domenica 27 novembre 2022

Alla fine dell'orbita - A.C.Clarke - If Worlds of Science Fiction di Novembre 1961 (parte 1)

Tibor non vide la cosa, era addormentato in un doloroso sonno.

Solo Joey era sveglio, sul ponte, in una fredda alba, quando all'improvviso il meteorite spuntò fuori dal cielo sopra la Nuova Guinea.

Lo vide passare rapido e fiammeggiante sopra la sua testa, passando sopra le finestre del ponte. Era un bolide rossastro, molto veloce, che sfrecciò luminoso nel cielo nero e plumbeo pieno di stelle a circa un miglio e mezzo dalla sua posizione.

Il meteorite volò appena sopra l'Oceano Pacifico, al contatto con l'atmosfera iniziò a disintegrarsi, in globi incandescenti che si aprirono a ventaglio, sparendo dal suo punto di vista. [...]

Joey attese in silenzio, era curioso di sentire il rumore del meteorite,  un grosso classico botto sordo oppure riecheggiante, ma nessun rumore giunse alle sue orecchie. Il radar di bordo però dopo qualche minuto segnalò uno splash down nell'Oceano: era cascato un grosso oggetto, Joey ne prese il punto nave dal radar.

Tibor sedeva accando a Joey, Tibor dormiva profondo, russava come un compressore, era solito dormire sempre così Tibor dopo un faticoso giorno di lavoro. Tibor aveva avuto donne ed avventure amorose a Sydney, Brisbane, Darwin, ma i suoi sogni erano sempre scevri di ricordi amorosi, ma solo densi di odio, sangue, per quello che era accaduto a Budapest, quando i carri armati russi erano entrati nel paese.

Quando Nick svegliò Tibor, agitandoli la spalla, Tibor si svegliò, ma ci vollero un paio di minuti prima che Tibor potesse tornare pienamente cosciente. La colazione era sempre la solita, riso uova di tartaruga, delle fette di roast beef con del caldo the molto dolce. Questo era più o meno il meglio che Joey era capace di fare, quando era il suo turno in cambusa.

Il diesel del battello ronfava tranquillo, la rotta era diretta verso un'isola, distante circa 2 miglia, dove sulla bella spiaggia di sabbia e gli alberi alle spalle, tanti stupidi uccelli volavano e gracchiavano nell'aria. Da quelle parti non si vedevano più europei nuotare nell'acqua, solo giapponesi e kanakas.

Tibor prese a vestirsi con l'equipaggiamento standard e si baloccava con il pesante elmetto metallico, mentre Blanco l'osservava silenzioso. Le acque erano calde, non servano indumenti pesanti sotto l'equipaggiamento, l'elmetto era provvisto di una riserva d'aria d'emergenza, in caso di pericolo Tibor avrebbe potuto nuotare e raggiungere la superficie in modo autonomo. Questo pensiero rassicurava Tibor, anche se non aveva nessuna intenzione d'accertarsi se questa possibilità era davvero concreta, in caso di reale necessità. [...]

Ogni volta che Tibor stava per immergersi, un pensiero s'incuneava nella sua mente: stava per lasciare il mondo sul quale viveva, per andare a ficcarsi in un altro mondo. Un mondo con severe leggi fisiche da rispettare, per quanto a lungo ancora avrebbe potuto fare questo gioco, senza incorrere in guai seri?!

Anche perché Tibor aveva potuto vedere con i suoi occhi, quando un collega era incappato in grossi guai. A letto e fasciato sulla nave Arafura, ben poco c'era stato da fare per salvarlo, dato che s'era in alto mare, per cui dopo qualche giorno d'agonia, la morte s'era portato via il suo amico, che aveva voluto osare troppo. [...]

_____________

Tibor giunse sul fondo: non c'erano bellezze inesplorate da scoprire, solo qualche pesce e del corallo, ma quello che c'era sul fondo erano soldi, ed é per questo che Tibor era là. [...] Tibor iniziò a camminare lento sott'acqua, passo dopo passo sul fondo sabbioso costellato da qualche roccia quà e là. La pietra più grossa che aveva recuperato sin'ora era stata venduta per 20 pounds, [...] nel frattempo l'aria compressa irrompeva nel casco, ronzando nelle orecchio di Tibor, la visuale era limitata sott'acqua, per quanto il mare fosse limpido di un colore verde, perché poco Sole filtrava dalla superficie sul fondale. [...]

Gli squali non si facevano mai vivi, a meno che non ci fossero state tante bolle rilasciate per una falla oppure per un attacco di una piovra, ma per fortuna il fondale era piano, sabbioso e desolato ed anche se la visibilità era limitata, non era quello l'ambiente ideale per questi animali marini.

Tibor però aveva sentito dire, che alcuni giapponesi, raccontavano che in questo tipo di habitat a volte avevano incontrato degli enormi ragni marini, con enormi zampe: pericolosi, molto voraci, temibili avversari. Ma forse erano balle giapponesi, perché non c'era ragione logica, per cui un maledetto ragno potesse sopravvivere sott'acqua a quella profondità. [...]

-Che diavolo sta succedendo quà?!- chiese Nick, che s'era scapicollato sul ponte, appena aveva sentito le urla via radio di Tibor, quanto le imprecazioni di Blanco, che stava al compressore ed alla gru di recupero rapido d'emergenza.

-C'é un relitto quà sotto! Ci sono come tanti tubi e molte corde, sono un po' da per tutto intorno a questo coso!- urlò la voce di Tibor dal microfono, riecheggiando sul ponte della nave.

-Tibor!, stai attento ai serpenti di mare!- urlò Nick al microfono.

-Non vedo quasi niente quà sotto!-

-Di certo non é una nave!, non risultano navi affondate dove siamo adesso!- disse Nick avvicinando la mano destra con il microfono alla bocca, mentre con la mano sinistra osservava con sguardo attento la carta nautica.

-Blanco! tra un po' tirami su!. Quando te lo dirò io!. Tornerò quì con Billy appena si sarà svegliato!. Daremo un'occhiata da vicino, con più attenzione in due!-

Tibor s'avvicinò a quello strano coso, giusto per capire cosa diavolo fosse. 

Nella mente di Tibor balenò il ricordo della leggenda che Jo andava raccontando un po' a tutti al bar. Jo era un pescatore che lavorava da solo, lui parlava sempre di un aereo DC3 che era caduto da queste parti durante la guerra, un ammaraggio violento vicino alla barriera corallina. Però la leggenda di Jo diceva che il DC3 era ammarato in acque basse vicino alla costa del Queen island. Non era questo il posto esatto, anche se non era troppo distante da quell'area. Jo parlava di strane casse a bordo del DC3 ma la polizia australiana era stata molto persuasiva con Jo, consigliandoli caldamente di lasciar stare tutta la faccenda. [...] Anche se non era igienico ne per la salute ne per la fedina penale, andare a mettere il naso su quelle misteriose casse di legno a bordo dell'aereo DC3, il velivolo conteneva strumentazioni che potevano essere recuperate e vendute. [...]

Quello strano coso che era sott'acqua, aveva lettere cirilliche e Tibor di alfabeto cirillico ne sapeva parecchio. C'erano poi tubi ed una sorta di gambe di ragno che spuntavano dal vertice dell'oggetto metallico, ma era evidente come il Sole che quelle strutture fossero artificiali, ed erano attaccate a quello strano coso.

-Ehi! gente!- disse Tibor -Quà sotto abbiano una sorta di Sputnik che é affondato in mare!-. 

Questa volta tutto l'equipaggio del battello Arafura, avrebbero dovuto ringraziarlo ed offrirgli da bere, perché quello che Tibor aveva trovato, era certamente un ritrovamento molto importante, il più importante fatto sino ad ora!.


>> Alla fine dell'orbita (parte 2)




Materia Oscura ed Energia Oscura








giovedì 17 novembre 2022

Sputnik su Galaxy Science Fiction del 1958

 Sventola in prima pagina della copertina di Galaxy Science Fiction, la versione BIG dello Sputnik sovietico (in cui s'immaginava la presenza di un uomo d'equipaggio, in una sorta di mini stazione spaziale). Il vero Sputnik 1 ebbe invece a fare il primo volo sub-orbitale il 4 Ottobre 1957







giovedì 10 novembre 2022

Lo scenario avveniristico dei "PRONIPOTI" (1962) nacque su Galaxy Science Ficton 1958

Nel numero di Ottobre 1958 di Galaxy Science Fiction a corredo del racconto "The Time Killer" fu apposta all'interno del testo, un'illustrazione fantascientifica che attira l'attenzione di un osservatore attento del XXI°secolo.

L'illustrazione disegna uno scenario avveniristico, di un futuro distante, che si ritrova TEL QUEL, per forme, mezzi, nel cartone animato "The Jetson's" alias "I PRONIPOTI" che fu proposto in televisione nel 1962 da Hanna & Barbera. 

E' evidente da dove la casa produttrice americana di cartoni animati, abbia preso spunto.




domenica 6 novembre 2022

Coerenza, Verosimiglianza, Plausibilità, Consistenza, Congruenza in Hard SciFi

Coerenza, Verosimiglianza, principio di Consistenza, Plausibilità, Congruenza, sono "qualità" che poggiano sul pensiero critico dell'autore, sono proprietà indispensabili di un racconto/libro di fantascienza di Hard SciFi e vanno conosciute, per poterle maneggiare al meglio, in un racconto o libro, di genere Hard SciFi.

Coerenza e Plausibilità in Hard SciFi

  1. La Coerenza é la qualità dei personaggi e delle loro scelte, loro azioni e loro pensieri, almeno per come sono stati presentati al lettore (in assenza d'indizi palidromi, che precedano un colpo di scena).
  2. La "Plausibilità" é la proprietà della tecnologia (presente o futura) che é un elemento strutturale in Hard SciFi.

Coerenza e Verosimiglianza di una fabula in Hard SciFi

  1. La Coerenza é la qualità dei personaggi, e delle loro scelte, osservate dentro una SWOT Analisi
  2. La Verosimiglianza della trama (fabula, intreccio) é la capacità di apparire "vera" come un fatto storico oppure di cronaca, misurando la fabula con la SWOT Analisi.

Il principio di Consistenza in Hard SciFi

Il principio di Consistenza aiuta l'autore a costruire personaggi e fabule nel dominio dell'Hard SciFi che appaiano Verosimili e con personaggi Coerenti.

La Congruenza in Hard SciFi

La Congruenza é la presenza d'elementi indispensabili ed unici, quanto l'assenza di altri elementi, che definiscono un contenuto etichettabile come Hard SciFi.



venerdì 4 novembre 2022

Avrocar quello che poi sarà Moeller flying car 1988 fu mostrato su Galaxy SciFi nel 1958

Non sfugge ad un osservatore attento del XXI°secolo, il fatto che su Galaxy Science Fiction del Marzo 1958 fu pubblicato il racconto di Lloyd Biggle Jr -Spare the Rod- illustrato del disegnatore WOOD, in cui compare un Avrocar

Il segretissimo Avrocar Canada VZ-9 prodotto in Canada all'epoca della pubblicazione di Galaxy SciFi era un progetto segretissimo della CIA del 1958 ed il primo volo del prototipo ebbe luogo nel 1959.

Nel 1957 Amazing Stories ebbe a sfornare un numero tutto ufologico, dedicato ai dischi volanti.

Mentre successivamente al 1957 Amazing Stories ebbe a pubblicare Dischi Volanti come se piovessero!

Quello che però é interessante del disegno del 1958 di Galaxy Science Fiction é il DESIGN NON ALIENO MA TERRESTRE, per l'uso quotidiano e tattico, equivalente a quello di una JEEP volante ad uso del servizio postale: un concetto che riprendeva quanto l'US ARMY HILLER-PAWNEE VZ-1 aveva già immaginato nel 1955


martedì 1 novembre 2022

Mine Test

Mine Test é un clone oper source gratuito di Minecraft!. Ci sono circa 100 server a cui collegarsi per giocare online con altri giocatori, oppure restare offline per giocare in modalità sigle player. Il gioco gratuito, é disponibile per Windows, Mac, Linux e Android




lunedì 31 ottobre 2022

Il meccanismo del ricordo - Philip K. Dick


Omaggio IF Worlds of Science Fiction –Luglio 1959- "The recall mechanism" di Philip K. Dick tradotto in italiano in versione PDF in Copyleft(by-nd-nc)


☆ Audio libri di Fantascienza - Audiobook di SciFi

IF Worlds of SciFi & JDAB - PDF - Free Download 

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Il meccanismo del ricordo - Philip K. Dick - If Worlds of Science Fiction di Luglio 1959 (parte 2)

 << Il meccanismo del ricordo - Philip K. Dick (parte 1)

Seduti ad una caffetteria economica per rappresentanti e venditori ambulanti, due uomini parlavano seduti ad un tavolo di fronte all'altro: uno di loro era Paul Sharp, l'altro era mr. Giller. [...]

-Per due anni ci hai fatto ruotare intorno al cratere di Petaluma, adesso ne reclami la terra per una fattoria agricola a produzione industriale, insomma ci hai stancato Sharp!- disse Giller.

-Non credo che nessuno viva vicino al cratere di Petaluma, forse ti riferisci all'area di Sacramento e San Francisco- rispose Sharp.

-No Sharp ti stai sbagliando!, non te ne puoi andar via così! lasciandoci così! Tu sei un nostro lobbista!- disse Giller.

-Voi non capite! non potete continuare a vivere là!. I report scientifici sono chiari, é zona pericolosa!- disse Sharp.

-Ok! Sharp, allora prenderemo un areeo ed andremo a Petaluma, te parlerai con la tua gente, e ci spiegherai tutto!-

In pieno trance, Sharp prese l'agenda dal taschino e come se stesse parlando con Giller, sfogliò l'agenda per fissare un appuntamento. Un appuntamento nel futuro!

Il dottor Humphreys osservò tutto dalla sua sedia, non c'era ombra di dubbio, il trauma scatenante della fobia del suo paziente era un evento non ancora accaduto: era un evento posto nel futuro!.

Il dottor Humphreys chiuse la seduta e dopo aver fatto uscire dall'ipnosi Paul Sharp disse -Signor Sharp, l'aspetto domani nel mio studio, troveremo il nodo di questa matassa, dato che il suo evento scatenante é un evento futuro. Non é una cosa facile per me, ma proverò ad aiutarla. Venga domani nel primo pomeriggio nel mio studio!-

-Va bene- disse con voce sollevata Paul Sharp, che riuscì ad alzarsi dalla poltrona ed a camminare, uscendo con le proprie gambe dallo studio.

Il dottor Humphreys afferrò l'agenda telefonica, poi prese il telefono e chiamò il professor Kirby, quello che curava la squadra speciale dell'Agenzia Federale.

-Professor Kirby, sono il dottor Humphreys, l'ho chiamata per informarla del fatto che un mio paziente é molto probabilmente un precog,ha certamente delle doti di precognizione su un certo evento che dovrebbe accadere nel futuro

-Capisco. Dove?!- chiese il professor Kirby.

-Nella contea di Petaluma e Sonoma, quando a nord di San Francisco-

-Non é una cosa nuova, quell'area é una miniera d'oro di precog, ne abbiano arruolati molti nell'agenzia proprio da quell'area. Qual'è la data di nascita del suo paziente?!- chiese il professor Kirby.

-Mmmhhh... beh! ecco la carta d'identità non me l'ha mostrata, ma nella seduta ha detto che aveva 6 anni quando scoppiò la guerra USA contro URSS- disse il dottor Humphreys.

-Ah! beh! allora non ha assorbito una dose sufficiente per poter sviluppare doti di precognizione piena. Non sarà mai un precog come quelli che già abbiamo in Agenzia!. Ce ne sono a centinaia di precog latenti, ma sono doti non valutabili in quanto con poteri incompleti.- disse il professor Kirby.

-L'uomo ha probabilmente pochi mesi di vita residua rispetto al suo evento precognizzato. E' da quando aveva 6 anni che il mio paziente ha continui e ripetuti avvertimenti su questo evento futuro. Sono sempre gli stessi segnali che gli hanno causato persino una fobia. Non é conscio razionalmente dell'evento futuro. Ne ha solo una vaga idea a livello incoscio.- disse il dottor Humphreys.

-Capisco- disse il professor Kirby che concluse la telefonata dicendo -Date le circostanze, queste cose possono essere sistemate. Comunque anche se lui sapesse veramente, non potrebbe cambiare il suo destino -

___________

Il dottor Charles Bamberg consulente psichiatrico stava per uscire dal suo studio all'ultimo piano, quando comparve davanti a lui un uomo vestito di scuro che aveva chiesto di parlare con il dottore.

-Ha un appuntamento?!- chiese il dottor Bamberg.

-Veramente no! ma spero di far quattro rapide chiacchere con lei- disse l'uomo.

-Va bene venga!- disse il medico.

-Sa dottore, lei ha lo studio nell'attico, appena vedo lo studio di uno strizzacervelli che é in un attico, ho la pulsione irresistibile di salire sino in cima ed andare a ragionare del mio problema. A proposito mi chiamo Giller - disse l'uomo.

-Interessante- il dottor Bamberg guardò l'orologio da polso e disse -le posso concedere solo 10 minuti, poi se vorrà e se sarà il caso potremo fissare un vero appuntamento per approfondire il suo problema la prossima volta-

-Va bene dottore- disse Giller.

-Ok mister Giller, spari! mi dia qualche indizio per capire che problema accusa- disse il dottor Bamberg mentre in piedi dietro la sua scrivania, aveva estratto dal primo cassetto la propria agenda degli appuntamenti.

-Vede dottore, il punto é che tutte le volte che vedo una scala ho l'irresistibile pulsione di salirle per vedere dove portano. Inoltre mi piace volare, spendo parecchio denaro per prendere l'areo e volare un po' per gli States. Non per fare il turista, ma é che io vado in un posto scendo dall'aereo e poi riparto subito con un nuovo volo, per tornarmene indietro da dove sono partito. Mi piace star per aria, mi piace i tetti dei grattacieli. Inoltre quando sono per aria in un aereo oppure sul tetto di un grattacielo, insomma... ecco... beh! come dire, ho poi una seconda irresistibile pulsione, questa sì! che mi spaventa!- disse Giller che abbassò gli occhi e con le mani roteò il cappello scuro.

-E quale sarebbe?!- chiese il dottor Bamberg che alzò gli occhi dall'agenda ed appoggiò la penna sulla scrivania e poi fissò il paziente che se ne stava seduto in poltrona, davanti alla sua scrivania, con lo sguardo basso.

-Ecco... dottore, io vorrei spingere la gente di sotto!. E' un'idea folle che sino ad oggi ho sempre controllato, ma quando ero piccolo spinsi una ragazzina giù dalle scale, che poi si ruppe una gamba. E da quella volta la pulsione di spinger la gente di sotto dalle scale, dai tetti, dalle vetrate, dai finestrini degli aerei mi si é sempre ripresenta e l'ho sempre controllata!. Però questo pensiero mi spaventa, io non voglio diventar un assassino!. Sino ad oggi, non ho mai fatto del male a nessuno. - disse Giller tutto d'un fiato e con il volto rosso come un peperone.

-Capisco- disse il dottor Bamberg che si sedette sulla propria sedia, il medico pensò che l'ostilità repressa contro le donne e senza pulsioni sessuali, non era una cosa inusuale.

Il dottor Bamberg accese la sua lampada sulla scrivania, tirò le tende del suo attico e puntò la luce della lampada da tavolo sul viso di Giller.








Weird Tales Maggio 1952 -Lei indossò una rosa nera- di Frederick Sanders

Weird Tales del Maggio 1952 - Lei indossò una rosa nera di Frederick Sanders

Dentro la vecchia ed accogliente taverna "il Cavallo Nero" nel villaggio di Firley, c'era un caldo tepore all'interno, era ben illuminata e tutto sembrava apposto. Fuori era una notte buia, fredda, con un bel plenilunio, con della brina fredda che stava invadendo strade, muretti ed alberi e cespugli. Il campanile della piccola chiesa di S. Nicola del piccolo villaggio di Firley stava suonando le ore 9 di sera, della settimana di Natale. 

La piccola taverna del "Cavallo Nero" aveva un grosso salotto intorno ad un accogliente camino, assieme alla sua buona birra, c'erano poi delle assidue presenze che rendevano l'ambiente allettante anche per i vicini dell'altro villaggio. C'era l'assidua cortesia di Mr. Clodd il maestro di scuola, l'anziano Eli Task il più grande agricoltore della zona e diacono, Mr. Downgate l'ingegnere agricolo, il capitano Silver, Josiah Corck gestore dell'unico negozio della zona, completava poi l'allegra brigata Tom Barton un prestante giovanotto venticinquenne già soprannominato Maestro Tom.

Questa storia di Tom Barton (possa la sua anima riposare in pace) aveva l'hobby di coltivar rose, e la sua mania era quella di riuscire a produrre una rosa nera. C'erano centinaia di rose nel suo giardino ed in una serra accanto: rose rosse, bianche, gialle, in cui Tom Barton provava vari incroci con specie diverse, nel tentativo d'ottenere la mitica rosa nera.

Davanti al caminetto a sorseggiare un cicchetto di whyskey oppure una grossa pinta di birra, gli ospiti tradizionali conversavano tra loro, il maestro di scuola Mr. Clood disse con voce impastata e con il fiato alcolico - E' dalla creazione HIC voluta dal buon Dio, sin dall'inizio dei tempi HIC che s'è cercato ovunque senza mai trovarne una HIC, e non se ne troverà mai di Rose Nere, nemmeno se lo volesse Satana!-

Il capitano Silver, disse con un tono di voce meno impastato e con minor puzzo di alcool, perché la sua pinta era ancora piena per tre quarti, che a Firley era da tempo immemore che c'era qualcuno che coltivava rose, cercando di produrre una rosa nera, senza però mai riuscir ad ottenere niente!.

La discussione attorno al caminetto si spostò su un'antica leggenda del luogo, che era nata nel XVI secolo, in cui la bellissima moglie del capo del castello Sir William Dorl, la bella moglie Lady Dorl amava i fiori, in particolar modo le rose, ed era intenta dietro al castello a coltivarle, cercando d'ottenere con vari incroci la mitica rosa nera. Nella notte di natale del lontano 1569 lady Dorl ebbe a concludere una serie di test su un'ultima generazione di rose, ottenendo finalmente una rosa nera. Lady Dorl era così raggiante del suo lavoro, che prese la rosa e corse dal marito, per mostrare il suo risultato ottenuto, ma mentre correva sul terrazzo, inciampò nella lunga gonna, e cadde per le scale rompendosi la testa. Fu trovata dopo varie ore dalla propria servitù, la donna aveva la testa rotta, emorragia celebrale era morta, tenendo in mano la sua rosa nera. Il marito sir William Dorl uscì fuori di testa, impazzito dal dolore, ebbe a costruire una bara tutta nera, e poi tumulò l'amata moglie nel cimitero di famiglia, con un sepolcro tutto nero. Questa cupe e tetra e triste atmosfera, ebbe per lungo tempo a gravare sulla dinastia dei Dorl, anche per la tomba nera che accoglieva le spoglie di Lady Dorl. 

E questo fu il termine della storia del capitano Silver, che poi ornò a sorseggiare la sua pinta di birra.

Gli occhi del giovane Tom Barton s'erano commossi, e disse che se in 445 anni nessuno nel villaggio di Firley era più riuscito a ricreare una rosa nera come aveva fatto Lady Dorl, allora il giovane Barton se non fosse riuscito a ricreare una rosa nera, avrebbe scoperchiato la tomba di Lady Dorl e l'avrebbe baciata, anche per andare a vedere se era vero che c'era una rosa nera nella sua tomba.

Per arginare l'esuberanza del giovane Burton, l'anziano Eli Task disse con voce pastosa e fiato alcolico - Parli di blasfemia mio giovane amico!, HIC con la giovane e precoce morte di Lady Dorl tu troverai solo Satana dentro la sua tomba HIC che se l'é portata via é perché se Dio avesse voluto una rosa nera, il buon Dio l'avrebbe già creata in natura, assieme a quelle rosse, bianche, gialle- [...]

Intanto stava facendosi tardi, e così tutti tornarono alle proprie case, prima che la notte diventasse troppo gelida da camminarci dentro.

Quella notte però Tom Burton non tornò a casa, come invece fecero tutti gli altri frequentatori della locanda del Cavallo Nero.

A casa di Tom Burton non vedendolo ritornare, non si preoccuparono, non era infrequente che Tom non tornasse a casa, ma andasse come ospite a dormire a casa di altri.

Quando però venne mattina e Tom Burton non rientrò alla propria casa per andare a lavoro, allora tutti in famiglia iniziarono a preoccuparsi. Tutto il piccolo villaggio di Firley non esitò un attimo ad aiutare la famiglia Burton nel ritrovar loro figlio. 

Tom Burton fu trovato in tarda mattinata, era vivo, impazzito, incapace di parlare, non aveva più gli stivali e neppure i calzini e nemmeno le mutande di lana, se ne stava fermo e mezzo nudo, zitto dentro l'appezzamento di 10 acri della Honeysucke farm. 

Fu portato in una piccola stanza dell'ospedale psichiatrico poco distante, sperando in un suo recupero. I dottori però dissero che Tom Burton era impazzito, era impazzito perché aveva avuto una sorta di shock naturale. 

Tutti quelli del paesino di Firley passarono il buio pomeriggio sino alla tarda sera, in cerca della giacca, del maglione, della camicia, degli scarponi, dei calzini, di Tom Burton. Tutti gli indumenti mancanti furono trovati ma erano sparsi quà e là tra Plumtree Lane, Forestway road, nei pressi di Bramble Farm, il tutto a circa oltre 2 miglia da dove fu trovato Tom Burton.

Il capitano Silver era molto amico del dr. Stark che lavorava nel sanatorio mentale, ed entrambi ebbero ad occuparsi del caso di Tom Burton, per cercare di capire che cosa fosse accaduto al baldo giovanotto, quanto al loro amico. A differenza degli altri pazienti del sanatorio mentale che erano violenti, Tom Burton era mite ed educato, non riusciva a parlare, gli fu dato carta e penna, per cercare di capire che cosa gli fosse successo.

Per molti giorni i suoi scritti senza un senso, furono raccolti dal dr. Stark e dal capitano Silver, in cerca d'indizi: c'erano scritti urli e frasi senza senso, ma la cosa più ricorrente era la parola "rosa", con dei disegni infantili che potevano far ricordare al disegno di rose. 

Nei suoi scritti Tom Burton scrisse 200 volte la parola "ROSA", 158 volte la parola "NERE", 42 volte la parola "ROSSO SCURO", 30 volte la parola "ROSA" sottolineata, 26 volte "ROSE", oltre 100 disegni assai approssimativi di rose.

Poi un giorno il giovanotto Tom Burton morì per un attacco di cuore, dal sanatorio mentale fu portato via con una bara, dopo una celebrazione religiosa nella chiesa del piccolo villaggio di Firley, il feretro fu tumulato nel cimitero del villaggio, con sopra delle rose.

Dopo la tumulazione, il dr. Stark ed il capitano Silver andarono a visitare la tomba di lady Dorl. I due sospettavano in qualche modo, che ci fosse un qualche tipo di legame che sul momento a loro sfuggiva. Durante il sopralluogo, i due scoprirono che l'enorme porta di pietra che sigillava la tomba era stata spostata. I due conclusero che per spostare l'enorme pietrone, ci sarebbe voluto un toro di giovane, un po' com'era Tom Burton, perché non sarebbe stato facile da spostare l'enorme pietra. C'erano 26 scalini per entrare dentro la tomba, gli scalini a forma di rosa in ferro nero, ed in effetti erano proprio così, come la leggenda raccontava, con la differenza che erano tutti rugginosi e nessuno probabilmente da tempo immemore era passato di lì. [...]

Tuttavia l'ipotesi del dr. Stark e del capitano Silver, fu che Tom Burton si fosse recato al cimitero, avesse spostato la pietra, fosse entrato dentro la tomba dei Dorl, ed avesse poi visto qualcosa che lo ebbe a condurre alla pazzia. [...]

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Tutti i personaggi in questa storia sono immaginari, 

e non sono collegate a nessuna storia reale veramente accaduta

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Mi sta tornando la memoria adesso, invece del buio più nero che ha coperto la mia memoria per lungo tempo. Mi ricordo della grande Luna piena, del freddo pungente, del silenzio del cimitero, ed io che camminavo tra le tombe. [...] Mi fermai davanti alla storica tomba munumentale di Lady Dorl, ma la leggenda della rosa nera era vera?! Smossi l'enorme pietra e scesi illuminato dalla luce della Luna, dentro il sacrario dedicato a Lady Dorl. Tutti i Dorl erano stati sepolti in questo sacrario, trovai infine la tomba di Lady Dorl, dalle cifre sulla tomba era stata stroncata appena a 26 anni di vita. Era vera la leggenda di Lady Dorl che era morta ancora giovane, passai timidamente una mano sulla tomba nera di ferro, quando all'improvviso nel silenzio più completo, comparve la figura femminile di una donna vestita di rosso, con al collo una preziosa collana di perle, la donna teneva in mano una rosa nera.

-Oh! Lady Dorl!- dissi facendo un passo indietro, quasi incredulo.

-Oh! William, alla fine sei venuto da me!. Guarda! io sono riuscita a creare la Rosa Nera!. Sigilla questo mio successo con un bacio!- la donna appoggiò gentilmente le labbra sulle mie.

-William?! Chi é William?! Sir William?!- pensai - Ma io non sono sir William, io sono Tom Burton!-

Le sue labbra non erano fredde ma calde e morbide, chiusi gli occhi e quando li riaprii, mi ritrovai davanti un corpo putrido e distrutto dalla morte, con un teschio umano senza capelli, dentro ad un vestito rosso, il teschio cadde a terra e rotolò su se stesso, come se stesse ridendo, e poi tutto scomparve nella polvere. 

Io provai a correre via, ma ero come immobilizzato, caddi a terra nonostante io volessi correr fuori, poi udii un distante temporale e della pioggia che stava cadendo a terra. Qualcosa era filtrato dai miei occhi e dal mio naso, poi nella mia gola, nel mio cervello, volevo urlare ma non potevo: poi tutto divenne buio come se ogni cosa fosse stata spenta.



domenica 30 ottobre 2022

Il meccanismo del ricordo - Philip K. Dick - If Worlds of Science Fiction di Luglio 1959 (parte 1)

 L'analista disse -Io sono Humphrys, l'uomo che sei venuto a vedere-

C'era paura ed ostilità nel paziente, così Humphrys disse -Le posso raccontare una barzelletta sugli analisti, così si sentirà più rilassato ed a suo agio. Oppure posso ricordarle che il Sistema di Sanità Pubblico paga la mia fattura e tutto questo non le costerà un solo centesimo!. Oppure posso raccontarle il caso del mio collega psicoanalista Y che l'altro anno sì è suicidato per un forte stato d'ansia per una grossa frode perpetrata ai danni dell'ufficio delle tasse-.

Il paziente sorrise sarcastico e disse -Sì! questa l'ho sentita, gli psicoanalisti sono spesso incompetenti, cannandola di fuori!. Io sono Paul Sharp. La mia segretaria ha fissato un appuntamento per me, con lei. Io ho un piccolo problema, non é molto importante ma vorrei parlargliene per venire a capo della questione-

L'espressione del viso dell'uomo era sofferente, ed era 'esatto opposto della frase appena proferita, il problema enunciato dall'uomo e dal suo sguardo sembrava enorme e se non fosse stato risolto, forse l'uomo ne sarebbe stato distrutto.

-Certo! s'accomodi pure, sul divano, la poltrona oppure prenda una sedia, staremo più comodi nel fare quattro chiacchere- disse.

I due uomini si misero a sedere uno di fronte all'altro, l'analista Humphreys porse un pacchetto di sigarette, assieme ad una scatola di cerini e poi disse-Signor Sharp, se vuole, può fumare una sigaretta nel mio studio!- [...]

-Posso parlare francamente?!- chiese Paul Sharp.

-Certo!, altrimenti che é venuto a fare?!- sorrise Humphreys.

-Sono una persona agiata, ho danari, azioni, titoli di stato. [...] sono un economista e lavoro al Ministero dell'Agricoltura, divisione Resilienza ed Estinzione da una guerra nucleare. Mi occupo di come risanare i grossi buchi che hanno fatto le bombe H. Attualmente ho approfondito un dossier su dei crateri intorno a Sacramento oppure a Los Angeles. Mia sorella vive a Sacramento ha intentato una causa contro il governo, ottenendo assieme a molti altri un pingue risarcimento danni. Sì certo ho alcuni interessi indiretti a Sacramento, ma io sono nato a Petaluma, dove da milioni di anni siamo abituati a tirar su le uova dalle galline. Oddio dottor Humphrey che diavolo sto facendo?!-

Il dottor Humphrey rimase sorpreso dall'ansia del suo paziente, e sul momento si limitò a dire -Sharp, mi dia qualche informazione in più, per capire dove sta il problema?!-

-Beh! ecco ho una sorta di allucinazioni, le ho sempre avute ma la cosa sta davvero peggiorando.- disse Sharp.

-Sharp, mi parli un po' di queste allucinazioni!- disse il dottor Humphreys.

_________

Ero stanco, nella riservatezza del mio salotto stavo osservando i rapporti sulle carote mutanti che erano state mandate dalla gente dell'Oregon e del Mississippi: erano carote perfettamente normali a prima vista, ma ad un analisi approfondita l'agente tossico provocava febbre, convulsioni, cecità parziale. Era necessario distribuire l'antidoto per neutralizzare la tossina mutante. 

Il secondo rapporto riguardava il topo mutante di Detroit, che aveva infestato San Louis e Chicago scalzando le razze di topi locali. Il nuovo topo mutante era stato visto una volta, di notte, ed era stato ucciso a martellate in quanto aveva aculei su tutto il corpo.

Per cercare di contenere il fenomeno era stati usati dall'Agenzia Governativa solo personale con skills specifici: esseri umani mutanti dotati di telepatia, precognizione, abilità paracinetiche, tutti arruolati come personale altamente qualificato e specializzato in un'Agenzia Statale, per il controllo dei topi mutanti di Detroit.

-L'ho spaventata?!- chiese Giller.

Giller era comparso all'improvviso con un leggero rumore, alle spalle della poltrona dove sedeva Paul Sharp, che era intento a leggere i suoi dossier.

-No!, ero troppo immerso nel mio lavoro- rispose Paul Sharp che poi aggiunse -Ma lei com'é entrato in casa mia?!-

-C'era la porta di casa aperta!- rispose Giller che si tolse l'impermeabile ed il cappello e gli appoggiò su una poltrona vicina, poi l'uomo disse -Vado in cucina a prendermi una birra, posso?!-

-Certo! faccia pure- rispose Sharp che poi disse -Ma questi topi mutanti sono davvero letali?!-

-Sì!- disse l'uomo dalla cucina, mentre chiudeva la porta del frigo, poi dopo aver bevuto un sorso di birra, Giller con i suoi occhi scuri dallo sguardo acuto, disse -Comunque dipende molto da dove si colpiscono, con il martello, dando loro il primo colpo!-

Sharp sempre seduto in salotto disse -Ho tanto lavoro da fare, se ha da dirmi qualcosa, me lo dica subito, non ho tempo da perdere!-

-Volevo solo salutare il buon uomo di Petaluma- disse Giller.

-Petaluma?! Sembra il nome di un carburante sintetico!- disse Sharp.

-Non é affatto divertente- rispose Giller.

-Lei sa quanto pollame era in giro negli USA, quando caddero le prime bombe H?!- chiese Sharp

-Qualche Miliardo! ed almeno una parte erano miei. La sua famiglia aveva un allevamento di pollame, é corretto?!- chiese Giller

-No!, la mia famiglia aveva una farmacia sulla 101st strada. E lei può andare al diavolo!. Io non ho nessuna intenzione di cambiare la mia opinione. Petaluma non é così importante oggi, e tutto il pollame ormai é morto!.- disse Sharp.

-Ci sono le noccioline, ci sono i gatti, centinaia di migliaia!- disse Giller che bevve un'altro sorso di birra.

-L'area di Petaluma e Sonoma possono essere ricostruite, per 7 miliardi di Westbloc. E' praticamente un costo minimo, rispetto a quanto abbiamo dovuto subire!. Lei pensa che abbiamo bisogno di produzioni vino e uova?!- chiese Sharp. [...]

-Tu non sei un semplice lobbista, tu sei uno della nostra gente!- disse Giller che poi se ne andò ma Giller sostò nella notte, per un po' di tempo, in fronte alla casa di Sharp, quasi come fosse un monito ricordo delle responsabilità che aveva Paul Sharp.

Sharp era andato alla finestra, osservava la figura ferma e silenziosa di Giller, poi Sharp fu assalito dalla sua fobia, la fobia di cadere. [...] Sentì come il suo corpo stesse cadendo, la mente urlava Aiuto!, Aiuto!, ma perché Sharp aveva così tanta paura di cadere se era perfettamente in equilibrio davanti alla finestra?!. 

Stupide paure, fobie di bambino, Sharp non aveva una spiegazione razionale. [...] Quando prendeva un ascensore, era spesso aggredito dalla fobia di cosa sarebbe successo se l'ascensore fosse sprofondato. Quando saliva su un grattacielo nel suo ufficio, era assalito dalla fobia di cosa sarebbe successo se il grattacielo fosse collassato e franato, con il suo ufficio ad un piano così alto. [...] Nel 1982 Sharp aveva dovuto lasciare la Terra per lavoro, un breve viaggio di lavoro nello spazio, e nella navetta spaziale era stato aggredito dalla sua fobia: cosa sarebbe successo se fosse l'astronave fosse caduta senza controllo sulla Terra?!.

Erano pensieri che lo assalivano all'improvviso e lo bloccavano nel fare diligentemente il suo lavoro, quanto erano pensieri folli che annebbiavano la lucidità di Sharp che svaniva come quando arriva la notte alla fine del giorno.

___________

Sharp terminò il suo racconto, il dottor Humphreys disse -A quanto pare, lei ha la fobia di cadere. C'è da capire quando questa fobia s'è presentata per la prima volta?!-

-Quando avevo 8 anni, vivevo a San Francisco, ero fuori nell'orto ed esaminavo il mio orto di famiglia. La stessa paura irrazionale si presentò quando andai nei rifugi anti-atomici, a causa dei missili sovietici. Ero in cima alle scale e guardai giù e mi venne il panico di cadere di sotto- disse Sharp.

-Sì! me li ricordo anche io, i rifugi antiatomici contro i missili sovietici. Erano enormi rifugi a due piani, e dentro ci stavano tantissime persone, tanto che io non mi capacitavo come fosse stato possibile poterne accogliere così tante, dentro queste strutture. E spesso pensavo di rimenerci intrappolato dentro, senza poter più uscire anche a causa dell'enorme ressa- disse il dottor Humphreys.

-Io non avevo paura di rimanere intrappolato nei rifugi, così zeppi di persone. Io avevo paura di cadere!. E così lasciai il rifugio ed andai nel mio orto. Mi ritrovarono in terra, i miei genitori, steso nell'orto, dopo l'attacco sovietico- disse Paul Sharp che dopo una pausa continuò la sua storia.

-Quando avevo 14 anni, la guerra tra USA ed URSS era finita da poco tempo, uscimmo dai rifugi per vedere cosa c'era di ancora funzionante nel nostro paese. C'erano tanti crateri da impatto, io stavo in cima assieme ai miei colleghi, lavorando per sistemare uno di questi enormi crateri, e fui assalito nuovamente dalla fobia di cadere. E' poi diventato un sogno, un incubo ricorrente. Sogno la notte di cadere di sotto, mentre sono sul bordo del grande cratere. [...] Sono stato costretto a rifiutare anche vari lavori, che implicavano l'utilizzo frequente di aerei, a causa di questa mia fobia di cadere. Si figuri dottor Humphreys, io Paul Sharp ero innamorato di una ragazza che viveva nell'attico degli appartamenti Atcheson, c'eravamo frequentati per un po' in qualche locale, la ragazza m'aveva invitato a casa sua, ma appena feci qualche gradino per salire le scale arrivando al suo attico vetrato, mi sentii male e fuggii via. La ragazza probabilmente penserà di me, che io sono un pazzo od un folle!. -

-Ho capito signor Sharp. Devo dire però che la sua fobia non é inerente la semplice paura di cadere, ma é la paura che nasce dal ricordo di qualcosa che é accaduto e che coinvolge la sua caduta a terra. E' quello che io chiamo l'incidente scatenante che causa la fobia. [...] La prego signor Sharp, adesso fissi intensamente la lampada accesa della mia scrivania. Proverò ad ipnotizzarla, per ricostruire la sua vita, venendo a capo dell'incidente scatenante- disse il dottor Humphreys.

Figure oscure si muovevano intorno a Sharp, l'uomo urlò alzando le mani per proteggersi il volto e divaricando i piedi per non perdere l'equilibrio. L'uomo sputò saliva e bava dalla bocca, poi una luce flashò e l'uomo rimase cieco ed immobile. [...]

-E' morto?!- una voce gli domandò.

-Non ancora- rispose Sharp.

-Può udire la mia voce?!- disse la voce dal tono familiare.

Sharp non voleva rispondere.

-Ascolta la mia voce, gettalo fuori!- disse la voce.

Poi la voce disse -Sharp! svegliati e sentiti rilassato!-

-Dio! mio! loro mi hanno spinto dentro qualcosa di piccolo e stretto, ed io sono caduto violentemente e poi sono rimasto al buio in questo vano buio e stretto!- disse Sharp con un tono di voce

-Sì! loro sono tornati!. Ma ora sono andati via, sono andati via molti anni fà, Sharp adesso sei completamente al sicuro!- disse la voce rassicurante del dottor Humphreys.

-Sharp adesso che ore sono?!- chiese il dottor Humphreys

Paul Sharp guardò il suo orologio da polso, e disse -Non distinguo bene l'ora, ma é certamente primo pomeriggio-

-Ok! va bene così, signor Sharp lei é tornato al presente, all'oggi!, si rilassi, signor Sharp é al sicuro, lei ha rivissuto una cosa passata, una cosa distante da cui lei oggi é totalmente al sicuro- disse il dottor Humphreys.

-Non credevo che dipendesse da questo trauma- disse Paul Sharp.

-Si ricorda consciamente dove e quando é avvenuto?!- chiese il dottor Humphreys.

-No!-

-E' normale! lei ha rimosso il ricordo con un'amnesia!. Forse é stato traumatizzato da ex-militari, oppure gangster o banditi o criminali professionisti, nell'era dei primi tempi della fine della guerra USA contro URSS. Oggi abbiamo fatto molti progressi, signor Sharp per oggi ha toccato i suoi limiti, ha preso coscienza dell'incidente scatenante che aveva rimosso. Adesso ha capito da dove nasce la sua fobia, che non é una paura di cadere, ma delle conseguenze della caduta. Adesso già dovrebbe star meglio. Se vuole può tornare tra una settimana o dieci giorni, se vuole investigare il quando ed il dove, altrimenti già così potrebbe essere in grado di combattere la sua fobia- disse il dottor Humphreys.

-Dottore! non mi riesce di alzarmi dalla poltrona!- disse Sharp.

-Cosa?!-

-Dottore non mi riesce di alzarmi!. La ragione del perché sono venuto nel suo studio, era perché é al piano terra- disse Sharp.

-Ok! allora andremo a fondo di questa cosa!- disse il dotto Humprheys che aggiunse -signor Sharp, torni a fissare la mia lampada sulla scrivania!. Adesso ricostruiremo tutto l'incidente per comprendere ogni cosa!-





domenica 16 ottobre 2022

Piramidi sui planetoidi di Marte immaginati da Galaxy Science Fiction 1957

Galaxy Science Fiction nell'Ottobre 1957 ebbe a proporre in copertina una suggestione grafica che riproponeva la radice di fantascienza THE ALIEN ROOM (1934) ma questa volta l'ambiente alieno era collocato in un planetoide su Marte.

Le suggestioni di quello che sarà 2001 Odissea nello spazio (1968) sono numerose in Galaxy SciFi quanto e sopratutto in Amazing Stories. A cominciare da Galaxy Scifi con Serre spaziali con gravità artificiale (in mega cilindri rotanti) e poi molto altro...




domenica 9 ottobre 2022

Sonde su Marte, Razzi e Stazioni Spaziali su Galaxy SciFi nel 1957 e 1958

 Sventola in copertina di Galaxy Science Fiction, delle stazioni spaziali rotanti, razzi ed astronavi, la stessa tecnologia immaginata dalla NASA, che ebbe a comparire anche nei bozzetti quanto nei disegni di Amazing Stories.

Piccolo particolare storico, su Amazing Stories l'iconografia tecnologica dal design moderno e plausibile ebbe a comparire solo dall'Agosto 1962, mentre Galaxy Science Fiction già nel 1958 (riprendendo i visionari progetti del cpt. Herman Potočnik The Problem of Space Travel) ebbe a proporre al proprio pubblico, hardware tecnologico plausibile.

Le prime sonde sui satelliti di Marte, furono proposte da Galaxy Science Fiction nel Maggio del 1957 (ossia 5 anni prima di Amazing Stories)



sabato 1 ottobre 2022

Mega Glest

MegaGlest è un gioco di strategia in tempo reale (il clone di Glest) mixa fantasia e tecnologia, l'ambientazione del gioco, quanto il suo editor permette una facile modifica e personalizzazione, per creare nuovi MOD. E' disponibile per Windows, Mac e Linux.

https://megaglest.org/download





lunedì 26 settembre 2022

Il dispositivo di Holmes Ginsbook - Isac Asimov - If Worlds of Science Fiction di Dicembre 1968

 Non ho mai visto Myron Ginsbook in uno stato d'animo modesto, perché mai io avrei dovuto?!

Noi lo chiamavamo tutti Mike, benché il dr. Ginsbook fosse laureato con un Nobel, era un tipico prodotto del XXI°secolo. Mike era sempre molto sicuro di se, e perché mai non avrebbe dovuto esserlo?!.

Nacque il 1 gennaio del 2001 ed aveva appena un centinaio di anni, io ero appena più giovane di 10 anni, e provenivo dal deprecabile XX°secolo e questo fatto catalizzava voci e curiosità su di me, specie dai giovani di cui sapevano così tanto dai libri del XX°secolo, ma di cui non sapevano direttamente niente. Fu proprio Mike che mi sottrasse dalle grinfie delle domande sul XXI°secolo, che mi piovevano in testa dalle ragazze in bikini che mi avevano circondato. 

-Mike!- mi disse Holmes -Non giocare con il passato!. Certo la storia antica ed il medioevo sono cose interessanti, ma quì siamo nel XXI°secolo, respira a pieni polmoni l'aria pulita di questo secolo, sentiti libero, anche d'interessarti a cosa sta facendo ragazza carina alla tua sinistra-. [...]

_______

Mike era convinto che avremmo potuto far fare passi da giganti alla Scienza, [...] anche perché io ero un laureato del prof. Paul Derrick, ormai era morto, ma io ero davvero forte in matematica ma un po' meno in fisica. [...] 

Il professor Derrick era un fumatore incallito, durante le sue lezioni diceva sempre -Immaginate gente!, come avremmo potuto svilupparci ed evolvere nei tempi bui, se avessimo potuto avere il sostegno morale delle sigarette! che liberano nell'aria nel processo di rapida ossidazione, ingredienti e sostanze dal gradevolissimo aroma che saturano i sensi del fumatore!- [...]

I dettagli di questo suo pensiero, non mi furono mai molto chiari, ma era indubbio che lo fossero per il professor Derrick, dato che tale commento lo ripeteva continuamente nelle sue lezioni universitarie. [...] 

Dopo la mia laurea, con le credenziali del professor Derrick, andai a fare il dottorato a Cambridge per un periodo di tempo, dove feci amicizia proprio con Myron Ginsbook per gli amici "Mike". [...]

Mike lavorava ad un progetto pratico sui microfilm, io non ne avevo mai visto uno, quindi Mike mi mostrò il dispositivo. [...] 

Ricordo che io, lo stesso Mike, quanto le entrambe nostre fidanzate rimanemmo molto sorpresi dal piccolo dispositivo, che era molto compatto, tanto poter essere persino installato all'interno di un occhio umano. [...] 

I movimenti muscolari dell'occhio umano gestivano le microscopiche lenti, risparmiando molto danaro nella mancata ingegnerizzazione di micro-meccanismi per la messa a fuoco delle lenti. [...] 

L'unico problema pratico da risolvere, era trovare un foglio od un dispositivo adeguato, su cui poter proiettare le immagini e poi poterle manipolare. 

Iniziai a lavorare sodo con Mike, collaborando nel progetto applicato.

Ricordo che noi iniziammo ad orientare il nostro interesse su un dispositivo di plastica, che potesse essere arrotolato per ottimizzarne il trasporto. La cosa sembrava funzionare bene, tranne per il fatto che la microscopica pellicola doveva essere avvolta in avanti ed indietro, per poter trovare una particolare immagine e questo rallentava il processo, quanto lo spazio disponibile.

Io e Mike, mettemmo da parte il progetto per un po' di tempo, sperando di avere qualche illuminazione mentre facevamo altro, perché sinceramente a noi non ci sembrava un dispositivo adeguato ad essere commercializzato, non essendo di alcun uso pratico.

Quasi contestualmente il professor Derrick annunciò la scoperta ed il brevetto di un dispositivo simile al nostro: la differenza era che l'aggeggio di Derrick aveva una microscopica lente magnificante e poteva essere agevolmente montata su un paio di occhiali. Dagli occhiali si sarebbe proiettato le immagini direttamente all'esterno, ad esempio semplicemente su un muro bianco.[...]

-Cavolo!, avremmo dovuto pensarci noi!- mi disse Mike con tono di voce insoddisfatto.

-Sì!, ma il dispositivo di Derrick é comunque un immagine bidimensionale, ha un accesso sequenziale, ed un contenuto limitato!- dissi, mentre leggevamo la notizia dai giornali.

All'improvviso un lampo di genio, piovve nella mia mente.

-Mike!- dissi -Perché non proviamo sul nostro dispositivo una proiezione dell'immagine 3D?!- [...]

Gli occhi di Mike si dilatarono come delle grosse noci, entrambi sorridemmo come due scemi, poi ci buttammo a lavorare a capofitto per un mese intero, capovolgendo il nostro progetto e sostituendolo con linee di sviluppo completamente diverse, alla fine riuscimmo nel nostro intento!. [...] 

Il nostro piccolissimo e strano aggeggio era un hardware piccolo, leggero, indossabile, [...] non aveva microfilm, molto capiente perché era interamente elettronico, ma sopratutto era solo apparentemente 3D, perché il nostro dispositivo proiettava direttamente le immagini digitali sulla retina, così al cervello umano apparivano 3D. 

Lo chiamammo il dispositivo Holmes-Ginsbook, Mike lo brevettò perché era lui a Cambridge il supervisore del progetto, mentre io ero solo il suo assistente, in un team di lavoro composto solo da lui e me.

Il nostro dispositivo fu prodotto in larghissime quantità, tanto da essere considerato ad oggi, il sostituto perfetto dei libri, anzi il sostituto perfetto di una libreria che era perfettamente portatile ed indossabile.

Il mio nome fu eliminato dal brevetto, tuttavia ottenni un contratto da un quarto di milioni di dollari, interamente pagati in anticipo da un consorzio d'industrie, soltanto per scrivere due fogli di poche pagine, in cui mi limitai solo a definire le specifiche tecniche e l'ingegnerizzazione del nostro prodotto.

Gli scienziati sono anime semplici, una volta che hanno fama, salute, donne, é tutto quello che chiedono!.




lunedì 19 settembre 2022

Solar1x Project - Il vecchio Mimoide

S0lar1x Project - Il vecchio Mimoide

S0LAR1X Project é la versione tradotta, editata & demattonizzata di Solaris - Stanislaw Lem.


 << Vittoria

 Tempo residuo per abbandonare in sicurezza la stazione spaziale Solaris con lo shuttle 22H : 30 minuti

Avevo ultimato da vario tempo le valigie per lasciare la stazione spaziale, ma non ero sicuro di volerle portare con me.

Sinceramente a parte la tuta spaziale che avevo indossato, con il casco che era temporaneamente appoggiato sul letto, tutto il resto dei miei bagagli non mi sarebbe servito a niente.

Dall'accensione dei motori della stazione spaziale, con l'uscita dall'orbita di Solaris, Alexia non mi aveva mai fatto fretta, per sollecitare la mia fuga.

Alexia ogni 12 ore mi avvisava, poi Alexia prese ad avvisarmi ogni 6 ore.

Vedendo che non mi scollavo dalla stazione spaziale, anche se c'erano ancora 22 ore e mezza, ogni ora Alexia prese a comunicarmi sul gigantesco monitor OLED di cabina, il conteggio alla rovescia, per ricordarmi cosa avrei dovuto fare.

Il pianeta Solaris che prima era enorme se era guardato dall'oblò virtuale di cabina, adesso sembrava molto più piccolo, ed ogni ora che passava, il pianeta sembrava rimpicciolirsi un pochino.

-Chris che cosa stai cercando sulla superficie del pianeta Solaris?!- mi chiese a bruciapelo Alexia.

-Niente!- risposi.

-Chris, perché non vuoi lasciare la stazione spaziale Solaris?!- mi chiese all'improvviso Alexia sia dalla cuffia, quanto dalle casse audio del gigantesco monitor OLED di cabina.

Io stavo ancora usando il gigantesco monitor OLED di cabina, come monitor ubiquo, per osservare in tempo reale i dati, le foto, lo streaming delle telecamere delle boe che erano sul pianeta Solaris.

-Mi manca Rheya, non voglio tornare sulla Terra senza di Lei- dissi.

-Chris, non troverai l'entità Phi Rheya dentro alla nana gialla, se deciderai di suicidarti, restando dentro alla stazione spaziale Solaris- disse Alexia.

-Sì! lo so. E' per questo che ho pensato di scendere sul pianeta Solaris, userò il mio shuttle- dissi.

-Chris, la nave stellare Anthares, probabilmente verrà su Solaris in cerca d'eventuali superstiti e per investigare sulle cause che hanno portato alla perdita della stazione spaziale. Chris cercheranno persone, feretri, hardware, relitti e quant'altro...- disse Alexia.

-Non lo credo, quando lascerò la stazione spaziale Solaris, provvederò a spedire un SOS di Aiuto all'Anthares, al Centro di Richerche Spaziali, al Comando di Flotta, inviando tutti i logs di sistema della stazione Solaris, che tu Alexia, ha provveduto a costruire. 

La causa della perdita della stazione spaziale sarà palese: fuga di radiazioni dal contenimento di almeno un reattore a fusione, che ha innescato una cascata di guasti che è culminata in una catastrofe di sistema. 

L'ultima telemetria sulla stazione spaziale indica un abbandono dell'orbita di Solaris per raggiungere l'incrociatore Anthares. Ma facendo due conti, loro penseranno che la stazione spaziale sia finita proprio dentro la nana gialla- dissi.

-Sì Chris, é corretto!- disse Alexia.

M'alzai dalla sedia, presi il mio casco spaziale, uscii dal mio alloggio e mi diressi di passo deciso verso l'hangar, dove c'era ancora attraccata la mia navetta spaziale.

-Chris, che cosa pensi di fare sul pianeta Solaris?! E' interamente coperto di acqua, ti sarà difficile atterrare con lo shuttle, il veicolo non é predisposto per atterraggi in mare- disse Alexia.

-Sì! Alexia, quando sarò a media quota, provvederò all'eiezione, l'idea é di atterrare con il paracadute, sopra quel grosso mimoide, che i radar hanno detectato. Farò esplodere lo shuttle dopo pochi minuti, per evitare che l'Anthares possa rintracciare parti importanti della navetta- dissi.

-Chris, le terre emerse sul pianeta Solaris, non sono luoghi sicuri o stabili. 

Chris, Le terre emerse scompaiono per inabissamento, questo fenomeno sconosciuto accade ad intervalli irregolari, mentre altre terre emerse di forma e superficie diversa, emergono poi contestualmente altrove. 

Chris, non ci sono alberi, non ci sono animali, non ci sono terre fertili, non c'è acqua dolce sopra i mimoidi. 

Chris, occorrerà 30 giorni all'incrociatore Anthares per entrare in orbita del pianeta Solaris. 

Chris, probabilmente dall'Anthares lanceranno missioni d'esplorazione sul pianeta Solaris in cerca di eventuali superstiti. Per quella data, sarai già morto affogato, oppure morto per sete oppure per fame- disse Alexia.

-Oppure avrò incontrato Rheya- dissi.

-Chris! le creature Phi non sono probabilmente composte da neutrini. L'esperimento del dr. Sartorius che era anch'esso una creatura Phi, é fallito. Forse le creature Phi sono composte a livello sub atomico da materia oscura e/o energia oscura, ma é solo un'ipotesi probabilistica. Non sappiamo niente sulle creature Phi, tranne il fatto che la massa atomica degli atomi prodotti dal pianeta Solaris, hanno un numero in UMA errato- disse Alexia.

-Sì lo so! ma é una mia scelta Alexia!- dissi mentre entrai dentro il mio shuttle.

-Chris, anche se é una tua scelta, stai facendo una scelta stupida!- disse Alexia.

Il portellone dell'hangar s'aprì, il mio shuttle s'allontanò lentamente, poi dopo aver virato, il mio shuttle s'avviò verso una rotta che lo avrebbe portato in orbita bassa intorno al pianeta Solaris.

Inviai un SOS su protocolli quantistici, allegando tutti i logs di stato della Stazione Solaris, che ormai era in preda ad una catastrofe di sistema.

-Chris, la stazione spaziale Solaris é stabile sulla sua rotta, collasserà sulla nana gialla, entro i calcoli previsti. 

Chris!, hai ancora tempo e carburante sufficiente sul tuo shuttle per raggiungere l'Anthares. 

Chris non fare scelte stupide! rifletti bene sulle azioni che farai nei prossimi minuti!- disse Alexia.

-Alexia, se ci pensi bene, il genere umano con il pianeta Solaris s'è comportato in maniera orrenda. Il pianeta Solaris ha inviato creature Phi, delle copie di persone estinte che avevano una propria e diversa personalità. 

Cosa hanno fatto Gibarian, Sartorius, Snow?! 

L'unica cosa su cui hanno studiato, é stata di trovare il modo per ammazzare queste creature. 

Anche io sono stato un barbaro, nonostante tutta la mia cultura e civiltà, ho ammazzato la prima Rheya che non rappresentava una minaccia. 

Alexia, io voglio rimediare a questa cosa, voglio dimostrare al pianeta Solaris che l'umanità non é così barbara. 

E' per questo che vado sul vecchio Mimoide, voglio che il pianeta Solaris mi ridia la mia Rheya- dissi.

-Chris capisco quello che vuoi dire. Chris, la creature Phi Rheya non era la tua Rheya della Terra.- disse Alexia.

-Non m'importa!- dissi.

-Chris posso stare con te?!- chiese Alexia.

-Che cosa vuoi dire?!- mentre impostai sul computer di bordo, il programma per il rientro dentro al pianeta, predisponendo la mia eiezione automatica a quota media, in modo da essere paracadutato sopra al grande mimoide. 

L'autodistruzione del mio shuttle sarebbe detonata dopo 2 minuti dalla mia espulsione.

-Chris non posso trasferirmi sulla Terra fuggendo con protocolli quantistici, perché a Terra se analizzassero i miei logs, scoprirebbero quello che io ho falsificato nei logs di missione, tutti i tuoi sforzi per rimettere il dentifricio dentro al tubetto e far sparire il tubetto, fallirebbero.-

-Si!- dissi

-Chris!, senza ricariche di energia, il mio tablet ha un'autonomia di 24 ore. Poi io mi spegnerò ma potrei essere una minaccia per te. E' probabile che tu abbia una speranza di vita superiore alle mie 24 ore, quindi dovrai liberarti del mio hardware, per evitare che il mio hardware possa essere ritrovato, rivelando cosa io ho fatto per te. 

Chris!, io non voglio autocancellarmi, anche perché potrei esserti ancora d'aiuto per varie ore, sul vecchio Mimoide, che sembra un luogo desertico. 

Chris mi porterai con te, invece di lasciarmi a bordo della navetta?!- disse Alexia.

-Certo!- dissi, mentre mi chiusi la visiera a scatto dell'elmetto spaziale, poi chiusi le cinture a strappo che contenevano il tablet con Alexia.

-Chris, che cosa ti aspetti di trovare sul pianeta Solaris?!- chiese Alexia.

-Se il pianeta Solaris é un condensatore di materia e/o energia oscura, e se tutto questo é un fenomeno naturale, é probabile che rincontrerò Rheya. Forse sarà una terza Rheya e cittadina di Solaris. Oppure forse sarà la mia esatta seconda Rheya cittadina di Solaris.-dissi.

-E se il pianeta Solaris non é un condensatore di materia e/o energia oscura?!- chiese Alexia.

-Allora é probabile che sia un collettore di materia e/o energia oscura e se il 95% dell'altro universo contiene un Dio, allora Dio mi ridarà la mia Rheya della Terra. Altrimenti dal portale, incontrerò un demiurgo, che forse sarà capace di rendermi almeno la mia seconda Rheya cittadina di Solaris, oppure una terza Rheya cittadina di Solaris-

-Chris, e se entrambe le ipotesi sono errate?!- chiese Alexia.

-Se entrambe le ipotesi sono errate... Beh! Alexia, é perfettamente inutile stare in apprensione, perché non ci sarà niente di cui preoccuparsi, dato che non ci sarà proprio nulla!






domenica 18 settembre 2022

Flauti di Totonaco ALIAS velivoli VTOL ad elica intubata disegnati da Galaxy SciFi nel 1955

Non sfugge ad un osservatore attento del XXI°secolo, la copertina di Galaxy Science Fiction del Giugno 1955 in cui compaiono DUE velivoli VTOL ad elica intubata, ESTREMAMENTE SIMILI AL FLAUTO DI TOTONACO.

Piccolo particolare storico: I primi autogiri erano aerodinamicamente un ibrido tra un aereo ed un elicottero, dal design aeronautico completamente diverso, da quanto ritratto nel disegno e nell'OOPART

I primi elicotteri furono hardware sperimentale nel 1939 ma tali velivoli entrarono militarmente in linea solo nel 1950 nella guerra di Korea, con i primi elicotteri leggeri Bell e della Sikorsky

Nel 1954 c'era un orrendo (e pericolosissimo) accrocchio Aerocycle che non fu mai prodotto, dotato di eliche aperte.

Nel 1955 la ricerca sui velivoli VTOL era ai primordi, c'era solo anche il velivolo segreto Hiller VZ1 Pawnee

Il progetto militare da cui con il tempo ebbe a svilupparsi il velivolo VTOL per la ricognizione tattica (per esercito e marina USA) la FLYING PLATFORM nel tardo 1978


Nel disegno di copertina di Galaxy SciFi il velivolo ricorda vagamene l'autogiro di James Bond -Si vive solo due volte- (1962) ma sono assenti il rotore quanto le pale spingenti.

Il velivolo ultraleggero apparso nel cinema del 1969 é un autogiro ultraleggero, mentre quello disegnato in copertina del 1955 si notano chiaramente due eliche intubate, ai lati del velivolo, e non é presente nessun rotore. Il velivolo disegnato in copertina di Galaxy SciFi é de facto identico al velivolo alieno, OOPART il FLAUTO DI TOTONACO (confrontare con -L'Ufologia osservata con strumenti di Paleoufologia Razionale v1.0 - Capitolo 17.4-OOPART IL FLAUTO DI TOTONACO pag.88)

Il mezzo rappresentato nel flauto di Totonaco, quanto il velivolo disegnato nella copertina di Galaxy Science Fiction del giugno 1955, sono tecnicamente velivoli VTOL ad elica intubata, hardware poco diverso dal JETSON ONE (che però ha eliche non intubate, ma libere) e che solo oggi, é stato possibile costruire.



Confrontare con

Ufologia Scientifica: Storia e Sviluppi della Tecnologia e Tecnica terrestri



venerdì 16 settembre 2022

Solar1x Project - Vittoria

S0lar1x Project - Vittoria

S0LAR1X Project é la versione tradotta, editata & demattonizzata di Solaris - Stanislaw Lem.


 << I Sogni

Tempo residuo per accensione motori  ZERO H: 35 min

Non c'era più nessuno sulla stazione spaziale, a parte io e Rheya. 

Avevo fatto il giro di tutta la stazione spaziale nell'ultima ora, perlustrando di persona tutti i laboratori, tutti i bagni, tutti gli alloggi personali dell'equipaggio, inclusi magazzini, rimesse e persino i sotto livelli dei servizi, dove c'era bassa gravità.

Ogni maledetto buco sulla stazione spaziale, in cui un essere umano avrebbe potuto nascondersi, l'avevo controllato: cazzo! non c'era proprio un cazzo di nessuno sulla stazione spaziale Solaris, a parte io e Rheya.

Incredibile a dirsi, avevo verificato persino i refrigeratori in cui avrebbero dovuto esserci i due cadaveri, ma non c'erano più: scomparsi anche loro.

La stazione spaziale era vuota, c'eravamo solo io e Rheya.

Rheya mi seguiva in silenzio, non aveva parlato molto, s'era limitata a dire che tutti erano spariti.

Rheya mi seguiva ad una distanza variabile tra 1 mt e 5 mt, almeno a giudicare dalle stime fatte da Alexia, quando io mi voltavo per dare un'occhiata a Rheya.

I mainframe della stazione spaziale non tracciavano più il marker del dr. Snow, nessuno aveva lasciato la stazione spaziale, i portelloni degli hangar non erano mai stati aperti, dopo il mio lock che avevo imposto 2 giorni fa.

La mia navetta era ancora ancorata dentro il proprio hangar, ma a bordo del mio shuttle non c'era nascosto un cazzo di nessuno.

Snow, Sartorius, i loro maledetti visitatori sembravano tutti erano scomparsi, sulla stazione spaziale c'ero rimasto solo io e Rheya.

___________

Tempo residuo per accensione motori  ZERO H: 20 min

Ero con Rheya in mensa, lei era seduta al tavolo e sorseggiava un succo di frutta, Rheya sembrava molto calma e rilassata, quasi inspiegabilmente ciarliera, dato che mi bombardava continuamente di domande su che differenza ci fosse tra i cibi liofilizzati ed i cibi surgelati, che erano disponibili nelle dispense o frigoriferi della mensa.

Io a giudizio di Rheya ero invece scuro in volto, un po' indisponente nella conversazione, dato che mi limitavo a rispondere per monosillabi, alle assillanti domande di Rheya.

-Se io non esistessi, tu ti sposeresti?!- chiese all'improvviso Rheya.

-No!- risposi.

-Mai?!-

-No! mai!- risposi.

-Perché no?!-

-Non lo so. Sono già stato sposato per dieci anni, e non mi va di risposarmi- risposi.

-Chris!, sono spariti tutti sulla stazione spaziale, che cosa faresti se sparissi anche io?!-

-Non essere stupida Rheya!. Non ci sono motivi perché tu sparisca.- dissi

-Ti amo-

-Rheya, che cosa c'è che non va?!- chiesi.

-Niente!-

Ebbi appena il tempo di rivolgere lo sguardo al mio orologio da polso, per vedere quanti minuti mancassero all'accensione dei motori della stazione spaziale per lasciare l'orbita del pianeta Solaris, che quando rialzai gli occhi, Rheya era scomparsa.

Non poteva essere uscita dalla stanza, la porta era alle mie spalle e comunque la porta della mensa era chiusa, avrebbe dovuto essere aperta e l'avrei sentita aprirsi.

Corsi alla porta, l'aprii e mi ritrovai direttamente dentro al lunghissimo corridoio dritto, che divideva in diagonale la stazione spaziale.

Non c'era nessuno nel corridoio: vuoto, ben areato, +26°C e ben illuminato con luci bianche.

Ero rimasto solo sulla stazione spaziale.

-Alexia, hai visto anche te?!- chiesi, sperando che almeno la mia ancora di razionalità Alexia, fosse ancora presente per trovare una maledetta spiegazione a cosa cazzo stava succedendo!.

-Sì! Kelvin, l'entità Phi Rheya é scomparsa- disse Alexia in cuffia.

-Alexia, analisi profonda dei dati-

Dopo qualche secondo, Alexia disse -Kelvin!, i dati non computano!

-Alexia! forzare l'analisi profonda, formulare un giudizio preliminare sulla situazione attuale- dissi, mentre me ne stavo in piedi in mezzo al corridoio della stazione spaziale, voltando nervosamente la testa a destra e sinistra nel corridoio, e fissando il locale della mensa vuoto, con la porta automatica che avevo bloccato manualmente su open.

Ci fu un paio di secondi di silenzio, la mia Alexia non mi rispose subito: ebbi il timore che fosse sparita pure lei.

-Kelvin, il dr. Snow, il dr. Sartorius, ed i loro visitatori che erano nelle loro cabine o nei loro laboratori, e Rheya, erano delle creature Phi- disse Alexia.

-Come é possibile tutto questo?!- chiesi.

Ci fu un paio di secondi di silenzio, la mia Alexia non mi rispose subito: ebbi il timore che fosse sparita pure lei.

Alexia disse -Kelvin, ho riesaminato a fondo le conversazioni, c'era sfuggito un particolare. Ti faccio riascoltare la prima conversazione che tu hai avuto con il dr. Snow, il giorno che sei arrivato sulla stazione spaziale-

CLACK

-Ciao Snow!, sono Kelvin, come stai?!- 

-Non lo so. Chi sei?! Che cosa vuoi?!- 

-Hai bevuto?! Ti senti male?! Che c'é che non va?! Dov'é Gibarian, il capo equipaggio?!- 

-Povero Gibarian!, sei venuto dalla Terra per lui?! Che cosa vuoi da lui?!- 

-Dov'é Gibarian?!- 

-Non lo so dov'è!, sai Kelvin, quì non siamo sulla Terra-.

-Che cosa vuoi dire?!- 

-Siamo un pochino disorganizzati sulla Stazione spaziale S0lar1x. Kelvin, vuoi mangiare?! Vuoi bere qualcosa?! Vuoi fare una doccia?!- 

-No!, Dov'é Gibarian?!-

-Senti!, Ci sono solo io sulla stazione spaziale, non c'è nessun'altro a bordo, a parte io e te-

CLACK

Ci fu un paio di secondi di silenzio, la mia Alexia sembrava essersi addormentata, ebbi il timore che fosse sparita pure lei.

Alexia disse -Kelvin, la frase del dr. Snow non era formalmente vera. Sulla Stazione Spaziale all'epoca c'era il dr. Snow con i suoi visitatori, il dr. Sartorius, i visitatori del dr. Sartorius, c'era il cadavere della moglie del dr. Gibarian, c'era il feretro del dr. Gibarian. Tuttavia, alla luce del fatto che sono scomparsi tutti dalla stazione spaziale e che sei rimasto solo te, da cui s'evince che tutti erano creature Phi. Essendo tutte creature Phi, delle sonde in diretta comunicazione con il pianeta Solaris, la frase iniziale dr. Snow che afferma che c'è soltanto lui sulla stazione spaziale é corretta. Quel lui, é il pianeta Solaris, essendo le creature Phi un prolungamento sensoriale del pianeta-

-Sì! Alexia, é vero!- dissi, storcendo la bocca e passandomi una mano sulla fronte.

Stavo colando sudore freddo.

Forse temevo che sarei scomparso anche io.

-Kelvin, questa interpretazione dei fatti collima con l'attuale realtà. Kelvin i dati sono coerenti anche con il fatto che il dr. Snow ha dato prova d'essere insolitamente colto, per essere un bio-astronomo. Dalla scheda personale del dr. Snow, non risulta che Snow potesse avere skills di fisico e/o astronomo, a meno che qualche dato non sia stato omesso per errore. Kelvin ma questa ipotesi é alquanto improbabile, specie alla luce del fatto che anche il dr. Snow é scomparso e che sulla stazione spaziale Solaris ci sei rimasto solo te-

-Sì! Alexia!, concordo!- dissi, mentre chiusi la elettroporta della mensa.

-Kelvin, tra 10 minuti ci sarà una brusca accelerazione. E' bene che tu vada nella tua cabina oppure al centro di comando. Kelvin siediti oppure trova un forte appiglio, tra 10 minuti i motori della stazione spaziale s'accenderanno a piena potenza e lasceremo l'orbita del pianeta Solaris. - disse Alexia.

-Sì! Alexia!- dissi, mentre corsi al centro di comando.

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Tempo residuo per abbandonare in sicurezza la stazione spaziale Solaris con lo shuttle 23H : 58 minuti

-Kelvin, sulla stazione spaziale non c'è nessuno a parte te. Hai molto tempo a tua disposizione, ma sarebbe utile lanciare un SOS all'incrociatore stellare Anthares, usando i protocolli quantistici di emergenza del tuo shuttle. Questo avvalorerà l'idea nel Centro di Ricerche Spaziali, quanto all'Alto Comando di flotta, che sia in corso sulla Stazione Spaziale Solaris una catastrofe di sistema. In questo modo, l'Anthares inizierà ad avvicinarsi al tuo punto di incontro, potresti accorciare il tuo tempo di attesa dai 10 giorni ai 9 giorni- disse Alexia.

-No! prima voglio fare una seconda ispezione della stazione spaziale- dissi.

-Va bene Kelvin, ti restano 23 H 57 minuti per lasciare in sicurezza la stazione spaziale Solaris usando il tuo shuttle. Una seconda ispezione della stazione spaziale, presso tutti gli alloggi, laboratori, vani, magazzini, incluso i sotto livelli dei servizi a bassa gravità, Kelvin io stimo che ti occuperebbe per circa 2 ore : 15 minuti. Il tuo margine di tempo per abbandonare la stazione spaziale Solaris é assai cospicuo e privo di problemi- disse Alexia.

-Alexia, prima di fare una seconda ed ultima ispezione della stazione spaziale Solaris, vado in cabina a preparare i miei bagagli- dissi.

-Va bene Kelvin, io provvederò a fare il backup dei logs di sistema sul tuo shuttle, in modo da giustificare l'abbondono della stazione spaziale davanti alla Commissione d'Inchiesta del Centro di Ricerche Spaziali e dall'Alto Comando di Flotta- disse Alexia.


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