martedì 30 novembre 2021

L'Essere - Richard Matheson


 Omaggio ad IF Worlds of Science Fiction -Agosto 1954 -Being- di Richard Matheson tradotto in italiano in versione PDF in Copyleft(by-nd-nc)


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lunedì 29 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 5

 << Essere - Richard Matheson parte 4

L'entità volò intorno alla casa, in cerchio, gorgogliando e pulsando luce rossa scura, non c'era nessun cibo da mangiare questa volta.

Merv Ketter riprese i sensi, si passò la mano sulla fronte sudata, aveva un forte mal di testa ed il braccio sinistro era dolorante. I suoi occhi si muovevano nervosi a destra e sinistra, mentre strinse i denti in un grigno nervoso ed isterico. All'improvviso s'udì un forte rumore di vetri rotti, Merv Ketter alzo lo sguardo verso l'alto, poi saltò in piedi e corse all'armadietto delle sue armi da guerra.

L'entità si muoveva lentamente su e giù sopra le scale, il corpo sferico molle, umido, pulsante di una luce rossastra, si deformò lentamente per passare nelle strutture della casa, mentre i suoi tentacoli, simili a serpente, si mossero nervosamente annusando l'aria e tastando le scale, il muro, la ringhiera di legno, in bramosa ricerca di cibo.

Il respiro di Merv Ketter divenne nervoso ed agitato, l'uomo aveva riconosciuto l'odore ed i rumori che stavano venendo dalla soffitta, le scale avrebbero condotto l'entità nel centro della casa. L'entità era entrata in casa, era passata dal solaio, l'essere stava scendendo le scale, emetteva un sibilo fischiante, simile a quello dei serpenti. [...]

Mer Ketter prese tutte le sue armi da guerra che erano riposte nello stipetto di metallo,l'uomo guardò per un attimo la foto di sua moglie Elsie, la mente di Merv era libera, la sua volontà era lucida e piena e decisa, l'influenza maligna dell'essere era svanito.

Merv Ketter s'avventò furioso ed urlante, contro l'entità.

Merv Ketter scaricò tutto il caricatore della sua pistola Luger contro l'essere, poi l'uomo lanciò contro l'essere l'arma di metallo scarica, quindi Merv Ketter imbracciò rapido il suo fucile Mauser e sparò velocissimo tutti i colpi che aveva nel caricatore, mosse deciso e sicuro l'otturatore del fucile, come solo lui sapeva fare. Ogni singolo maledetto colpo andò a segno, nel grosso bulbo rossastro pulsante, da cui uscirono liquidi puzzolenti, proteine ed amidi.

Poi Merv Ketter s'avventò urlante contro l'essere, affondò il proprio fucile Mauser con la baionetta innestata contro nell'essere: l'arma da guerra rimase conficcata dentro l'essere molliccicoso, rosso e pulsante, da cui uscì copioso dell'altro maledetto liquido puzzolente. 

Merv Ketter si spostò rapido di lato, evitò il getto putrido e molliccicoso, che era stato sputato dell'animale.

Merv Ketter prese con la mano sinistra da dietro le proprie spalle il panzerfaust e l'attivò, tirando la cordicella con la mano destra. Poi sempre con la mano destra Merv Ketter prese la granata che aveva nel taschino, l'uomo tirò la sicura di metallo con i denti e s'avventò sull'essere urlando.

-Stupida bestia! adesso t'ucciderò!

Il corpo dell'entità esplose, spappolandosi in vari pezzi, mentre un torrente di protoplasma fetido, si proiettò a 360 gradi, ovunque nelle scale e nella casa. Quello che rimase dell'essere alieno, cadde rovinosamente in terra, con un tonfo sordo e molliccio.

Ci fu silenzio nella stanza, l'atmosfera stava divorando l'interno delle molecole dell'entità, i glutini celllulari non riuscivano a cicatrizzare niente. 

L'entità era sventrata in molte parti, era ormai scoperto il nucleo interno, che era miseramente diviso in numerose parti.

I tentacoli si mossero lenti, sempre più lenti nell'aria, incespicarono e persero rapidamente forza: ormai non c'era più niente da fare.

Finalmente l'entità morì, si disperse così nell'oblio anche tutta la conoscenza che l'essere aveva introitato, nella digestione degli esseri umani che vari giorni prima aveva assimilato.




sabato 27 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 4

 << Essere - Richard Matheson parte 3

Merv Ketter girovagava in silenzio come un fantasma, al suo distributore, che era deserto e sulla statale 66 non transitava nessuno. I rumori dei passi degli stivali che sgranocchiavano sassi e polvere, erano l'unico rumore ritmato, che scandiva i pensieri di Merv Ketter.

Non posso lasciarla andare.

E se lei non fosse stata una donna, ma se lei fosse stata un'uomo?

Merv Ketter sapeva che non l'avrebbe di certo lasciato andare.

Sulla statale desolata, all'improvviso comparve un rumore, che anticipò di poco tempo, l'arrivo di un auto: era un commesso viaggiatore con il proprio veicolo, l'ignaro automobilista fece una sosta alla stazione di servizio di Ketter.

Merv Ketter controllò l'acqua del radiatore, l'olio del motore, poi fece il pieno. La mente di Merv Ketter rimuginava intorno al pensiero di salvare la vita della donna, rimpiazzandola con questo commesso viaggiatore. La targa dell'auto era dell'Arizona, lo stesso stato in cui lui abitava. Ma lui aveva catturato tutti viaggiatori che appartenevano ad altri stati, così sarebbe stato più difficile rintracciare la loro scomparsa, la Statale 66 era molto lunga e desolata e passava attraverso molti altri Stati.

Senza sapere come, Merv Ketter impugnò la sua Colt 45 e la puntò al volto del piccolo uomo, il quale atterrito ed impietrito ebbe solo il tempo di dire -Che diavolo significa?!-

_________

La notte s'alternava al giorno in modo rapido: l'atmosfera di questo pianeta era spessa e premeva contro il corpo umido e sferico dell'entità. Non c'era nutrimento nell'aria, la zona in cui era atterrato in situazione d'emergenza era arida e secca, calda di giorno e fredda di notte, il giorno e la notte erano molto rapidi a susseguirsi. 

La sua astronave aveva danni irreparabili e non poteva ripartire, l'unica cosa che poteva continuare a fare era restare in vita e procurarsi il cibo. La vegetazione era secca e dura, gli stupidi animali alati che ogni tanto volavano sopra di lui e cracchiavano, avevano la carne dura. Erano tutti penne ed ossa e poco nutrimento, sarebbe servita più energia per digerire quelle povere ossa, di quanta energia avrebbero apportato, assorbendoli. L'entità allungò un tentacolo e scacciò il volatile nero che gracchiava, infastidendolo. 

Comparve dopo un po' un secondo animale, era più piccolo, a quattro zampe, era stupido, il plasma ed il sangue dell'animale avrebbero reintegrato solo in parte, quello che stare sotto il Sole, in questo mondo ostile, l'entità doveva spendere per restare vivo.  Forse su questo ostile pianeta, l'entità non avrebbe vissuto altri centinaia di anni che avrebbe potuto vivere, se fosse stato altrove. 

Un paio di tentacoli s'avvilupparono rapidi sulla testa e corpo del coyote, ne succhiarono il sangue, l'animale guai,poi stramazzò a terra morente, finendo rinsecchito e disidratato.

________

Les udì il rumore dei passi del benzinaio, chiuse gli occhi fingendosi incosciente, Les non si ricordava bene se s'era mosso o se aveva spostato una mano o qualche gamba e se doveva riprendere la posizione che aveva quando il benzinaio pazzo era uscito di casa per andar via. L'unica cosa che Les riuscì a pensare, era che doveva fingersi in stato d'incoscienza, così il benzinaio pazzo si sarebbe sentito al sicuro ed avrebbe aperto la gabbia senza troppe attenzioni, allora Les avrebbe potuto avere un'ultima possibilità. [...]

Il benzinaio non aprì la gabbia di Les ma quella ancora dopo, vi scaricò un uomo piccolo e tarchiato che era privo di sensi, poi il benzinaio se n'andò. [...]

Tra un po' sarebbe calata la sera e la sera avrebbe portato il mostro, Les mosse un braccio, palpando con le mani ogni centimetro della gabbia di acciaio, nella vana ricerca di trovare una piccola breccia da allargare o da sfruttare per poter ricavarsi una speranza di una via di fuga. L'unica cosa che riusciva a pensare, era al tramonto che sarebbe presto arrivato e con lui, il mostro che avrebbe reclamato il suo pasto. A chi sarebbe toccato questa volta?!

_________

Marian riguadagnò i sensi e la piena consapevolezza, la donna aveva smaltito la forte dose di sedativo, ma non aveva idea di quanto tempo fosse trascorso. La donna si voltò verso la finestra che era alla sua sinistra, il giorno era sul termine, il tramonto era in corso, presto sarebbe venuto l'imbrunire ed il buio, ed anche il terribile mostro. [...]

-Elsie!, sembri proprio la mia Elsie!- disse Merv Ketter che era in piedi davanti al letto, e guardava Marian.

-Cosa?! dov'é mio marito Les?!- chiese Marian con la voce impastata.

-E' Morto!, ed io lo odio!. Elsie ti amo, ti proteggerò questa volta!- disse Merv Ketter.

-No! non é vero!- disse Marian, che s'accorse che poteva muovere le gambe, se avesse voluto. Forse la donna avrebbe anche potuto alzarsi di scatto, ma per il momento, la donna decise di rimanere dov'era, restando sdraita sul letto, sotto la coperta di lana patchwork, fingendo d'essere intontita ed incapace di muoversi.

-Elsie!, pensi che io abbia voluto tutto questo?! No! io non l'ho voluto!, Dio sa che io non ho voluto niente, di quello che é accaduto!- disse istericamente Merv Ketter, che si voltò per andare in cucina, mentre si teneva le mani tra i capelli. 

Marian s'alzò di scatto e corse verso la porta che dava sullo zoo, ma Merv Ketter la raggiunse e la strinse a se -Elsie, amore mio!, baciami!, questa volta io ti proteggerò!- i due caranbolorarono sullo stipite della porta chiusa, che era accanto ad un tavolo.

L'uomo s'avvinghiò e s'incollò alle labbra di Marian baciandola, mentre la donna con la mano sinistra, cercò disperatamente a tatto, qualcosa sul tavolo che era alla sua sinistra. La donna trovò qualcosa di metallo, era pensante, lo afferrò disperata e lo scagliò con tutte le proprie forze in testa all'uomo, il quale senza fare un fiato, cadde in terra come un sacco di patate, facendo un grosso tonfo.

Poi la donna ebbe la freddezza chinarsi, frugò l'uomo nelle tasche della tuta di jeans, ne estrasse un grosso mazzo di chiavi. 

Marian uscì di casa dalla porta centrale, perché quella della camera da letto che dava direttamente sullo zoo, era chiusa e la donna non voleva perdere tempo ad aprirla, restando ancora in casa. 

Correndo a piedi, Marian cadde scivolando sull'aia sabbiosa e sassossa, poi la giovane si rialzò e corse piangendo dietro la casa, dove c'era lo zoo con le gabbie.

Le prime gabbie erano tutte vuote, ma infine trovò quella in cui ancora c'era Les, il quale nel frattempo era tornato cosciente.

La donna piangendo, s'inginocchiò davanti alla gabbia del marito.

Il mazzo di chiavi era grande e pieno di chiavi, le mani della donna tremavano, le prime tre chiavi che Marian provò ad inserire nel lucchetto, non entrarono nella serratura.

-Oddio! Les, non mi riesce d'aprire!- disse nel panico, Marian.

-Tesoro, non preoccuparti, prova ancora!- disse Les che intanto, da dentro la gabbia, si guardava intorno nervosamente. 

Era l'imbrunire, si sentiva nel silenzio del deserto con l'imbrunire che calando, dei rumori di sterpi che si muovevano. [...]

-Oddio Les, non mi ricordo più quali chiavi ho già provato, non mi ci raccapezzo più con questo grosso mazzo di chiavi!- disse la donna in lacrime, con le mani tremanti.

-Va bene così!, Marian scappa! scappa da quì!, scappa e non voltarti indietro!- urlò Les.

Marian lo guardò con il volto in lacrime -Oddio Les, non posso aprire la gabbia, non mi riesce!- [...]

-Per Dio!, Marian!, Scappa!- urlò nuovamente Les - Scappa sulla statale e vai a chiamare aiuto!-

Marian frignando annuì, ma nel frattempo il lucchetto scattò!.

La donna incredula, a sua insaputa era riuscita finalmente ad azzeccare la chiave giusta. 

Sorpreso e quasi stordito, per un attimo Les rimase di sasso, mentre vide che Marian mentre piangeva e rideva, stava aprendogli la porta della gabbia d'acciaio.

Les saltò fuori dalla gabbia, prese per mano Marian, i due giovani corsero a perdifiato verso il furgone del benzinaio, Les mise in moto, poi diede gas, il furgoncino partì alzando tanta polvere.

Marian guardò dal finestrino posteriore, ed urlò -Svelto Les!, il mostro sta volando e viene da questa parte!-

Il furgoncino saltellando violentemente sul viottolo scassato, sgattaiolò agile e veloce, scomparendo dentro una fitta e densa coltre di polvere, da cui non si poteva vedere niente, non si vedevano nemmeno le luci di posizione del veicolo.

Les guidava a fari spenti, con il piede a tavoletta, appena rientrato sulla statale 66, Les avrebbe svoltato a destra, per ritornare indietro verso Los Angeles, sarebbe andato verso il primo paese, in cerca di uno sceriffo, per raccontare tutto ed avere aiuto. 

La strada era buia, ma c'era ancora la Luna piena e si vedeva nitidamente il percorso asfaltato, che Les gli sembrò d'aver fatto appena qualche giorno prima, ma che in realtà aveva percorso più di una settimana fà.

>> Essere - Richard Matheson parte 5






venerdì 26 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 3

 << Essere - Richard Matheson parte 2

Les riuscì a piegare parte delle inferriate in acciaio della gabbia,facendo uno sforzo terribile, allungò le gambe tenendosi con le mani aggrappato all'altro capo della grata. Il ragazzo continuò a premere sulla grata, allargò il varco, sino a quando il giovane finì di piegare le due sbarre, tanto da farci passare la testa e le spalle. Il giovane s'infilò nel varco e lentamente sgusciò fuori in silenzio dalla gabbia. Poi aiutò Marian ad uscire, facendole con il dito sulla bocca, il gesto di far silenzio. La ragazza era più esile di Les, Marian non ebbe problemi ad uscire dalal grata, anche se Les l'aiutò a venir fuori rapida.

-Marian, togliti quei maledetti sandali, scappiamo il più veloce possibile, senza fare rumore!- sussurrò Les all'orecchio di Marian.

La giovane annuì, si tolse i sandali e poi corse bassa ed accucciata, rapida ed in silenzio, dietro Les. I due ragazzi erano più in basso delle finestre della casa, che erano chiuse, c'erano le tende tirate e non si vedevano luci accese all'interno.

La vecchia Ford T era sempre al suo posto, speriamo che il benzinaio non l'avesse manomessa!.

Les aprì le portiere e disse a Marian di restare accucciata dietro la portiera mezza socchiusa, la giovane non doveva entrare in auto sinchè l'auto non sarebbe andata in moto. Les cercò d'avviare l'auto premendo il pulsante di accensione, avendo abilitato l'aria e la sovra alimentazione dell'auto. Il motorino di avviamento sibilò un rumore acuto e metallico, il motore sferragliò ma non sembrò volerne di partire.

-Oddio!, perché non vuol partire?!- sussurrò Marian, che era bianca come una morta, ed aveva riposto dentro l'auto, i suoi costosi sandali firmati.

-Non lo so, forse é solo il freddo- sussurrò Les, che non voleva nemmeno pensare all'idea che il meccanico potesse aver manomesso qualcosa nella vecchia Ford T.

-Les!- disse di nuovo Marian, indicando con la testa la casa, dalla finestra s'era accesa una luce.

-Oh! Gesù! falla partire!- pensò Les mentre riprovò ad accendere l'auto, premendo il pulsante di start, mantenendo alzata l'aria della sovra alimentazione per le partenze a freddo dell'auto. 

Il motore tossì incerto, poi d'un tratto finalmente s'accese mantenendo un regime normale. I due giovani saltarono a bordo e chiusero le portiere, Les mise la primamarcia, dette una vigorosa accelerata, mentre il benzinaio s'affacciò alla finestra ed urlò qualcosa, che il rumore dell'auto ebbe a coprire.

L'auto iniziò a muoversi, aveva il motore freddo e la Ford T non era un fulmine, ma le ruote iniziarono a muoversi, Les mise la seconda marcia e premette a fondo tutto l'acceleratore. L'uomo alla finestra era sparito, forse era andato a prendere un'arma, sarebbe presto uscito di casa.

-Sbrigati Les!- disse nervosamente Marian.

La Ford T accelerò ed imboccò saltellando lo scassato viottolo sabbioso e pieno di ciottoli, Les accese le luci anteriori, perché non voleva finire contro una roccia oppure un cactus, fuori c'era la Luna piena, ma quel maledetto viottolo era pieno d'insidie.

S'udì all'improvviso un colpo di fucile, ed una pioggia di metallo ebbe a colpire la carrozzeria posteriore dell'auto, Les guidava a tavoletta, tenendo ben saldo il volante e guardando dallo specchieto retrovisore, Marian si voltava nervosamente dietro, cercando di capire, cos'altro sarebbe potuto succedere.

Un secondo colpo di fucile, anticipò di un attimo l'esplosione del vetro posteriore della Fort T, mentre saltò contemporaneamente via anche lo specchietto retrovisore sinistro dell'auto. 

I due ragazzi erano reclinati in avanti, semi accucciati dietro ai sedili, cercando di stare il più riparati possibile, mentre il piede di destro di Les era premuto saldamente a fondo sull'acceleratore,e  la vecchia Ford T saltellando sul viottolo scassato era salita di giri, Les mise la terza marcia, il motore della macchina rugliò, la vecchia automobile guadagnò ancora più velocità.

-Lui dov'é?! Cos'altro sta facendo?!- chiese urlando Les

-Non lo so!, non lo vedo!- disse Marian che aveva appena alzato la testa sopra i sedili e guardò indietro, dal grosso buco posteriore ovale, dove un tempo c'era il lunotto posteriore dell'auto.

-Attento!- urlò all'improvviso Marian.

La vecchia automobile andò a schiantarsi contro il poderoso cancello di legno che serrava l'uscita del viottolo, i due fari si scassarono e la macchina s'incastrò tra tre solidi tronchi di legno che serravano il passaggio, costituendo l'ossatura pesante del cancello. 

Il motore della vecchia Ford T si spense. 

Marian prima fu spinta nell'urto verso il cruscotto anteriore, poi rimbalzò verso il finestrino laterale sinistro.  Les picchiò contro il volante anteriore e rimase per un attimo senza fiato, rimbalzando sul sedile del guidatore.

-Svelta! dobbiamo uscire di quì!- disse Les mentre si toccava lo sterno e lo stomaco che erano doloranti.

-Oddio, Les, mi gira la testa!- disse Marian balbettando, mentre aveva del sangue che gli colava dalla fronte.

Les uscì dall'auto, fece il giro dell'auto passando da dietro, poi aprì lo sportello ed afferrò la ragazza, la sorressela, i due fecero qualche passo ma non andarono oltre il cancello, la ragazza stramazzò a terra e Les non ebbe la forza di sorreggerla.

Una luce di una torcia illuminò i due giovani, s'udirono i passi rapidi e pesanti di stivali, poi Les vide una mano che bradiva una pistola automatica in calibro .45 e la voce disse  -Basta!, tornate indietro adesso!-

-Mia moglie é ferita, ha bisogno di un medico! Ha picchiato la testa contro il finestrino!. Non può metterla dentro una gabbia!- urlò Les

-Ho detto, tornate indietro- disse l'uomo che mosse la pistola, mimando il gesto di muoversi.

-Mia moglie é a terra, non può camminare!- disse Les

-Prendila in spalla, oppure le sparo così, dov'é!- disse la voce dura dell'uomo.

Les prese in braccio Marian ed iniziò a camminare verso la casa, seguendo il misero sentiero scassato, che poco prima aveva percorso, cercando la fuga. L'uomo lo seguiva a poca distanza, illuminandolo con una torcia.

-Perché fa questo?! Perché sequestra persone innocenti, per farle mangiare da quella cosa, che solo Dio sa, cosa diavolo sia!- chiese Les.

Nessuna risposta venne dall'uomo, che continuò a seguirlo, con i suoi passi ritmati e pesanti. [...]

-Per Dio, mia moglie é ferita, non può metterla in una gabbia!. Prenda me, ma non metta mia moglie in una gabbia!- disse Les.

Il giovane non finì la frase che sentì un'ago che gli penetrò le spalle, poi un forte calore s'irraggiò dalle spalle -Oddio! No!- fece appena in tempo a dire Les, che poi stramazzò nella sabbia, privo di sensi, assieme a Marian. Il giovane non s'accorse nemmeno d'aver toccato terra.

_______

L'essere era un globo calmo, tranquillo e caldo, emanava leggeri vapori umidi e caldi nella notte, mentre in modo monotono e regolare l'essere pulsava silenzioso di un colore rosso. L'entità era comoda ed a suo agio, era felice, in modo grottesco digeriva l'uomo che aveva mangiato, l'entità se ne starebbe stata ferma per due giorni, prima che i crampi della fame, ne avrebbero stimolato la sua brama di carne umana.

________

Degli urli isterici lo svegliarono: Les non poteva parlare, non poteva pensare, non poteva muoversi, a malapena poteva muovere gli occhi, il suo corpo era pesante come una roccia. 

L'uomo nell'altra gabbia stava urlando, era lui il povero diavolo che stava urlando.

 L'uomo nell'altra gabbia aveva appena smaltito la dose di sedativo che gli era stata propinata, adesso l'uomo urlava e dava di matto, perché sapeva qual'era la sua sorte. Questo fu il pensiero che  balenò nella testa di Les, che si sentiva stordito, come fosse stato un pesce morente.

Il tempo scorreva come fosse stato rallentato, Les sapeva che prima o poi gli sarebbe capitato qualcosa di orribile, ma i suoi occhi si muovevano lenti, vedeva sfocato, ma Les era ragionevolmente certo che nelle gabbie vicino a lui, Marian non c'era. 

Marian non c'era, non era nella sua stessa gabbia.

Marian non era nella gabbia dell'uomo che urlava come un pazzo. 

Il povero diavolo era nella gabbia vicino a lui, ma Les non capiva cosa stesse farfugliando od urlando l'uomo. 

Les mosse gli occhi verso sinistra: Marian non era nella gabbia accanto alla propria, che era vuota ed aveva delle inferriate piegate.

Non c'era niente di razionale e di logico, in quello che gli stava capitando. Cosa diavolo era quella cosa che aveva visto l'altra notte?!. 

Les fece uno sforzo tremendo per muovere la testa, della bava gli colò dalla bocca, Les cercò di riordinare i pensieri che scorrevano lenti nella sua testa, ed era maledettamente difficile metterli insieme, per cercare di capire che stesse accadendo.

Se Marian non c'era, Marian dov'era?!

Un pensiero di panico, balenò nella mente di Les.

­­­­­­­­­­­­­­________________

Marian giaceva drogata dentro la casa, era stata posta sul letto, con una coperta di lana a patchwork per coprirla. La ragazza respirava regolarmente, occhi chiusi, era immobile. 

Merv Ketter era in piedi nella stanza, osservava la donna in silenzio.

Si sarebbe preso cura della donna, come fosse stata la sua Elsie. L'altro uomo nella gabbia urlava come un matto, presto sarebbe andato a sedarlo, era questo l'ultimo giorno di vita dell'uomo, poi domani l'essere sarebbe tornato a reclamare la sua cena.

La donna distesa sul letto, non rassomigliava per niente alla sua Elsie, tranne per il fatto che aveva lo stesso colore di capelli: erano biondi. Suo marito chiuso là fuori dentro la gabbia, la chiamava Marian: Marian era un bel nome, la donna aveva anche un bel corpo e delle belle gambe sode.

Ma che diavolo stava facendo?! 

Questo era quello si chiese all'improvviso Merv Ketter. Non c'era nessuna ragione di tenere in casa la donna, se tra 4 giorni, la donna sarebbe stata il pasto dell'essere.

-O me o loro- pensò Merv Ketter, che non era proprio convinto che questo pensiero fosse stato partorito dalla sua mente.

Merv Ketter decise che avrebbe tenuto la donna nel letto, sinché era sotto l'influsso della droga, poi l'avrebbe rimessa nella gabbia di ferro, insieme a suo marito. Domani, avrebbe dato in pasto all'entità, l'altro uomo urlante che se ne stava nella gabbia. [...]

Merv Ketter uscì dalla casa, prese il suo furgoncino ed andò alla sua stazione di servizio.

>> Essere - Richard Matheson parte 4




lunedì 22 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 2

 << Essere - Richard Matheson parte 1

L'uomo giaceva a terra, con gli occhi spalancati e privi di un'espressione, sembrava come ipnotizzato, la bocca era aperta ed immobile, da cui spuntavano dei denti giallastri. Mani, braccia e gambe giacevano immobili, con muscoli rigidi e contratti. L'uomo se ne stava inerte, dentro la sua voluminosa gabbia metallica, la porta era ben chiusa da un lucchetto.

-Che cos'ha?!- chiese Marian

-Non lo so- rispose sotto voce Les

Poco più in là c'era una seconda gabbia, con un secondo uomo. Questo era orribile, gli occhi erano senza vita, l'uomo dal colore verdastro, sputava bava, appena percepì il rumore dei due ragazzi che si muovevano sul terreno, l'uomo si voltò verso di loro. [...]

Les afferrò la mano di Marian e le disse sotto voce -Togliamoci subito da quì, scappiamo veloci ed in silenzio, come se non fossimo mai venuti a veder lo zoo casalingo, che c'é quì!-

-No!- urlò Marian, - Les!, devi fare qualcosa!-

Les infuriato, strattonò Marian di peso, il giovane trascinò di passo veloce la ragazza, verso la loro Ford T. L'uomo della fattoria però, aspettava i due ragazzi davanti all'auto, impugnava una grossa doppietta a canne mozze.

La mente di Les andò nel panico, quando vide l'uomo della fattoria che gli puntò addosso il fucile e disse loro -Adesso si torna indietro!, si torna allo zoo!-

Les realizzò che nessuno sapeva che i due ragazzi avevano imboccato la statale 66. Nessuno sapeva che lor s'erano fermati alla stazione di servizio mezza abbandonata, nessuno sapeva che loro erano venuti sin là per prendere l'acqua dal pozzo, in quella vechia casa, in mezzo al niente, nel deserto. I due ragazzi avrebbero potuto anche scomparire, e nessuno avrebbe saputo niente di loro, perchè loro non avevano detto a nessuno, quali erano i programmi per il tragitto turistico lungo la statale 66.

_________

Il benzinaio si chiamava Merv Ketter, l'uomo aveva rinchiuso in una gabbia di ferro, Les e Marian poi l'uomo s'allontanò pochi minuti dal retro della casa, tornò poi dopo poco spintonando con il fucile una donna, la quale fu rinchiusa dentro un'altra gabbia di ferro, vicino al porcile che però era vuoto.

Poi Merv Ketter rientrò nella casa, appoggiò il fucile sul tavolo, camminò sul pavimento in linoleum della vecchia casa e poi pensò  che cos'altro poteva fare?!lui non avevo scelta!-

In casa l'uomo aveva riposti in un armadietto di ferro anche una pistola automatica Luger tedesca, un fucile da guerra tedesco Mauser, una bomba a mano e persino un granata anticarro. Per qualche strana ragione, l'uomo meditava di farsi saltare per aria, con la bomba a mano. Poi un pensiero gli balenò nel cervello: un eroe di guerra!. Ammirato, lodato, decorato, ma da quando Elsie era morta, lui era rimasto solo nel deserto con i suoi trofei. Un giorno però, sarebbe tornato nel deserto, per andare a caccia.

L'uomo si sedette su una sedia, i suoi occhi si muovevano in modo convulso a destra e sinistra, poi Merv Ketter si mise la testa tra le mani, incominciò a pensare che forse era uno stupido. Però forse non era uno stupido: insomma non era successo niente, quando era scomparso il primo uomo. Non era successo niente, nemmeno quando erano scomparsi 5 uomini. Forse, non sarebbe successo niente, neanche adesso.

Però non era da lui, mettere in prigione una donna!.

Merv Ketter non aveva mai pianificato d'imprigionare una donna!. Però in fondo se l'era cercata e forse se l'era voluta: lui non avrebbe potuto salvarla, lui aveva capito che la donna era spacciata, quando in mezzo al deserto, nella sua stazione di servizio, la donna agitando orizzontalmente il suo termos vuoto, chiedeva sorridendo dell'acqua fresca da bere!. 

Però alla coppia di giovani che aveva messo nella gabbia, non li aveva fatto alcuna iniezione, loro avrebbero potuto urlare. 

L'uomo aprì gli occhi, guardò sulla vecchia madia di cucina, la foto della moglie morta, poi l'uomo guardò l'armadietto aperto, con dentro i suoi cimeli e trofei di guerra.

Lui era un eroe, questo pensiero gli fece contorcere le budella.

________

Era venuto il tempo, il glutine si muoveva lento e pulsante come una spuma, nei tentacoli dell'essere. Un fremito agitato, contrasse tutti i muscoli dell'essere, che si gonfiò come una sorta di bolla sferica. L'entità iniziò a muoversi lenta, gelatinosa e silenziosa, tra le rocce e gli sterpi. 

L'entità ripensava a com'era entrata sulla Terra: s'era camuffata da meteora, poi era atterrata ed aveva atteso, quando il Sole aveva riscaldato il suo veicolo, il portellone s'era aperto, e l'entità era uscita fuori, immersa in questo giallo e sporadico verde iridescente. 

________

[...] -Che cosa sta facendo?!- chiese sotto voce Marian a Les, con un tono di voce impastato, mentre le labbra inferiori erano leggermente screpolate.

-Non lo so- rispose Les che, da quando era stato messo in gabbia, insieme a Marian, continuava a chiedersi perché il benzinaio gli avesse incarcerati nelle gabbie?! Che cosa voleva fare di loro?!.

Sporadicamente Merv Ketter usciva di casa, andava nel vuoto porcile, prendeva qualche oggetto e rientrava in casa, però l'uomo non guardava mai nelle gabbie, sembrava volesse evitare la vista e gli sguardi delle persone, che egli stesso aveva costretto nelle gabbie d'acciaio.

La giornata volgeva al termine, tra un po' sarebbe scesa la sera e poi la notte.

Comparve Merv Ketter, che aprì la gabbia dove c'era l'uomo che giaceva incosciente, Ketter lo trascinò fuori dalla gabbia e lo lasciò per terra. Poi Merv Ketter iniziò a guardarsi intorno, con uno sguardo spiritato, come se stesse cercando qualcosa, quindi rientrò istericamente di passo veloce in casa, dopo poco e chiuse la porta a chiave.

-Che diavolo sta facendo?! Perché ha lasciato quell'uomo mezzo morto, sdraiato dietro al cortile di casa?!. Les, io ho paura!- disse Marian.

Les non rispose, scosse la testa e non disse niente; non c'era niente, in quello che era loro capitato, che avesse un briciolo di senso logico!. [...]

Silenziosamente e senza un suono, venne il tramonto, poi gradualmente iniziò a scendere la sera, nel più completo silenzio del deserto. 

All'improvviso i due giovani udirono un suono, i loro corpi s'irrigidirono e tesero le orecchie per cercare di capire cosa fosse quel rumore, che avevano sentito. Quello strano rumore sembrava avvicinarsi, mentre il tramonto era quasi terminato, la notte calava da Est nel deserto, mentre ad Ovest il sole era scomparso ed chiarore rosso diventava blu scuro in un cielo limpido e senza nuvole.

C'era un essere orrendo, era luminescente, di forma sferica, quell'essere sconosciuto pulsava, ed aveva anche alcuni tentacoli, mentre l'entità rotolava lenta e soffice tra le rocce, ed i pochi sterpi del deserto.

Les chiuse gli occhi, non voleva vedere, non voleva sentire. 

Marian s'aggrappò istericamente alle inferriate della gabbia, urlò come una matta in preda al panico, tirò a se ripetutamente la grata, cercando disperatamente di rompere i cavi in acciaio, in cui erano stati rinchiusi.

L'essere s'avvicinò all'uomo inerme che era steso a terra, appena dietro la casa, l'entità con i suoi tentacoli iniziò a succhiarlo, e lentamente l'uomo scomparve, finendo fagocitato dell'entità, che nel buio della notte, prese ad emanare una luce rossastra e pulsante.

Adesso era tutto chiaro ai due giovani, perché erano stati imprigionati nelle gabbie: loro erano il cibo per quella cosa.

________

Quando Merv Ketter udì da dentro casa, le urla di panico di Marian, l'uomo si tappò le orecchie. Porte e finestre, ancorchè ben chiuse non potevano tenere fuori le urla di panico della ragazza. Forse, le urla che Merv sentiva non erano reali, forse le grida erano solo nella sua mente, per cui non c'era bisogno di porte e finestre per tenere fuori queste grida d'aiuto disumane, perchè in fondo era tutto nella testa di Merv.

Quando le grida finirono, l'uomo s'alzò come un automa, fece un cerchio rosso sul calendario che era appeso al muro: era il 22 di Agosto, quello era l'ottavo uomo che era stato mangiato.

Il lapis rosso cadde dalle mani di Merv sul pavimento, con un rumore secco. 

Merv osservava con gli occhi spiritati il calendario pieno di cerchi: 16 giorni d'inferno, un uomo mangiato ogni 2 giorni, la matematica era semplicissima, ma la verità dei fatti era decisamente meno semplice.

Erano solo 16 giorni fà che Merv era venuto nel deserto, in caccia di conigli, ma questi 16 giorni li sembravano anni. 

I ricordi affiorarono alla memoria di Merv in modo lucido: era al tramonto, davanti ad una pozza d'acqua, quando Merv vide quell'essere che se ne stava immerso in una delle poche grosse pozze d'acqua che si trovavano tra le rocce del deserto, dove la selvaggina spesso andava a bere sulla sera. 

L'entità di forma vagamente sferica, simile ad un bulbo, emetteva una luce rossastra, pulsante, aveva degli stani tentacoli che si muovevano nell'aria come fossero stati dei serpenti. 

Merv non stette a pensarci un'attimo, si voltò e prese a correre, corse come un pazzo, in preda al panico, quando all'improvviso ebbe come una percezione strana, Merv sentì il bisogno di voltarsi per un attimo. 

Quell'essere volava, lo stava inseguendo!.

 Allora Merv puntò il suo fucile a canne mozze e sparò.

Lo beccò in pieno, poi Merv riprese a correre, però in direzione opposta, perché l'entità era davvero veloce, Merv non ce l'avrebbe mai fatta a raggiungere il suo veicolo.

Merv tornò a correre verso il deserto, verso la pozza d'acqua.

Nel panico e nella furia della corsa, Merv si ritrovò immerso nella pozza d'acqua, ed in meno di pochi secondi, ebbe contro di se l'entità gelatinosa che volando, lo raggiunse in un baleno e tentò d'aggredirlo. 

Il contatto della pelle umana con l'entità gelatinosa, gli procurò un fortissimo dolore: la pelle gli bruciava come fosse stata ustionata dal fuoco, ma per qualche ragione Merv non fu mangiato e Merv non morì. 

Merv aveva inalato dei vapori che l'entità aveva emesso, mentre i due lottavano nella pozza d'acqua: Merv si ritrovò come avvelenato ed impossibilitato ad urlare. Merv non poteva correre e non poteva muoversi, come invece avrebbe voluto. Era come se un veleno, gli avesse bloccato i movimenti. 

Merv rimase immerso nell'acqua, era avvolto da una colla putriscente e gelatinosa dall'odore nauseabondo, nonostante l'uomo fosse incapace di reagire, era perfettamente cosciente: Merv s'aspettava il peggio, da un momento all'altro.

Un tentacolo dell'entità gli si appiccicò sulla fronte, nel cervello di Merv balenò all'improvviso un pensiero: -per adesso, non posso ucciderti, ma tu mi porterai del cibo!-. 

Questo pensiero si stampò nella mente di Merv, come se gli avesse bruciato il cervello, avvelenandone il cervello e soggiogandone la volontà.

Dopo quella volta, Merv continuò a fare cerchi rossi sul calendario, con la propria volontà ormai soggiogata. 

Merv si ricordava che aveva avuto una moglie, Merv si ricordava che aveva avuto un lavoro alla stazione di servizio, Merv sapeva che era stato in guerra, Merv sapeva che era stato anche decorato. 

Ma la sua volontà era soggiogata: quel morso del tentacolo sulla fronte, aveva avvelenato la mente di Merv Ketter, il quale non poteva e non riusciva a ribellarsi, all'ordine che l'entità gli aveva imposto, bruciandogli la mente. Era come se Merv Ketter fosse stato morso dal veleno di un serpente, che avesse preso il controllo parziale della sua mente.

Tra due giorni l'entità sarebbe tornata per mangiare, gli uomini che lui forniva all'entità, la loro morte avrebbe permesso a Merv Ketter di vivere.

Merv andò a letto e si coricò su un fianco, mentre il cervello di Merv prese a pensare un po' più liberamente. 

Che cosa avrebbe fatto Merv se la giovane coppia si fosse liberata?!

 Che cosa sarebbe successo se la polizia fosse arrivata all'improvviso?! 

E cosa sarebbe successo se le indagini avessero scoperto anche gli altri otto uomini che erano stati già mangiati dall'entità?!

Merv Ketter allungò nell'oscurità la propia mano sopra al comodino, trovò la sua bottiglia di whisky, che era ancora piena a metà, la prese e ne tracannò avidamente vari copiosi sorsi. Con quella, si sarebbe probabilmente addormentato e forse anche il suo stomaco e le sue viscere, avrebbero smesso di contorgersi, davanti ai pensieri che gli frullavano nella testa e di cui, solo parzialmente n'aveva il pieno controllo.

>> Essere - Richard Matheson parte 3




venerdì 19 novembre 2021

La Macchina del Tempo, tra Fantasia e Realtà (parte 2 di 5)

In questa bloggata multimediale, s'affronteranno "i viaggi nel tempo" in cui suoni ed immagini (veri o presunti) si mescoleranno assieme, per offrire una serie di suggestioni, tra Realtà e Fantascienza, dove da un non luogo per l'eccellenza, sarà possibile accedere a spezzoni di spaziotempo passati, molto affascinanti, per sbirciar com'era la realtà del passato!

Un viaggio indietro nel tempo nelle strade di Mosca nel 1896

Un viaggio indietro nel tempo nelle strade di Halifax nel 1902

Un viaggio indietro nel tempo nelle strade di San Francisco nel 1906

Un viaggio indietro nel tempo nelle strade di New York in Manhattan nel 1911

Un viaggio indietro nel tempo Titanic 10 Aprile 1912



domenica 14 novembre 2021

Essere - Richard Matheson - If Worlds of Science Fiction di Agosto del 1954 parte 1

Era di sabato quel 6 agosto, quando una palla di luce discese nel deserto, e la gente che se ne stava a 20 miglia disse che era stato un bolide, perché l'oggetto s'era lasciato dietro una scia fosforescente e questo era quanto dovevano dire, tanto per dire qualcosa.

Nel silenzioso hovering, l'oggetto metallico toccò finalmente terra: dentro un animale forte, con occhi fosforescenti, se ne stava silenzioso, raccolto dentro l'oggetto metallico. Con l'oggetto metallico fermo sul terreno, seguì silenzio per molte ore, poi il buio sparì e spuntò il Sole, che illuminò con la sua luce, l'irreale oggetto che se ne stava fermo ed immobile sul terreno.

_________

-Santo cielo!, é ancora rovente!- disse Les, il giovanotto ritrasse rapido ed istintivamente il palmo, dall'oggetto sferico che era sulla plancia della vecchia Ford T.

-E' solo la tua immaginazione!- rispose sorridendo Marian, la ragazza era bionda, portava dei sandali, labbra rosse di rossetto, la giovane era appoggiata al finestrino del'auto, quasi cercasse di godersi il fresco che talvolta proveniva con qualche colpo di vento. Poi Marian aggiunse -Non può essere caldo, é un Cucumber-

I due giovani avevano lasciato Los Angeles per andare in auto a New York, era un lunghissimo viaggio da fare in auto, strade ed autostrade ma sopratutto ogni mezz'ora c'era da fermarsi per mettere acqua nel maldetto radiatore, perchè altrimenti si sarebbe scassato tutto. [...]

Les sbuffò e disse - Ma come diavolo hai fatto, a convincermi a partire da Los Angeles, in auto per andare a New York, e per altro con questo macinino, convingendomi anche nel passare dalle strade statali, da dove a tuo dire avremmo tagliato e risparmiato strada del tragitto, rispetto ad usare le più pratiche super strade?!-

-Uffa!, dannazione!, fai sempre le solite domande!!- disse Marian.

Era da ore che i due ragazzi seguivano la strada 66 ed agli ultimi cinque incroci, i ragazzi avevano sempre tirato dritto senza andare alla ricerca di una deviazione che li riportasse verso un paesino, oppure una super strada, finendo per addentrarsi sempre più nel deserto.

-Guarda! c'é un distributore laggìù- disse Marian -Possiamo vedere se hanno dell'acqua, potremo riempire la nostra tanica, per rinfrescare il radiatore! inoltre il nostro termos dell'acqua da bere é vuoto!-

-Sì!- disse Les con una smorfia sarcastica, mentre scuoteva la testa, poi il giovane aggiunse -E poi faremo benzina, e poi ci faremo mettere una pezza a questo radiatore di merda!, e poi ci faremo dire la strada, per lasciare questa maledetta statale 66 e poi ritornare su una super strada!-

-Maledette autostrade!- disse sotto voce Marian, mentre teneva la testa ed il busto fuori dal finestrino, guardandosi intorno.

La vecchia Ford si fermò alla stazione di servizio, ma non uscì nessuno dalla struttura.

-Non dirmi che è una stazione di servizio abbandonata e deserta!- disse Marian

Les uscì dall'auto, chiuse lo sportello e disse -Dio mio! che caldo che fa quì! e non siamo nemmeno ad un terzo del viaggio sulla statale 66-

Marian uscì dall'auto, chiuse lo sportello, poi ciabattò girando intorno all'auto e raggiunse Les.

Les s'avvicinò al vetro della stazione di servizio: c'era un calendario con l'anno ed il mese ed il giorno corretto indicato dal segnalibro rosso, c'era un distributore automatico di bibite ma era impolverato ed aveva l'aria di essere guasto. C'era un tavolo scuro con un paio di sedie, c'era una lampada da tavolo spenta e non c'era nessuno.

-Sembra che non ci sia proprio nessuno!- disse Les scuotendo la testa.

-Oh! guarda Les!- disse Marian agitando il termos vuoto -Finalmente siamo salvi! speriamo che abbiano dell'acqua fresca da bere!-

Un pick up dall'aria scassata, si stava avvicinando alla stazione di servizio, provenendo ortogonalmente alla statale 66, il veicolo saltellava su una strada di campagna, sterrata e polverosa. Il furgoncino alzava parecchia polvere e faceva anche piuttosto rumore, nonostante andasse lentamente, diretto verso la stazione di servizio.

Il veicolo si fermò sul lato della stazione di benzina, scese un uomo sulla trentina, abbronzato, con una t shirt bianca e poco pulita e rappezzata, sopra c'era una tuta di jeans blu, capelli di color chiaro e tagliati molto corti. L'uomo privo d'ogni espressione chiese -Volete della benzina?!-

-Sì grazie!- rispose Les [...]

L'uomo svitò il tappo metallico del carburante della vecchia Ford, mise il tubo di metallo e chiese -Quanta?!-

-Il pieno, grazie!- rispose Les

Il cofano della Ford era rovente, Les prese un fazzoletto, si fasciò la mano ed aprì il cofano, una vampata di vapore uscì fuori dal vano motore, come fosse stato un funesto messaggio di fumo bianco, emessa dalla meccanica della vecchia Ford T.

-Avrebbe dell'acqua fresca da bere?!- chiese Marian [...]

-Certamente!, ma non quì!- sorrise lievemente l'uomo che poi chiese - Da dove venite?!-

-Da Los Angeles, per New York- disse Les

-Ah! New York!, piuttosto vicino!- disse ironico l'uomo.

-Non avete acqua fresca da bere?!- chiese di nuovo Marian.

-A casa!, mia moglie ne ha!- disse l'uomo, mentre intascava i contanti che Les gli aveva allungato, per aver fatto il pieno all'auto.

-Se mi seguite con l'auto, vi porto a casa mia, mentre mia moglie recupera un po' d'acqua fresca, potrete dare un'occhiata anche al mio Zoo!- disse l'uomo accennando un secondo sorriso.

I due giovani in auto, seguivano il saltellante furgoncino dell'uomo, che ripercorreva la scassata strada di campagna. C'era sempre uno zoo, dietro ad ogni meccanico o benzinaio in mezzo al deserto: serpenti, strani insetti, ragni giganti, qualche volpe del deserto, visto uno zoo casalingo se n'erano visti tutti, dato che erano più o meno tutti uguali.

-Io li odio gli zoo casalinghi!- disse Marian

-Lo so- disse Les che poi aggiunse -Ma abbiano bisogno d'acqua. Se non avessimo avuto bisogno d'acqua, non ci saremmo mai ficcati in questa scassatissima strada di campagna, per andare in una dannatissima casa di campagna in mezzo al nulla, in questo deserto nella statale 66. E poi mi sono anche scordato, di chiedergli, come diavolo si fa a ritornare sulla super strada, lasciando questa maledetta statale 66. Adesso basta, andare a zonzo per la statale 66- concluse Les con il volto imbronciato, mentre si voltò a guardare Marian che incurante di tutto, osservava il panorama del deserto.

La casa era di legno scuro, una struttura a due blocchi, tipica delle case di almeno 100 anni prima. 

-Nello Zoo, ci saranno tigri e leoni!- disse ridendo Les, mentre il giovane si voltò a guardare Marian.

-Cazzate!- disse Marian che guardò incuriosita la struttura, mettendo la testa fuori dal finestrino della vecchia Ford T.

Il benzinaio saltò fuori dal suo furgoncino, poi disse -Prendete pure l'acqua dal mio pozzo, prendete tutta quella che vi serve- poi l'uomo camminando sull'aia polverosa e sabbiosa, entrò dentro casa.

-Possiamo andar a vedere lo zoo?!- chiese Les, mentre tirava su il secchio di legno dal pozzo.

-No!- rispose Marian, che se ne stava in piedi, imbronciata, appoggiata alla carrozzeria posteriore dell'auto, con le mani conserte sul busto.

-Ma dai!, ormai siamo quì! possiamo dare una sbirciata rapida, dobbiamo lasciargli qualche dollaro. Dopo tutto, ci ha permesso di prendere tutta l'acqua di cui abbiano bisogno. E non ci ha chiesto nemmeno un dollaro, per l'acqua che sto prendendo dal suo pozzo!- disse Les che stava riempiendo una delle due taniche metalliche che aveva estratto dal vecchio bagagliaio.

-Ok!, va bene- disse infine la ragazza.

Quando Les ebbe finito di riempire le due taniche ed averle riposte nel bagagliaio, i due giovani girarono dietro la casa, per sbirciare le gabbie di legno e metallo che erano accatastate un po' quà e là sul terreno sabbioso.

-Non c'è niente quà!- disse Marian che poi aggiunse -Le gabbie sono tutte vuote!- poi la ragazza si fermò e disse -Basta! non voglio andare oltre!. Non voglio vedere come dei poveri animali sono torturati e costretti a stare nelle gabbie, chiusi sotto questo Sole cocente!-

-Beh! io invece finirò di dare un'occhiata!- disse Les sorridendo -Sono proprio curioso-

-Oddio Marian!- all'improvviso urlò la voce di Les

La ragazza che camminava verso la Ford T si fermò e si girò.

-Che diavolo c'è adesso?!- chiese Marian

-Oddio! Marian!, c'è un uomo quì dentro in questa gabbia!- disse inorridito Les.

La ragazza corse per vedere, poi si strinse al corpo di Les e rimase inorridita. C'era per davvero un uomo, chiuso in una gabbia, sotto quel Sole cocente!.

>> Essere - Richard Matheson - parte 2




Caos e Caso prof. Vulpiani, Parte I

 





mercoledì 10 novembre 2021

Ritorna il mito dell'UFO crash nel ghiaccio!

E' su IF Worlds of Science Fiction del marzo 1960 in cui in copertina sventola un'astronave aliena, caduta al Polo e poi rimasta sotterrata nel ghiaccio per millenni!. E' un plot permutato, che già Wonder Stories & Amazing Stories ebbero a discuterne varie volte.




domenica 7 novembre 2021

Comet

La rivista COMET fu una pulp mag molto marginale, nacque nel Dicembre del 1940 e cessò la sua attività nel Luglio del 1941, il suo editore fu F. Orlin Tremaine che ebbe a lavorare in Astounding Stories (una delle riviste leader di SciFi nel 1930s). L'editore Tremaine era l'unico nel settore che pagasse $0.01 a parola, per ogni racconto. La rivista chiuse per carenza di fatturato, riuscendo a pubblicare solo 5 riviste.

http://www.luminist.org/archives/SF/




giovedì 4 novembre 2021

Asphalt 9: Legends

Il video gioco Asphalt ha una buona grafica, il file é leggero da scaricare ed é GRATIS: il gioco é per PC Windows 10,  Android, iOS, Nintendo Switch, Macintosh OS e può essere giocato con tastiera, mouse, joystick, 

https://www.gameloft.com/it/game/asphalt-9/