunger?! Quando é nato?!-

-Sono nato nel 2154, da quando avevo 16 anni mi sono arruolato, ed ho lavorato e combattuto per la Terra, per tutta la mia vita. Ho sempre sevito nell'unità Ba-3 per tutta la durata della ferma- disse il vecchio.

-Quanti anni é durata la ferma militare?!- chiese il dottor LeMarr.

-50 anni, sono stato congedato a 66 anni, ho avuto un pezzo di terra e la mia pensione e la tessera sanitaria, ma poi mi richiamarono in servizio- disse il vecchio.

-La richiamarono in servizio?!- chiese il dottor LeMarr.

-Certo!, io poi fui anche ferito, e c'ho perso un'occhio nella battaglia con l'unità Ba-3. Tutti sanno cosa abbiamo fatto!. Voi sarete stati dei bambini all'epoca, ma noi veterani fummo tutti richiamati e riuscimmo a bloccare l'assalto nemico, proprio là, nella cintura di asteroidi- disse il vecchio, che aprì il taschino, scartò dalla piccola pezza di tessuto la medaglia, mostrando orgoglioso il Disco di Cristallo di prima classe.

-Finii ferito, per ustioni e ci persi l'occhio sinistro, quando l'ammiraglia di Nathan West saltò per aria. Io rimasi in ospedale militare da capo sulla Luna per un paio d'anni, perché sulla Terra le difese terrestri erano collassate, loro l'avevano spaccate in due. Non c'era più nulla: città distrutte e fumanti, ceneri e morti da tutte le parti, a causa dei Missili C che loro avevano lanciato.- Il vecchio ripose con orgoglio la medaglia nella pezza di stoffa e la rimise nel taschino.

Miss Cutter era bianca come una morta, il dottor LeMarr era ammutolito, riuscì a dire solo - la stiamo ascoltando, prego vada avanti!-

-Loro s'accorsero che c'erano ancora terrestri sulla Luna, ci tirarono contro dei Missili C, ma noi ci rifugiammo dentro il cratere Copernico. Loro poi sbarcarono in massa sulla Luna per finire le ultime resistenze terrestri. Mi dispiace dirlo, ma le prendemmo, non ci fu modo di contenerli, scappammo su Urano, dove aiutai a costruire la colonia 3-4-9-5 adesso c'é una colonia lassù di 50 esseri umani: bambini, uomini e donne, forse gli unici rimasti nel sistema solare.- disse il vecchio.

-Come ha lasciato la colonia 3-4-9-5?!- chiese il dottor LeMarr.

-Ero in missione di pattugliamento, fui attaccato, il mio commilitone morì. Non c'era via di fuga, ed allora ho accelerato con l'astronave, per provare a nascondermi sulle rovine della Terra- disse il vecchio.

-Signor Hunger, la teniamo in osservazione per qualche giorno. Può restare nella sua stanza, la 301, oppure può andare a mensa oppure andare nel giardino. Non può lasciare l'ospedale, perché dobbiamo ancora farle alcuni accertamenti medici, per assicurarsi che non abbia avuto lesioni interne nella caduta- disse il dottor LeMatter.

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Il dottor Patterson aveva assistito da remoto, dal video del computer, alla chiaccherata fatta dai due medici con David Hunger, il dottor Patterson s'attacco immediatamente alla videochiamata con il quartier generale del comando interforze sulla Luna. David Hunger parlava di guerre del futuro, il suo certificato di nascita che era inscritto nella tessera sanitaria portava la data del 2154, il certificato era genuino ma con data futura. Oggi David Hunger avrebbe avuto 18 anni, e non poteva essere un vecchio decrepito, inoltre a suo dire Hunger avrebbe combattuto una guerra del 2169. Una guerra del futuro, che ancora non era esplosa sulla Terra!.

Rispose l'ufficile V-Stephen, il dottor Patterson disse -Le ho inviato tutti i dati e le certificazioni sanitarie della tessera. Non é stata ancora emessa dal dipartimento, ma la certificazione é valida.  L'uomo ha anche una medaglia al valore. L'uomo parla di una guerra futura, che non inizierà prima di 2 anni da oggi. La Terra contro Marte e Venere, le due colonie distruggeranno la Terra e cancelleranno la vita sulla Terra, estinguendo il genere umano. L'uomo parla di una sorta di colonia di plastica, con pochi esseri umani su Nettuno. L'uomo non ha idea di come sia arrivato sulla Terra, indietro nel passato. Parla di un'esplosione, la sua astronave era stata attaccata. Tutti i dettagli glieli ho mandato per allegato, in posta elettronica.-

V-Stephen spostò lo sguardo altrove, rimanendo collegato con il dottor Patterson, dopo un paio di minuti, V-Stephen disse -Vi mando il tenente West, ad investigare sul caso- [...]

________

Dopo un giorno, arrivò veloce come un fulmine nell'ospedale il tenente West: il giovane era bianco come un morto, mascella contratta, occhi sbarrati, disse che le certificazioni quanto i numeri di tessera di Hunger erano corretti. Il numero progressivo della tessera sanitaria non era ancora stato emesso, ma la certificazione era corretta, inoltre esisteva all'anagrafe un David Hunger, al momento era ancora arruolato e non poteva avere l'età che il David Hunger dichiarava. 

Il riconoscimento facciale dell'I.A. quanto le impronte digitali e gli esami del DNA, confermavano che il vecchio David Hunger era il giovane David Hunger che al momento era arruolato nelle forze militari. 

C'erano due David Hunger: uno era vecchio e parlava di guerre future, i suoi discorsi di guerre e battaglie che nessun documento di storia militare ricordava, a giudicare dalle crisi politico-militari che erano in corso tra Terra e Marte e Venere, probabilmente avrebbero potuto aver a che fare con la guerra, che era attesa che scoppiasse tra Terra contro Marte e Venere. 

Sì!, le colonie avevano costruito dei missili C, ma il loro numero valutato dall'Intel militare era esiguo e non preoccupavano le difese terrestri. Tuttavia le narrazioni del vecchio David Hunger, smentivano questo fatto, e forse le valutazioni di intelligence sul numero degli effettivi missili C in dotazione di Marte e Venere, avrebbe potuto anche essere stato errato, perché alcuni satelliti terrestri erano stati abbattuti proprio dai coloni di Marte e Venere. 

Esisteva un secondo David Hunger, attualmente era vivo, David Hunger arruolato da 2 anni, aveva poco più 18 anni d'età, il giovane David Hunger era in servizio di ferma effettiva a 50 anni, attualmente il giovane David Hunger era un guastatore dell'unità Ba-3 ed era stato imbarcato con tutta la sua unità in una nave spaziale terrestre. Al momento il veicolo militare era lontano dalla Terra, l'astronave stava facendo delle esercitazioni top segret.

-Cristo Santo!- esordì il dottor Patterson che stava guardando il tablet del tenente West, con tutta la documentazione raccolta e validata nella ricerca che il militare aveva rapidamente svolto per l'alto comando lunare - Allora la Terra perderà guerra?! Che cosa ha intenzione di fare?!- chiese il dottor Patterson mentre s'asciugò il sudore dalla fronte con la manica del camice.

-Per adesso, io vorrei solamente intervistare il vecchio David Hunger- disse il giovane tenente West.

-Cazzate!, altro che intervista al vecchio David Hunger, lei tenente West deve fermare la guerra! oppure sulla Terra moriremo tutti!- esordì il dottor Patterson che porse il tablet al militare.

-Il futuro non é noto e non é scritto. Se cambiamo il futuro, facendo scelte diverse da quelle che il vecchio David Hunger racconta, allora s'apriranno per la Terra un'infinità di possibilità future diverse, dal destino che Hunger ci narra. Riferirò al mio superiore, il signor Gannett del direttorato, in giornata stessa. Ma al momento, penso sia utile farsi un'idea precisa di quale strategia potrebbero usare Marte e Venere, per attaccare la Terra- disse il tenente West. [...]

>> Veterano di guerra - parte 2



mercoledì 8 dicembre 2021

Podcasting tra Scienza e Fantascienza ed Ufologia Razionale

 Ufologia Razionale: AstroCalc il modello delle latenze UFO


Ufologia Razionale: AlienWare il modello scientifico di tecnologia aliena dei dischi volanti



venerdì 3 dicembre 2021

Asphalt 8 Airborne

E' uno dei migliori videogiochi di corsa di auto, ha una giocabilità facile ed intuitiva, la dinamica é spettacolare e cinematografica, basata sulle esperienze di vera guida simulata!


https://www.gameloft.com/it/game/asphalt-8/

martedì 30 novembre 2021

L'Essere - Richard Matheson


 Omaggio ad IF Worlds of Science Fiction -Agosto 1954 -Being- di Richard Matheson tradotto in italiano in versione PDF in Copyleft(by-nd-nc)


L'Essere - Richard Matheson by 65C02 on Scribd


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lunedì 29 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 5

 << Essere - Richard Matheson parte 4

L'entità volò intorno alla casa, in cerchio, gorgogliando e pulsando luce rossa scura, non c'era nessun cibo da mangiare questa volta.

Merv Ketter riprese i sensi, si passò la mano sulla fronte sudata, aveva un forte mal di testa ed il braccio sinistro era dolorante. I suoi occhi si muovevano nervosi a destra e sinistra, mentre strinse i denti in un grigno nervoso ed isterico. All'improvviso s'udì un forte rumore di vetri rotti, Merv Ketter alzo lo sguardo verso l'alto, poi saltò in piedi e corse all'armadietto delle sue armi da guerra.

L'entità si muoveva lentamente su e giù sopra le scale, il corpo sferico molle, umido, pulsante di una luce rossastra, si deformò lentamente per passare nelle strutture della casa, mentre i suoi tentacoli, simili a serpente, si mossero nervosamente annusando l'aria e tastando le scale, il muro, la ringhiera di legno, in bramosa ricerca di cibo.

Il respiro di Merv Ketter divenne nervoso ed agitato, l'uomo aveva riconosciuto l'odore ed i rumori che stavano venendo dalla soffitta, le scale avrebbero condotto l'entità nel centro della casa. L'entità era entrata in casa, era passata dal solaio, l'essere stava scendendo le scale, emetteva un sibilo fischiante, simile a quello dei serpenti. [...]

Mer Ketter prese tutte le sue armi da guerra che erano riposte nello stipetto di metallo,l'uomo guardò per un attimo la foto di sua moglie Elsie, la mente di Merv era libera, la sua volontà era lucida e piena e decisa, l'influenza maligna dell'essere era svanito.

Merv Ketter s'avventò furioso ed urlante, contro l'entità.

Merv Ketter scaricò tutto il caricatore della sua pistola Luger contro l'essere, poi l'uomo lanciò contro l'essere l'arma di metallo scarica, quindi Merv Ketter imbracciò rapido il suo fucile Mauser e sparò velocissimo tutti i colpi che aveva nel caricatore, mosse deciso e sicuro l'otturatore del fucile, come solo lui sapeva fare. Ogni singolo maledetto colpo andò a segno, nel grosso bulbo rossastro pulsante, da cui uscirono liquidi puzzolenti, proteine ed amidi.

Poi Merv Ketter s'avventò urlante contro l'essere, affondò il proprio fucile Mauser con la baionetta innestata contro nell'essere: l'arma da guerra rimase conficcata dentro l'essere molliccicoso, rosso e pulsante, da cui uscì copioso dell'altro maledetto liquido puzzolente. 

Merv Ketter si spostò rapido di lato, evitò il getto putrido e molliccicoso, che era stato sputato dell'animale.

Merv Ketter prese con la mano sinistra da dietro le proprie spalle il panzerfaust e l'attivò, tirando la cordicella con la mano destra. Poi sempre con la mano destra Merv Ketter prese la granata che aveva nel taschino, l'uomo tirò la sicura di metallo con i denti e s'avventò sull'essere urlando.

-Stupida bestia! adesso t'ucciderò!

Il corpo dell'entità esplose, spappolandosi in vari pezzi, mentre un torrente di protoplasma fetido, si proiettò a 360 gradi, ovunque nelle scale e nella casa. Quello che rimase dell'essere alieno, cadde rovinosamente in terra, con un tonfo sordo e molliccio.

Ci fu silenzio nella stanza, l'atmosfera stava divorando l'interno delle molecole dell'entità, i glutini celllulari non riuscivano a cicatrizzare niente. 

L'entità era sventrata in molte parti, era ormai scoperto il nucleo interno, che era miseramente diviso in numerose parti.

I tentacoli si mossero lenti, sempre più lenti nell'aria, incespicarono e persero rapidamente forza: ormai non c'era più niente da fare.

Finalmente l'entità morì, si disperse così nell'oblio anche tutta la conoscenza che l'essere aveva introitato, nella digestione degli esseri umani che vari giorni prima aveva assimilato.




sabato 27 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 4

 << Essere - Richard Matheson parte 3

Merv Ketter girovagava in silenzio come un fantasma, al suo distributore, che era deserto e sulla statale 66 non transitava nessuno. I rumori dei passi degli stivali che sgranocchiavano sassi e polvere, erano l'unico rumore ritmato, che scandiva i pensieri di Merv Ketter.

Non posso lasciarla andare.

E se lei non fosse stata una donna, ma se lei fosse stata un'uomo?

Merv Ketter sapeva che non l'avrebbe di certo lasciato andare.

Sulla statale desolata, all'improvviso comparve un rumore, che anticipò di poco tempo, l'arrivo di un auto: era un commesso viaggiatore con il proprio veicolo, l'ignaro automobilista fece una sosta alla stazione di servizio di Ketter.

Merv Ketter controllò l'acqua del radiatore, l'olio del motore, poi fece il pieno. La mente di Merv Ketter rimuginava intorno al pensiero di salvare la vita della donna, rimpiazzandola con questo commesso viaggiatore. La targa dell'auto era dell'Arizona, lo stesso stato in cui lui abitava. Ma lui aveva catturato tutti viaggiatori che appartenevano ad altri stati, così sarebbe stato più difficile rintracciare la loro scomparsa, la Statale 66 era molto lunga e desolata e passava attraverso molti altri Stati.

Senza sapere come, Merv Ketter impugnò la sua Colt 45 e la puntò al volto del piccolo uomo, il quale atterrito ed impietrito ebbe solo il tempo di dire -Che diavolo significa?!-

_________

La notte s'alternava al giorno in modo rapido: l'atmosfera di questo pianeta era spessa e premeva contro il corpo umido e sferico dell'entità. Non c'era nutrimento nell'aria, la zona in cui era atterrato in situazione d'emergenza era arida e secca, calda di giorno e fredda di notte, il giorno e la notte erano molto rapidi a susseguirsi. 

La sua astronave aveva danni irreparabili e non poteva ripartire, l'unica cosa che poteva continuare a fare era restare in vita e procurarsi il cibo. La vegetazione era secca e dura, gli stupidi animali alati che ogni tanto volavano sopra di lui e cracchiavano, avevano la carne dura. Erano tutti penne ed ossa e poco nutrimento, sarebbe servita più energia per digerire quelle povere ossa, di quanta energia avrebbero apportato, assorbendoli. L'entità allungò un tentacolo e scacciò il volatile nero che gracchiava, infastidendolo. 

Comparve dopo un po' un secondo animale, era più piccolo, a quattro zampe, era stupido, il plasma ed il sangue dell'animale avrebbero reintegrato solo in parte, quello che stare sotto il Sole, in questo mondo ostile, l'entità doveva spendere per restare vivo.  Forse su questo ostile pianeta, l'entità non avrebbe vissuto altri centinaia di anni che avrebbe potuto vivere, se fosse stato altrove. 

Un paio di tentacoli s'avvilupparono rapidi sulla testa e corpo del coyote, ne succhiarono il sangue, l'animale guai,poi stramazzò a terra morente, finendo rinsecchito e disidratato.

________

Les udì il rumore dei passi del benzinaio, chiuse gli occhi fingendosi incosciente, Les non si ricordava bene se s'era mosso o se aveva spostato una mano o qualche gamba e se doveva riprendere la posizione che aveva quando il benzinaio pazzo era uscito di casa per andar via. L'unica cosa che Les riuscì a pensare, era che doveva fingersi in stato d'incoscienza, così il benzinaio pazzo si sarebbe sentito al sicuro ed avrebbe aperto la gabbia senza troppe attenzioni, allora Les avrebbe potuto avere un'ultima possibilità. [...]

Il benzinaio non aprì la gabbia di Les ma quella ancora dopo, vi scaricò un uomo piccolo e tarchiato che era privo di sensi, poi il benzinaio se n'andò. [...]

Tra un po' sarebbe calata la sera e la sera avrebbe portato il mostro, Les mosse un braccio, palpando con le mani ogni centimetro della gabbia di acciaio, nella vana ricerca di trovare una piccola breccia da allargare o da sfruttare per poter ricavarsi una speranza di una via di fuga. L'unica cosa che riusciva a pensare, era al tramonto che sarebbe presto arrivato e con lui, il mostro che avrebbe reclamato il suo pasto. A chi sarebbe toccato questa volta?!

_________

Marian riguadagnò i sensi e la piena consapevolezza, la donna aveva smaltito la forte dose di sedativo, ma non aveva idea di quanto tempo fosse trascorso. La donna si voltò verso la finestra che era alla sua sinistra, il giorno era sul termine, il tramonto era in corso, presto sarebbe venuto l'imbrunire ed il buio, ed anche il terribile mostro. [...]

-Elsie!, sembri proprio la mia Elsie!- disse Merv Ketter che era in piedi davanti al letto, e guardava Marian.

-Cosa?! dov'é mio marito Les?!- chiese Marian con la voce impastata.

-E' Morto!, ed io lo odio!. Elsie ti amo, ti proteggerò questa volta!- disse Merv Ketter.

-No! non é vero!- disse Marian, che s'accorse che poteva muovere le gambe, se avesse voluto. Forse la donna avrebbe anche potuto alzarsi di scatto, ma per il momento, la donna decise di rimanere dov'era, restando sdraita sul letto, sotto la coperta di lana patchwork, fingendo d'essere intontita ed incapace di muoversi.

-Elsie!, pensi che io abbia voluto tutto questo?! No! io non l'ho voluto!, Dio sa che io non ho voluto niente, di quello che é accaduto!- disse istericamente Merv Ketter, che si voltò per andare in cucina, mentre si teneva le mani tra i capelli. 

Marian s'alzò di scatto e corse verso la porta che dava sullo zoo, ma Merv Ketter la raggiunse e la strinse a se -Elsie, amore mio!, baciami!, questa volta io ti proteggerò!- i due caranbolorarono sullo stipite della porta chiusa, che era accanto ad un tavolo.

L'uomo s'avvinghiò e s'incollò alle labbra di Marian baciandola, mentre la donna con la mano sinistra, cercò disperatamente a tatto, qualcosa sul tavolo che era alla sua sinistra. La donna trovò qualcosa di metallo, era pensante, lo afferrò disperata e lo scagliò con tutte le proprie forze in testa all'uomo, il quale senza fare un fiato, cadde in terra come un sacco di patate, facendo un grosso tonfo.

Poi la donna ebbe la freddezza chinarsi, frugò l'uomo nelle tasche della tuta di jeans, ne estrasse un grosso mazzo di chiavi. 

Marian uscì di casa dalla porta centrale, perché quella della camera da letto che dava direttamente sullo zoo, era chiusa e la donna non voleva perdere tempo ad aprirla, restando ancora in casa. 

Correndo a piedi, Marian cadde scivolando sull'aia sabbiosa e sassossa, poi la giovane si rialzò e corse piangendo dietro la casa, dove c'era lo zoo con le gabbie.

Le prime gabbie erano tutte vuote, ma infine trovò quella in cui ancora c'era Les, il quale nel frattempo era tornato cosciente.

La donna piangendo, s'inginocchiò davanti alla gabbia del marito.

Il mazzo di chiavi era grande e pieno di chiavi, le mani della donna tremavano, le prime tre chiavi che Marian provò ad inserire nel lucchetto, non entrarono nella serratura.

-Oddio! Les, non mi riesce d'aprire!- disse nel panico, Marian.

-Tesoro, non preoccuparti, prova ancora!- disse Les che intanto, da dentro la gabbia, si guardava intorno nervosamente. 

Era l'imbrunire, si sentiva nel silenzio del deserto con l'imbrunire che calando, dei rumori di sterpi che si muovevano. [...]

-Oddio Les, non mi ricordo più quali chiavi ho già provato, non mi ci raccapezzo più con questo grosso mazzo di chiavi!- disse la donna in lacrime, con le mani tremanti.

-Va bene così!, Marian scappa! scappa da quì!, scappa e non voltarti indietro!- urlò Les.

Marian lo guardò con il volto in lacrime -Oddio Les, non posso aprire la gabbia, non mi riesce!- [...]

-Per Dio!, Marian!, Scappa!- urlò nuovamente Les - Scappa sulla statale e vai a chiamare aiuto!-

Marian frignando annuì, ma nel frattempo il lucchetto scattò!.

La donna incredula, a sua insaputa era riuscita finalmente ad azzeccare la chiave giusta. 

Sorpreso e quasi stordito, per un attimo Les rimase di sasso, mentre vide che Marian mentre piangeva e rideva, stava aprendogli la porta della gabbia d'acciaio.

Les saltò fuori dalla gabbia, prese per mano Marian, i due giovani corsero a perdifiato verso il furgone del benzinaio, Les mise in moto, poi diede gas, il furgoncino partì alzando tanta polvere.

Marian guardò dal finestrino posteriore, ed urlò -Svelto Les!, il mostro sta volando e viene da questa parte!-

Il furgoncino saltellando violentemente sul viottolo scassato, sgattaiolò agile e veloce, scomparendo dentro una fitta e densa coltre di polvere, da cui non si poteva vedere niente, non si vedevano nemmeno le luci di posizione del veicolo.

Les guidava a fari spenti, con il piede a tavoletta, appena rientrato sulla statale 66, Les avrebbe svoltato a destra, per ritornare indietro verso Los Angeles, sarebbe andato verso il primo paese, in cerca di uno sceriffo, per raccontare tutto ed avere aiuto. 

La strada era buia, ma c'era ancora la Luna piena e si vedeva nitidamente il percorso asfaltato, che Les gli sembrò d'aver fatto appena qualche giorno prima, ma che in realtà aveva percorso più di una settimana fà.

>> Essere - Richard Matheson parte 5






venerdì 26 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 3

 << Essere - Richard Matheson parte 2

Les riuscì a piegare parte delle inferriate in acciaio della gabbia,facendo uno sforzo terribile, allungò le gambe tenendosi con le mani aggrappato all'altro capo della grata. Il ragazzo continuò a premere sulla grata, allargò il varco, sino a quando il giovane finì di piegare le due sbarre, tanto da farci passare la testa e le spalle. Il giovane s'infilò nel varco e lentamente sgusciò fuori in silenzio dalla gabbia. Poi aiutò Marian ad uscire, facendole con il dito sulla bocca, il gesto di far silenzio. La ragazza era più esile di Les, Marian non ebbe problemi ad uscire dalal grata, anche se Les l'aiutò a venir fuori rapida.

-Marian, togliti quei maledetti sandali, scappiamo il più veloce possibile, senza fare rumore!- sussurrò Les all'orecchio di Marian.

La giovane annuì, si tolse i sandali e poi corse bassa ed accucciata, rapida ed in silenzio, dietro Les. I due ragazzi erano più in basso delle finestre della casa, che erano chiuse, c'erano le tende tirate e non si vedevano luci accese all'interno.

La vecchia Ford T era sempre al suo posto, speriamo che il benzinaio non l'avesse manomessa!.

Les aprì le portiere e disse a Marian di restare accucciata dietro la portiera mezza socchiusa, la giovane non doveva entrare in auto sinchè l'auto non sarebbe andata in moto. Les cercò d'avviare l'auto premendo il pulsante di accensione, avendo abilitato l'aria e la sovra alimentazione dell'auto. Il motorino di avviamento sibilò un rumore acuto e metallico, il motore sferragliò ma non sembrò volerne di partire.

-Oddio!, perché non vuol partire?!- sussurrò Marian, che era bianca come una morta, ed aveva riposto dentro l'auto, i suoi costosi sandali firmati.

-Non lo so, forse é solo il freddo- sussurrò Les, che non voleva nemmeno pensare all'idea che il meccanico potesse aver manomesso qualcosa nella vecchia Ford T.

-Les!- disse di nuovo Marian, indicando con la testa la casa, dalla finestra s'era accesa una luce.

-Oh! Gesù! falla partire!- pensò Les mentre riprovò ad accendere l'auto, premendo il pulsante di start, mantenendo alzata l'aria della sovra alimentazione per le partenze a freddo dell'auto. 

Il motore tossì incerto, poi d'un tratto finalmente s'accese mantenendo un regime normale. I due giovani saltarono a bordo e chiusero le portiere, Les mise la primamarcia, dette una vigorosa accelerata, mentre il benzinaio s'affacciò alla finestra ed urlò qualcosa, che il rumore dell'auto ebbe a coprire.

L'auto iniziò a muoversi, aveva il motore freddo e la Ford T non era un fulmine, ma le ruote iniziarono a muoversi, Les mise la seconda marcia e premette a fondo tutto l'acceleratore. L'uomo alla finestra era sparito, forse era andato a prendere un'arma, sarebbe presto uscito di casa.

-Sbrigati Les!- disse nervosamente Marian.

La Ford T accelerò ed imboccò saltellando lo scassato viottolo sabbioso e pieno di ciottoli, Les accese le luci anteriori, perché non voleva finire contro una roccia oppure un cactus, fuori c'era la Luna piena, ma quel maledetto viottolo era pieno d'insidie.

S'udì all'improvviso un colpo di fucile, ed una pioggia di metallo ebbe a colpire la carrozzeria posteriore dell'auto, Les guidava a tavoletta, tenendo ben saldo il volante e guardando dallo specchieto retrovisore, Marian si voltava nervosamente dietro, cercando di capire, cos'altro sarebbe potuto succedere.

Un secondo colpo di fucile, anticipò di un attimo l'esplosione del vetro posteriore della Fort T, mentre saltò contemporaneamente via anche lo specchietto retrovisore sinistro dell'auto. 

I due ragazzi erano reclinati in avanti, semi accucciati dietro ai sedili, cercando di stare il più riparati possibile, mentre il piede di destro di Les era premuto saldamente a fondo sull'acceleratore,e  la vecchia Ford T saltellando sul viottolo scassato era salita di giri, Les mise la terza marcia, il motore della macchina rugliò, la vecchia automobile guadagnò ancora più velocità.

-Lui dov'é?! Cos'altro sta facendo?!- chiese urlando Les

-Non lo so!, non lo vedo!- disse Marian che aveva appena alzato la testa sopra i sedili e guardò indietro, dal grosso buco posteriore ovale, dove un tempo c'era il lunotto posteriore dell'auto.

-Attento!- urlò all'improvviso Marian.

La vecchia automobile andò a schiantarsi contro il poderoso cancello di legno che serrava l'uscita del viottolo, i due fari si scassarono e la macchina s'incastrò tra tre solidi tronchi di legno che serravano il passaggio, costituendo l'ossatura pesante del cancello. 

Il motore della vecchia Ford T si spense. 

Marian prima fu spinta nell'urto verso il cruscotto anteriore, poi rimbalzò verso il finestrino laterale sinistro.  Les picchiò contro il volante anteriore e rimase per un attimo senza fiato, rimbalzando sul sedile del guidatore.

-Svelta! dobbiamo uscire di quì!- disse Les mentre si toccava lo sterno e lo stomaco che erano doloranti.

-Oddio, Les, mi gira la testa!- disse Marian balbettando, mentre aveva del sangue che gli colava dalla fronte.

Les uscì dall'auto, fece il giro dell'auto passando da dietro, poi aprì lo sportello ed afferrò la ragazza, la sorressela, i due fecero qualche passo ma non andarono oltre il cancello, la ragazza stramazzò a terra e Les non ebbe la forza di sorreggerla.

Una luce di una torcia illuminò i due giovani, s'udirono i passi rapidi e pesanti di stivali, poi Les vide una mano che bradiva una pistola automatica in calibro .45 e la voce disse  -Basta!, tornate indietro adesso!-

-Mia moglie é ferita, ha bisogno di un medico! Ha picchiato la testa contro il finestrino!. Non può metterla dentro una gabbia!- urlò Les

-Ho detto, tornate indietro- disse l'uomo che mosse la pistola, mimando il gesto di muoversi.

-Mia moglie é a terra, non può camminare!- disse Les

-Prendila in spalla, oppure le sparo così, dov'é!- disse la voce dura dell'uomo.

Les prese in braccio Marian ed iniziò a camminare verso la casa, seguendo il misero sentiero scassato, che poco prima aveva percorso, cercando la fuga. L'uomo lo seguiva a poca distanza, illuminandolo con una torcia.

-Perché fa questo?! Perché sequestra persone innocenti, per farle mangiare da quella cosa, che solo Dio sa, cosa diavolo sia!- chiese Les.

Nessuna risposta venne dall'uomo, che continuò a seguirlo, con i suoi passi ritmati e pesanti. [...]

-Per Dio, mia moglie é ferita, non può metterla in una gabbia!. Prenda me, ma non metta mia moglie in una gabbia!- disse Les.

Il giovane non finì la frase che sentì un'ago che gli penetrò le spalle, poi un forte calore s'irraggiò dalle spalle -Oddio! No!- fece appena in tempo a dire Les, che poi stramazzò nella sabbia, privo di sensi, assieme a Marian. Il giovane non s'accorse nemmeno d'aver toccato terra.

_______

L'essere era un globo calmo, tranquillo e caldo, emanava leggeri vapori umidi e caldi nella notte, mentre in modo monotono e regolare l'essere pulsava silenzioso di un colore rosso. L'entità era comoda ed a suo agio, era felice, in modo grottesco digeriva l'uomo che aveva mangiato, l'entità se ne starebbe stata ferma per due giorni, prima che i crampi della fame, ne avrebbero stimolato la sua brama di carne umana.

________

Degli urli isterici lo svegliarono: Les non poteva parlare, non poteva pensare, non poteva muoversi, a malapena poteva muovere gli occhi, il suo corpo era pesante come una roccia. 

L'uomo nell'altra gabbia stava urlando, era lui il povero diavolo che stava urlando.

 L'uomo nell'altra gabbia aveva appena smaltito la dose di sedativo che gli era stata propinata, adesso l'uomo urlava e dava di matto, perché sapeva qual'era la sua sorte. Questo fu il pensiero che  balenò nella testa di Les, che si sentiva stordito, come fosse stato un pesce morente.

Il tempo scorreva come fosse stato rallentato, Les sapeva che prima o poi gli sarebbe capitato qualcosa di orribile, ma i suoi occhi si muovevano lenti, vedeva sfocato, ma Les era ragionevolmente certo che nelle gabbie vicino a lui, Marian non c'era. 

Marian non c'era, non era nella sua stessa gabbia.

Marian non era nella gabbia dell'uomo che urlava come un pazzo. 

Il povero diavolo era nella gabbia vicino a lui, ma Les non capiva cosa stesse farfugliando od urlando l'uomo. 

Les mosse gli occhi verso sinistra: Marian non era nella gabbia accanto alla propria, che era vuota ed aveva delle inferriate piegate.

Non c'era niente di razionale e di logico, in quello che gli stava capitando. Cosa diavolo era quella cosa che aveva visto l'altra notte?!. 

Les fece uno sforzo tremendo per muovere la testa, della bava gli colò dalla bocca, Les cercò di riordinare i pensieri che scorrevano lenti nella sua testa, ed era maledettamente difficile metterli insieme, per cercare di capire che stesse accadendo.

Se Marian non c'era, Marian dov'era?!

Un pensiero di panico, balenò nella mente di Les.

­­­­­­­­­­­­­­________________

Marian giaceva drogata dentro la casa, era stata posta sul letto, con una coperta di lana a patchwork per coprirla. La ragazza respirava regolarmente, occhi chiusi, era immobile. 

Merv Ketter era in piedi nella stanza, osservava la donna in silenzio.

Si sarebbe preso cura della donna, come fosse stata la sua Elsie. L'altro uomo nella gabbia urlava come un matto, presto sarebbe andato a sedarlo, era questo l'ultimo giorno di vita dell'uomo, poi domani l'essere sarebbe tornato a reclamare la sua cena.

La donna distesa sul letto, non rassomigliava per niente alla sua Elsie, tranne per il fatto che aveva lo stesso colore di capelli: erano biondi. Suo marito chiuso là fuori dentro la gabbia, la chiamava Marian: Marian era un bel nome, la donna aveva anche un bel corpo e delle belle gambe sode.

Ma che diavolo stava facendo?! 

Questo era quello si chiese all'improvviso Merv Ketter. Non c'era nessuna ragione di tenere in casa la donna, se tra 4 giorni, la donna sarebbe stata il pasto dell'essere.

-O me o loro- pensò Merv Ketter, che non era proprio convinto che questo pensiero fosse stato partorito dalla sua mente.

Merv Ketter decise che avrebbe tenuto la donna nel letto, sinché era sotto l'influsso della droga, poi l'avrebbe rimessa nella gabbia di ferro, insieme a suo marito. Domani, avrebbe dato in pasto all'entità, l'altro uomo urlante che se ne stava nella gabbia. [...]

Merv Ketter uscì dalla casa, prese il suo furgoncino ed andò alla sua stazione di servizio.

>> Essere - Richard Matheson parte 4




lunedì 22 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 2

 << Essere - Richard Matheson parte 1

L'uomo giaceva a terra, con gli occhi spalancati e privi di un'espressione, sembrava come ipnotizzato, la bocca era aperta ed immobile, da cui spuntavano dei denti giallastri. Mani, braccia e gambe giacevano immobili, con muscoli rigidi e contratti. L'uomo se ne stava inerte, dentro la sua voluminosa gabbia metallica, la porta era ben chiusa da un lucchetto.

-Che cos'ha?!- chiese Marian

-Non lo so- rispose sotto voce Les

Poco più in là c'era una seconda gabbia, con un secondo uomo. Questo era orribile, gli occhi erano senza vita, l'uomo dal colore verdastro, sputava bava, appena percepì il rumore dei due ragazzi che si muovevano sul terreno, l'uomo si voltò verso di loro. [...]

Les afferrò la mano di Marian e le disse sotto voce -Togliamoci subito da quì, scappiamo veloci ed in silenzio, come se non fossimo mai venuti a veder lo zoo casalingo, che c'é quì!-

-No!- urlò Marian, - Les!, devi fare qualcosa!-

Les infuriato, strattonò Marian di peso, il giovane trascinò di passo veloce la ragazza, verso la loro Ford T. L'uomo della fattoria però, aspettava i due ragazzi davanti all'auto, impugnava una grossa doppietta a canne mozze.

La mente di Les andò nel panico, quando vide l'uomo della fattoria che gli puntò addosso il fucile e disse loro -Adesso si torna indietro!, si torna allo zoo!-

Les realizzò che nessuno sapeva che i due ragazzi avevano imboccato la statale 66. Nessuno sapeva che lor s'erano fermati alla stazione di servizio mezza abbandonata, nessuno sapeva che loro erano venuti sin là per prendere l'acqua dal pozzo, in quella vechia casa, in mezzo al niente, nel deserto. I due ragazzi avrebbero potuto anche scomparire, e nessuno avrebbe saputo niente di loro, perchè loro non avevano detto a nessuno, quali erano i programmi per il tragitto turistico lungo la statale 66.

_________

Il benzinaio si chiamava Merv Ketter, l'uomo aveva rinchiuso in una gabbia di ferro, Les e Marian poi l'uomo s'allontanò pochi minuti dal retro della casa, tornò poi dopo poco spintonando con il fucile una donna, la quale fu rinchiusa dentro un'altra gabbia di ferro, vicino al porcile che però era vuoto.

Poi Merv Ketter rientrò nella casa, appoggiò il fucile sul tavolo, camminò sul pavimento in linoleum della vecchia casa e poi pensò  che cos'altro poteva fare?!lui non avevo scelta!-

In casa l'uomo aveva riposti in un armadietto di ferro anche una pistola automatica Luger tedesca, un fucile da guerra tedesco Mauser, una bomba a mano e persino un granata anticarro. Per qualche strana ragione, l'uomo meditava di farsi saltare per aria, con la bomba a mano. Poi un pensiero gli balenò nel cervello: un eroe di guerra!. Ammirato, lodato, decorato, ma da quando Elsie era morta, lui era rimasto solo nel deserto con i suoi trofei. Un giorno però, sarebbe tornato nel deserto, per andare a caccia.

L'uomo si sedette su una sedia, i suoi occhi si muovevano in modo convulso a destra e sinistra, poi Merv Ketter si mise la testa tra le mani, incominciò a pensare che forse era uno stupido. Però forse non era uno stupido: insomma non era successo niente, quando era scomparso il primo uomo. Non era successo niente, nemmeno quando erano scomparsi 5 uomini. Forse, non sarebbe successo niente, neanche adesso.

Però non era da lui, mettere in prigione una donna!.

Merv Ketter non aveva mai pianificato d'imprigionare una donna!. Però in fondo se l'era cercata e forse se l'era voluta: lui non avrebbe potuto salvarla, lui aveva capito che la donna era spacciata, quando in mezzo al deserto, nella sua stazione di servizio, la donna agitando orizzontalmente il suo termos vuoto, chiedeva sorridendo dell'acqua fresca da bere!. 

Però alla coppia di giovani che aveva messo nella gabbia, non li aveva fatto alcuna iniezione, loro avrebbero potuto urlare. 

L'uomo aprì gli occhi, guardò sulla vecchia madia di cucina, la foto della moglie morta, poi l'uomo guardò l'armadietto aperto, con dentro i suoi cimeli e trofei di guerra.

Lui era un eroe, questo pensiero gli fece contorcere le budella.

________

Era venuto il tempo, il glutine si muoveva lento e pulsante come una spuma, nei tentacoli dell'essere. Un fremito agitato, contrasse tutti i muscoli dell'essere, che si gonfiò come una sorta di bolla sferica. L'entità iniziò a muoversi lenta, gelatinosa e silenziosa, tra le rocce e gli sterpi. 

L'entità ripensava a com'era entrata sulla Terra: s'era camuffata da meteora, poi era atterrata ed aveva atteso, quando il Sole aveva riscaldato il suo veicolo, il portellone s'era aperto, e l'entità era uscita fuori, immersa in questo giallo e sporadico verde iridescente. 

________

[...] -Che cosa sta facendo?!- chiese sotto voce Marian a Les, con un tono di voce impastato, mentre le labbra inferiori erano leggermente screpolate.

-Non lo so- rispose Les che, da quando era stato messo in gabbia, insieme a Marian, continuava a chiedersi perché il benzinaio gli avesse incarcerati nelle gabbie?! Che cosa voleva fare di loro?!.

Sporadicamente Merv Ketter usciva di casa, andava nel vuoto porcile, prendeva qualche oggetto e rientrava in casa, però l'uomo non guardava mai nelle gabbie, sembrava volesse evitare la vista e gli sguardi delle persone, che egli stesso aveva costretto nelle gabbie d'acciaio.

La giornata volgeva al termine, tra un po' sarebbe scesa la sera e poi la notte.

Comparve Merv Ketter, che aprì la gabbia dove c'era l'uomo che giaceva incosciente, Ketter lo trascinò fuori dalla gabbia e lo lasciò per terra. Poi Merv Ketter iniziò a guardarsi intorno, con uno sguardo spiritato, come se stesse cercando qualcosa, quindi rientrò istericamente di passo veloce in casa, dopo poco e chiuse la porta a chiave.

-Che diavolo sta facendo?! Perché ha lasciato quell'uomo mezzo morto, sdraiato dietro al cortile di casa?!. Les, io ho paura!- disse Marian.

Les non rispose, scosse la testa e non disse niente; non c'era niente, in quello che era loro capitato, che avesse un briciolo di senso logico!. [...]

Silenziosamente e senza un suono, venne il tramonto, poi gradualmente iniziò a scendere la sera, nel più completo silenzio del deserto. 

All'improvviso i due giovani udirono un suono, i loro corpi s'irrigidirono e tesero le orecchie per cercare di capire cosa fosse quel rumore, che avevano sentito. Quello strano rumore sembrava avvicinarsi, mentre il tramonto era quasi terminato, la notte calava da Est nel deserto, mentre ad Ovest il sole era scomparso ed chiarore rosso diventava blu scuro in un cielo limpido e senza nuvole.

C'era un essere orrendo, era luminescente, di forma sferica, quell'essere sconosciuto pulsava, ed aveva anche alcuni tentacoli, mentre l'entità rotolava lenta e soffice tra le rocce, ed i pochi sterpi del deserto.

Les chiuse gli occhi, non voleva vedere, non voleva sentire. 

Marian s'aggrappò istericamente alle inferriate della gabbia, urlò come una matta in preda al panico, tirò a se ripetutamente la grata, cercando disperatamente di rompere i cavi in acciaio, in cui erano stati rinchiusi.

L'essere s'avvicinò all'uomo inerme che era steso a terra, appena dietro la casa, l'entità con i suoi tentacoli iniziò a succhiarlo, e lentamente l'uomo scomparve, finendo fagocitato dell'entità, che nel buio della notte, prese ad emanare una luce rossastra e pulsante.

Adesso era tutto chiaro ai due giovani, perché erano stati imprigionati nelle gabbie: loro erano il cibo per quella cosa.

________

Quando Merv Ketter udì da dentro casa, le urla di panico di Marian, l'uomo si tappò le orecchie. Porte e finestre, ancorchè ben chiuse non potevano tenere fuori le urla di panico della ragazza. Forse, le urla che Merv sentiva non erano reali, forse le grida erano solo nella sua mente, per cui non c'era bisogno di porte e finestre per tenere fuori queste grida d'aiuto disumane, perchè in fondo era tutto nella testa di Merv.

Quando le grida finirono, l'uomo s'alzò come un automa, fece un cerchio rosso sul calendario che era appeso al muro: era il 22 di Agosto, quello era l'ottavo uomo che era stato mangiato.

Il lapis rosso cadde dalle mani di Merv sul pavimento, con un rumore secco. 

Merv osservava con gli occhi spiritati il calendario pieno di cerchi: 16 giorni d'inferno, un uomo mangiato ogni 2 giorni, la matematica era semplicissima, ma la verità dei fatti era decisamente meno semplice.

Erano solo 16 giorni fà che Merv era venuto nel deserto, in caccia di conigli, ma questi 16 giorni li sembravano anni. 

I ricordi affiorarono alla memoria di Merv in modo lucido: era al tramonto, davanti ad una pozza d'acqua, quando Merv vide quell'essere che se ne stava immerso in una delle poche grosse pozze d'acqua che si trovavano tra le rocce del deserto, dove la selvaggina spesso andava a bere sulla sera. 

L'entità di forma vagamente sferica, simile ad un bulbo, emetteva una luce rossastra, pulsante, aveva degli stani tentacoli che si muovevano nell'aria come fossero stati dei serpenti. 

Merv non stette a pensarci un'attimo, si voltò e prese a correre, corse come un pazzo, in preda al panico, quando all'improvviso ebbe come una percezione strana, Merv sentì il bisogno di voltarsi per un attimo. 

Quell'essere volava, lo stava inseguendo!.

 Allora Merv puntò il suo fucile a canne mozze e sparò.

Lo beccò in pieno, poi Merv riprese a correre, però in direzione opposta, perché l'entità era davvero veloce, Merv non ce l'avrebbe mai fatta a raggiungere il suo veicolo.

Merv tornò a correre verso il deserto, verso la pozza d'acqua.

Nel panico e nella furia della corsa, Merv si ritrovò immerso nella pozza d'acqua, ed in meno di pochi secondi, ebbe contro di se l'entità gelatinosa che volando, lo raggiunse in un baleno e tentò d'aggredirlo. 

Il contatto della pelle umana con l'entità gelatinosa, gli procurò un fortissimo dolore: la pelle gli bruciava come fosse stata ustionata dal fuoco, ma per qualche ragione Merv non fu mangiato e Merv non morì. 

Merv aveva inalato dei vapori che l'entità aveva emesso, mentre i due lottavano nella pozza d'acqua: Merv si ritrovò come avvelenato ed impossibilitato ad urlare. Merv non poteva correre e non poteva muoversi, come invece avrebbe voluto. Era come se un veleno, gli avesse bloccato i movimenti. 

Merv rimase immerso nell'acqua, era avvolto da una colla putriscente e gelatinosa dall'odore nauseabondo, nonostante l'uomo fosse incapace di reagire, era perfettamente cosciente: Merv s'aspettava il peggio, da un momento all'altro.

Un tentacolo dell'entità gli si appiccicò sulla fronte, nel cervello di Merv balenò all'improvviso un pensiero: -per adesso, non posso ucciderti, ma tu mi porterai del cibo!-. 

Questo pensiero si stampò nella mente di Merv, come se gli avesse bruciato il cervello, avvelenandone il cervello e soggiogandone la volontà.

Dopo quella volta, Merv continuò a fare cerchi rossi sul calendario, con la propria volontà ormai soggiogata. 

Merv si ricordava che aveva avuto una moglie, Merv si ricordava che aveva avuto un lavoro alla stazione di servizio, Merv sapeva che era stato in guerra, Merv sapeva che era stato anche decorato. 

Ma la sua volontà era soggiogata: quel morso del tentacolo sulla fronte, aveva avvelenato la mente di Merv Ketter, il quale non poteva e non riusciva a ribellarsi, all'ordine che l'entità gli aveva imposto, bruciandogli la mente. Era come se Merv Ketter fosse stato morso dal veleno di un serpente, che avesse preso il controllo parziale della sua mente.

Tra due giorni l'entità sarebbe tornata per mangiare, gli uomini che lui forniva all'entità, la loro morte avrebbe permesso a Merv Ketter di vivere.

Merv andò a letto e si coricò su un fianco, mentre il cervello di Merv prese a pensare un po' più liberamente. 

Che cosa avrebbe fatto Merv se la giovane coppia si fosse liberata?!

 Che cosa sarebbe successo se la polizia fosse arrivata all'improvviso?! 

E cosa sarebbe successo se le indagini avessero scoperto anche gli altri otto uomini che erano stati già mangiati dall'entità?!

Merv Ketter allungò nell'oscurità la propia mano sopra al comodino, trovò la sua bottiglia di whisky, che era ancora piena a metà, la prese e ne tracannò avidamente vari copiosi sorsi. Con quella, si sarebbe probabilmente addormentato e forse anche il suo stomaco e le sue viscere, avrebbero smesso di contorgersi, davanti ai pensieri che gli frullavano nella testa e di cui, solo parzialmente n'aveva il pieno controllo.

>> Essere - Richard Matheson parte 3




venerdì 19 novembre 2021

La Macchina del Tempo, tra Fantasia e Realtà (parte 2 di 5)

In questa bloggata multimediale, s'affronteranno "i viaggi nel tempo" in cui suoni ed immagini (veri o presunti) si mescoleranno assieme, per offrire una serie di suggestioni, tra Realtà e Fantascienza, dove da un non luogo per l'eccellenza, sarà possibile accedere a spezzoni di spaziotempo passati, molto affascinanti, per sbirciar com'era la realtà del passato!

Un viaggio indietro nel tempo nelle strade di Mosca nel 1896

Un viaggio indietro nel tempo nelle strade di Halifax nel 1902

Un viaggio indietro nel tempo nelle strade di San Francisco nel 1906

Un viaggio indietro nel tempo nelle strade di New York in Manhattan nel 1911

Un viaggio indietro nel tempo Titanic 10 Aprile 1912



domenica 14 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 1

Era di sabato quel 6 agosto, quando una palla di luce discese nel deserto, e la gente che se ne stava a 20 miglia disse che era stato un bolide, perché l'oggetto s'era lasciato dietro una scia fosforescente e questo era quanto dovevano dire, tanto per dire qualcosa.

Nel silenzioso hovering, l'oggetto metallico toccò finalmente terra: dentro un animale forte, con occhi fosforescenti, se ne stava silenzioso, raccolto dentro l'oggetto metallico. Con l'oggetto metallico fermo sul terreno, seguì silenzio per molte ore, poi il buio sparì e spuntò il Sole, che illuminò con la sua luce, l'irreale oggetto che se ne stava fermo ed immobile sul terreno.

_________

-Santo cielo!, é ancora rovente!- disse Les, il giovanotto ritrasse rapido ed istintivamente il palmo, dall'oggetto sferico che era sulla plancia della vecchia Ford T.

-E' solo la tua immaginazione!- rispose sorridendo Marian, la ragazza era bionda, portava dei sandali, labbra rosse di rossetto, la giovane era appoggiata al finestrino del'auto, quasi cercasse di godersi il fresco che talvolta proveniva con qualche colpo di vento. Poi Marian aggiunse -Non può essere caldo, é un Cucumber-

I due giovani avevano lasciato Los Angeles per andare in auto a New York, era un lunghissimo viaggio da fare in auto, strade ed autostrade ma sopratutto ogni mezz'ora c'era da fermarsi per mettere acqua nel maldetto radiatore, perchè altrimenti si sarebbe scassato tutto. [...]

Les sbuffò e disse - Ma come diavolo hai fatto, a convincermi a partire da Los Angeles, in auto per andare a New York, e per altro con questo macinino, convingendomi anche nel passare dalle strade statali, da dove a tuo dire avremmo tagliato e risparmiato strada del tragitto, rispetto ad usare le più pratiche super strade?!-

-Uffa!, dannazione!, fai sempre le solite domande!!- disse Marian.

Era da ore che i due ragazzi seguivano la strada 66 ed agli ultimi cinque incroci, i ragazzi avevano sempre tirato dritto senza andare alla ricerca di una deviazione che li riportasse verso un paesino, oppure una super strada, finendo per addentrarsi sempre più nel deserto.

-Guarda! c'é un distributore laggìù- disse Marian -Possiamo vedere se hanno dell'acqua, potremo riempire la nostra tanica, per rinfrescare il radiatore! inoltre il nostro termos dell'acqua da bere é vuoto!-

-Sì!- disse Les con una smorfia sarcastica, mentre scuoteva la testa, poi il giovane aggiunse -E poi faremo benzina, e poi ci faremo mettere una pezza a questo radiatore di merda!, e poi ci faremo dire la strada, per lasciare questa maledetta statale 66 e poi ritornare su una super strada!-

-Maledette autostrade!- disse sotto voce Marian, mentre teneva la testa ed il busto fuori dal finestrino, guardandosi intorno.

La vecchia Ford si fermò alla stazione di servizio, ma non uscì nessuno dalla struttura.

-Non dirmi che è una stazione di servizio abbandonata e deserta!- disse Marian

Les uscì dall'auto, chiuse lo sportello e disse -Dio mio! che caldo che fa quì! e non siamo nemmeno ad un terzo del viaggio sulla statale 66-

Marian uscì dall'auto, chiuse lo sportello, poi ciabattò girando intorno all'auto e raggiunse Les.

Les s'avvicinò al vetro della stazione di servizio: c'era un calendario con l'anno ed il mese ed il giorno corretto indicato dal segnalibro rosso, c'era un distributore automatico di bibite ma era impolverato ed aveva l'aria di essere guasto. C'era un tavolo scuro con un paio di sedie, c'era una lampada da tavolo spenta e non c'era nessuno.

-Sembra che non ci sia proprio nessuno!- disse Les scuotendo la testa.

-Oh! guarda Les!- disse Marian agitando il termos vuoto -Finalmente siamo salvi! speriamo che abbiano dell'acqua fresca da bere!-

Un pick up dall'aria scassata, si stava avvicinando alla stazione di servizio, provenendo ortogonalmente alla statale 66, il veicolo saltellava su una strada di campagna, sterrata e polverosa. Il furgoncino alzava parecchia polvere e faceva anche piuttosto rumore, nonostante andasse lentamente, diretto verso la stazione di servizio.

Il veicolo si fermò sul lato della stazione di benzina, scese un uomo sulla trentina, abbronzato, con una t shirt bianca e poco pulita e rappezzata, sopra c'era una tuta di jeans blu, capelli di color chiaro e tagliati molto corti. L'uomo privo d'ogni espressione chiese -Volete della benzina?!-

-Sì grazie!- rispose Les [...]

L'uomo svitò il tappo metallico del carburante della vecchia Ford, mise il tubo di metallo e chiese -Quanta?!-

-Il pieno, grazie!- rispose Les

Il cofano della Ford era rovente, Les prese un fazzoletto, si fasciò la mano ed aprì il cofano, una vampata di vapore uscì fuori dal vano motore, come fosse stato un funesto messaggio di fumo bianco, emessa dalla meccanica della vecchia Ford T.

-Avrebbe dell'acqua fresca da bere?!- chiese Marian [...]

-Certamente!, ma non quì!- sorrise lievemente l'uomo che poi chiese - Da dove venite?!-

-Da Los Angeles, per New York- disse Les

-Ah! New York!, piuttosto vicino!- disse ironico l'uomo.

-Non avete acqua fresca da bere?!- chiese di nuovo Marian.

-A casa!, mia moglie ne ha!- disse l'uomo, mentre intascava i contanti che Les gli aveva allungato, per aver fatto il pieno all'auto.

-Se mi seguite con l'auto, vi porto a casa mia, mentre mia moglie recupera un po' d'acqua fresca, potrete dare un'occhiata anche al mio Zoo!- disse l'uomo accennando un secondo sorriso.

I due giovani in auto, seguivano il saltellante furgoncino dell'uomo, che ripercorreva la scassata strada di campagna. C'era sempre uno zoo, dietro ad ogni meccanico o benzinaio in mezzo al deserto: serpenti, strani insetti, ragni giganti, qualche volpe del deserto, visto uno zoo casalingo se n'erano visti tutti, dato che erano più o meno tutti uguali.

-Io li odio gli zoo casalinghi!- disse Marian

-Lo so- disse Les che poi aggiunse -Ma abbiano bisogno d'acqua. Se non avessimo avuto bisogno d'acqua, non ci saremmo mai ficcati in questa scassatissima strada di campagna, per andare in una dannatissima casa di campagna in mezzo al nulla, in questo deserto nella statale 66. E poi mi sono anche scordato, di chiedergli, come diavolo si fa a ritornare sulla super strada, lasciando questa maledetta statale 66. Adesso basta, andare a zonzo per la statale 66- concluse Les con il volto imbronciato, mentre si voltò a guardare Marian che incurante di tutto, osservava il panorama del deserto.

La casa era di legno scuro, una struttura a due blocchi, tipica delle case di almeno 100 anni prima. 

-Nello Zoo, ci saranno tigri e leoni!- disse ridendo Les, mentre il giovane si voltò a guardare Marian.

-Cazzate!- disse Marian che guardò incuriosita la struttura, mettendo la testa fuori dal finestrino della vecchia Ford T.

Il benzinaio saltò fuori dal suo furgoncino, poi disse -Prendete pure l'acqua dal mio pozzo, prendete tutta quella che vi serve- poi l'uomo camminando sull'aia polverosa e sabbiosa, entrò dentro casa.

-Possiamo andar a vedere lo zoo?!- chiese Les, mentre tirava su il secchio di legno dal pozzo.

-No!- rispose Marian, che se ne stava in piedi, imbronciata, appoggiata alla carrozzeria posteriore dell'auto, con le mani conserte sul busto.

-Ma dai!, ormai siamo quì! possiamo dare una sbirciata rapida, dobbiamo lasciargli qualche dollaro. Dopo tutto, ci ha permesso di prendere tutta l'acqua di cui abbiano bisogno. E non ci ha chiesto nemmeno un dollaro, per l'acqua che sto prendendo dal suo pozzo!- disse Les che stava riempiendo una delle due taniche metalliche che aveva estratto dal vecchio bagagliaio.

-Ok!, va bene- disse infine la ragazza.

Quando Les ebbe finito di riempire le due taniche ed averle riposte nel bagagliaio, i due giovani girarono dietro la casa, per sbirciare le gabbie di legno e metallo che erano accatastate un po' quà e là sul terreno sabbioso.

-Non c'è niente quà!- disse Marian che poi aggiunse -Le gabbie sono tutte vuote!- poi la ragazza si fermò e disse -Basta! non voglio andare oltre!. Non voglio vedere come dei poveri animali sono torturati e costretti a stare nelle gabbie, chiusi sotto questo Sole cocente!-

-Beh! io invece finirò di dare un'occhiata!- disse Les sorridendo -Sono proprio curioso-

-Oddio Marian!- all'improvviso urlò la voce di Les

La ragazza che camminava verso la Ford T si fermò e si girò.

-Che diavolo c'è adesso?!- chiese Marian

-Oddio! Marian!, c'è un uomo quì dentro in questa gabbia!- disse inorridito Les.

La ragazza corse per vedere, poi si strinse al corpo di Les e rimase inorridita. C'era per davvero un uomo, chiuso in una gabbia, sotto quel Sole cocente!.

>> Essere - Richard Matheson - parte 2




Caos e Caso prof. Vulpiani, Parte I