mercoledì 25 gennaio 2023

Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke - If Worlds of Science Fiction di Giugno 1958 (parte 4)

 << Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke (parte 3)

Per la fine della settimana "i forestieri" (furono soprannominati così i terrestri dell'astronave Magellano) ebbero a costruire sulla collina un enorme mostro di metallo, con oscuri macchinari, tutti i 571 paesani di Palm Bay osservarono la cosa, standosene per prudenza, sempre a non meno di un quarto di miglio dalla struttura. 

Ma questi "forestieri" sapevano quello che stavano facendo?! 

E se qualcosa fosse andato storto?!

Ma i cittadini di Palm Bay cosa mai avrebbero potuto fare?! [...]

La preoccupazione s'era sparsa per il pacifico borgo, ed anche Lora se ne restava ad un quarto di miglio, ad osservare le piccoli figure degli stranieri, che sporadicamente sbucavano tra le enormi strutture di metallo.

Ad un miglio dalla costa nel frattempo qualcosa di veramente strano stava accadendo. C'erano onde enormi che comparivano dall'oceano e si scontravano tra di loro, ma la tempesta che s'era creata non sembrava muoversi, tanto che sulla costa di Palm Bay il mare era perfettamente calmo. 

Poi le onde smisero di scontrarsi tra di loro, ed iniziarono a roteare in modo circolare tutte attorno, sino a quando non ebbero a costruire un cono d'acqua, alto almeno un centinaio di piedi, il rumore era enorme, ma il mare prospiciente a Palm Bay era perfettamente calmo, tanto da far apparire l'enorme cono d'acqua roteante e roboante, quasi irreale oppure magico. [...]

Il cono d'acqua continuò a salire in altezza, sino a quando la sua punta non sembrò sparire nello spazio, dopo un po' di tempo l'enorme torre d'acqua sembrò collassare, tornando sul pianeta Thalassa. Ma il controllo gravitazionale era completo, l'onda che ne ebbe a scaturire ebbe ad abbattersi al largo, lasciando la grande baia di Palm Bay completamente tranquilla, con un mare calmo in una bella giornata di Sole. [...]

Le molte tonnellate d'acqua per ricostruire lo scudo dell'astronave Magellano ormai erano in orbita, come un grandissimo pezzo di ghiaccio, il grosso dei lavori di manutenzione era stato praticamente eseguito, in relativamente poco tempo.

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Lora camminava distante dal gruppetto di "forestieri", questi erano tutti sorridenti, evidentemente sembravano tutti pienamente soddisfatti dei risultati ottenuti, Leon s'allontanò dal gruppetto accelerando il passo e raggiunse Lora.

-Lora! ci siamo riusciti! adesso é tutto fatto!- disse Leon.

-Quanto ancora resterai su Thalassa?!- chiese Lora

-Oh! beh!, forse altri 3 o quattro giorni, il tempo di smontare la nostra struttura- disse Leon mentre si chinò in terra, per pulirsi le mani con la sabbia della spiaggia.

-Non puoi partire!, Leon!, devi restare quì, su Thalassa!-

-No! Lora, non potrei. Ho studiato tutta la vita per fare l'ingegnere spaziale. Questo non é il mio mondo, non sarei mai felice quì su Thalassa, dopo una settimana m'annoierei a morte!-

-Allora portami con te!- disse Lora.

-Non é possibile- [...]

Lora era triste, abbracciò Leon. 

Questi addii, di cui l'umanità ne era stata piena ovunque in ogni luogo, erano molto più tristi e dolorosi per le donne, per quanto lo fossero stati per gli uomini. Leon non aveva mai supposto o pensato di ferire sentimentalmente Lora, ma adesso Leon si rendeva conto che l'unico modo per chiudere la questione, era meglio un forte dolore improvviso per Lora, che una lunga dolorosa piaga nostalgica.

-Lora vieni con me, voglio mostrarti una cosa!-

I due si diressero allo spazio-porto provvisorio, [...] Leon fece due parole con il tecnico del traffico, poi disse -Vieni Lora, saliamo a bordo dello shuttle, tra mezz'ora ne arriverà un'altro!-

Nel vano dello shuttle, Lora si sentì subito in un mondo completamente a lei sconosciuto, un mondo che sarebbe stato ignoto anche per gli scienziati più importanti di Thalassa. [...] Un enorme computer gestiva tutte le funzioni dell'astronave, che per quanto complesse, apparivano semplici dall'interfaccia del computer.

Le pareti dell'astronave erano trasparenti, si vedeva il pianeta Thalassa che diventava sempre più piccolo, anche se a bordo dello shuttle non c'era alcun senso del movimento: nessun rumore, nessuna accelerazione, [...] poi Leon disse -Lora!, guarda!-

Leon indicò l'astronave Magellano. L'enorme astronave non aveva alcun foro o portellone per l'attracco degli shuttle, nonostante l'astronave fosse molto lontana, appariva grande e nitida e falsamente vicina alla percezione oculare di Lora. Leon ebbe a premere alcuni tasti, il loro shuttle s'infilò rapido e silenzioso, in un vano apposito che s'era aperto sulla Magellano.

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Lora e Leon erano in un lungo corridoio tubolare, il pavimento li stava trasportando, emettendo un leggero ronzio, il corridoio era così lungo che ci volle un'ora prima d'incontrare un altro umano, dell'equipaggio della Magellano. 

Quello che Leon stava cercando di fare, era di mostrare a Lora quanto grande e complessa fosse la Magellano, un'astronave di classe interstellare che stava trasportando i semi terrestri per un'altra colonizzazione spaziale.

La sala motori sarà stata lunga almeno un miglio, con varie celle per l'animazione sospesa. I due s'affacciarono dal balcone del vano motori, e Leon disse -Tutto questo, é mio!-.

Lora s'affacciò per guardare e vide un'enorme massa di misteriosi macchinari, che erano praticamente ovunque in questo grande pozzo. Poi camminarono nel vano archivi: c'erano miglia e miglia su più piani, di cose stivate nel magazzino dell'astronave. Cassette, microfilm, computer, DVD, anni ed anni di cultura terrestre, tutto lo scibile umano compattato ed espanso in ogni campo che l'umanità era riuscita ad evolvere.

Incontrarono un gruppetto di scienziati thalassiani che erano in visita sulla Magellano, erano tutti rimasti a bocca aperta. L'umanità della Terra era progredita molto di più, di quanto su Thalassa avessero mai immaginato. Le astronavi della prima colonizzazione che portarono su Thalassa i primi coloni, erano molto più piccole e semplici, ed una volta arrivati su un pianeta, i coloni avevano da usare le risorse locali, per avviare la colonizzazione del pianeta. Sull'astronave Magellano invece c'erano risorse sufficienti per colonizzare un pianeta, senza doverlo modellare alle esigenze del genere umano. [...]

-Vieni Lora- disse Leon -adesso stiamo per entrare in una zona a gravità zero, visiteremo gli altri dell'equipaggio. Galleggeremo nello spazio, non preoccuparti, sarà come nuotare nell'aria, fai le stesse cose che farò io, vedrai sarà divertente e non succederà niente!- disse Leon sorridendo.

-Non penserai mica, che io entri là dentro- disse Lora.

-Dai! sarà divertente! non c'é nessun pericolo!- disse Leon che si lanciò nel vuoto, rimase a galleggiare per aria, poi Leon allungò la sua mano, afferrando la mano di Lora.

I due galleggiavano a gravità zero, in un enorme habitat, dove non esisteva il sopra, il sotto, da tutte le parti c'erano celle esagonali, in cui in ogni cella c'era in animazione sospesa un essere umano.

Leon si fermò davanti ad una cella, dove dentro c'era una bella donna, bionda, che sembrava dormire, ma era in animazione sospesa.

-Quando si é in animazione sospesa, é come dormire, ma non si sogna- disse Leon che poi rivolse lo sguardo dentro la cella esagonale dove c'era la donna. 

Sul vetro della cella c'era scritto S.Carroll, nella mente di Lora, comparve una terribile verità.

-Leon, quella é tua moglie?!- chiese Lora.

-Sì!, mi dispiace Lora, non é mai stata mia intenzione prendermi gioco di te, oppure ferirti sentimentalmente.- disse Leon.

Leon spostò lo sguardo poco sopra, c'erano dei bambini piccoli in animazione sospesa.

-Sono i miei figli, sono nati pochi mesi prima della partenza della Magellano- disse Leon che fece battere lievemente il pollice, sul vetro esterno di ogni cella di stasi.

-Ho capito, non é colpa tua!. E'stata tutta colpa mia! Sono io che ti ho voluto, non te che hai cercato me!- disse Lora.

Era strano per Lora, pensare che quei bambini così piccoli, una volta arrivati alla loro destinazione, sarebbero stati ancora piccolissimi, ma avrebbero già accumulato 300 anni d'età anagrafica.

Lora da quel momento non volle più ricordare niente della visita dell'astronave Magellano, il rifiuto della realtà aveva preso il sopravvento, nemmeno si ricordò che tragitto aveva fatto, quando Leon la riportò sullo shuttle in partenza per Thalassa.

-Addio Lora, il mio lavoro é finito!. E' bene che io resti sulla Magellano, é bene che tu torni su Thalassa nel tuo mondo!- mentre Leon strinse le mani di Lora. Non c'era molto da dire, non c'era nient'altro da fare, Lora entrò nell'abitacolo dello shuttle e dopo poco tempo, una voce artificiale disse -Siamo atterrati!- quindi s'aprì il portellone dello shuttle.

C'era un gruppetto di thalassiani vicino all'aeroporto che stavano osservando con curiosità, la partenza e l'arrivo degli shuttle dei "forestieri". Lora uscendo dallo shuttle era fuori di se, riuscì a malapena ad udire la voce di Clyde che disse -Dov'é Leon! Basta! ne ho i coglioni pieni di questa storia!-

Lora corse da Leon, si fermò a pochi metri da lui e poi Lora disse -Leon non é quì, gli ho detto addio, non lo rivedrò mai più!-

A giudicare dagli occhi rossi e dalle lacrime che uscivano dagli occhi della ragazza, la cosa sembrò  credibile per Clyde che fece un sospiro liberatorio. Contestualmente Lora cadde tra le braccia di Clyde, con il cuore infranto e tutti i suoi sogni distrutti.

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[...] Con i telescopi da terra dei thalassiani, si poteva vedere un grande cono bianco che era davanti all'astronave Magellano, era bianco e risplendeva molta più luce di quanto brillasse al giorno l'astronave. [...]

Arrivò anche il giorno della partenza dell'astronave Magellano, il cuore di Lora era pieno di tristezza, nella notte un intenso bagliore illuminò l'astronave ed il cielo notturno di Thalassa, e così come era arrivata, l'astronave dei "forestieri" s'allontanò sparendo nel cielo notturno, pieno di stelle.

Leon alla partenza avrebbe potuto essere ancora sveglio, oppure s'era già addormentato in ibernazione?! 

Un quesito a cui Lora non avrebbe probabilmente mai avuto risposta. 

La ragazza seguì con lo sguardo il puntino bianco dell'astronave Magellano, sinché riuscì a distinguerla tra le stelle.

La ragazza mentalmente pensò... Addio Leon, spero tu possa essere felice con tua moglie ed i tuoi figli, nell'esplorazione dello spazio. Ma Leon, qualche volta pensami, io sono Lora di Thalassa, io vivo su Thalassa, e per te sarò un ricordo che visse a 200 anni dalla Terra, a 100 anni luce dalla tua meta!

Nel silenzio della notte, interrotto dal mormorio dell'oceano di Thalassa e dalla brezza del vento, c'erano però le forti braccia di Clyde che cingevano Lora, e che non la facevano più sentire sola. 




domenica 22 gennaio 2023

Immagini di Retro Futuro su Galaxy Science Fiction 1958

Nel numero di Galaxy Science Fiction del Maggio 1958 fu pubblicato il racconto -The Iron Chancellor- di Robert Silverberg, l'immagine di apertura al racconto mostra una bella auto con le pinne, robotica, di un classico Retro Futuro molto evocativa, dell'applicazione dell'informatica alle automobili. Scomparso il volante ed il cambio, sono presenti solo pulsanti e monitor: non tutto di quanto immaginato s'è realizzato nei taxi robotici che viaggiano normalmente a Dubai (il volante ed il cruscotto ancora esiste)




venerdì 20 gennaio 2023

Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke - If Worlds of Science Fiction di Giugno 1958 (parte 3)

 << Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke (parte 2)

Adesso la vita su Thalassa era scandita oltre che dalla sue due lune, anche dall'enorme astronave Magellano, che orbitava nel cielo ed era visibile da terra di notte come una grossa stella, oppure di giorno come un grosso oggetto metallico luccicante. Anche quando l'astronave Magellano non era visibile a causa di nubi, la Magellano era sempre nei pensieri dei thalassiani [...]

Era difficile pensare che solo 15 persone dell'equipaggio dell'astronave Magellano fossero stati risvegliati: in tutta l'isola di Thalassa, si vedevano un po' ovunque uno o due persone dell'equipaggio dell'astronave Magellano, che scorrazzavano da ogni aprtee, su silenziosi scooter ad anti-gravità, oppure gironzolavano a coppie per le colline, con strani dispositivi in mano. Tutti parlavano in modo educato e senza gesticolare, erano sin quasi troppo riservati ed educati a volte, a dire dei thalassiani.

A tutti i thalassiani era ormai chiaro come il sole, che quelli dell'astronave Magellano non partecipavano alle attività ricreative o decisionali dell'isola. L'unica cosa a cui erano morbosamente interessati, era riparare la loro astronave, non avevano tempo per nient'altro.

Di rado quelli della Magellano parlavano con i pochi scienziati locali circa la geologia del pianeta, per lo più quelli della Magellano facevano test propri, sempre molto silenziosi sulle colline e rocce dell'isola, con strani e sconosciuti macchinari, dai quali a quanto apre traevano tutte le risposte che a loro bastavano.

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Passarono così due giorni prima che Leon e Lora potessero rivedersi, scambiandosi solo un cortese sorriso, di un normale convenevole, ma erano sufficienti per mantenere accesi i sentimenti di attrazione, mettere in pace la propria mente, ed avvelenare i rapporti tra Lora e Clyde.

Lora avrebbe dovuto sposarsi con Clyde tra un paio di mesi, prima dell'arrivo di Leon sembrava una cosa certa, adesso il matrimonio con Clyde per Lora non era affatto scontato com'era tempo prima. Forse era un'infatuazione, forse no, comunque a Palm Bay, solo i familiari di Lora sapevano di questa questione.

Il secondo incontro di Lora con Leon fu accidentale, ammesso che accidentalmente le cose possano accadere. Lora lavorava con il padre a scrivere una serie di domande che i cittadini di Palm Bay volevano porre ai terrestri nuovi arrivati. Lora e suo padre cercavano di stilare un lungo questionario, con domande che avessero avuto un qualche senso logico. 

Lora riconobbe la voce di Leon.

-Posso fare quattro parole con il sindaco?!-

-Lei chi é?!-

-Sono l'assistente ingegnere Carrell-

-Lo vado a chiamare, se intanto si vuol accomodare su una sedia oppure su una poltrona, faccia pure!-

Leon si sedette sulla poltrona, sembrava aver un'aria stanca, era intento a guardarsi i piedi, poi alzando gli occhi, Leon riconobbe Lora che lo stava fissando, così Leon disse -Salve! non sapevo che lei lavorasse quà-

-Vivo quà, sono la figlia del sindaco-

Leon s'alzò, diede una sbirciata al grosso volume che Lora stava rimettendo nella libreria.

-Storia della Terra, dall'alba dell'uomo all'inizio dell'era della colonizzazione spaziale!- disse Leon leggendo il titolo, aprì poche pagine e diede una sbirciata alla data di pubblicazione.

Leon sorrise e disse -Questo testo é vecchio di almeno 300 anni, andrebbe integrato per lo meno con una biblioteca intera con tutti gli aggiornamenti storici, tecnici, tecnologici. Prima di partire vi lasceremo tutte le nostre registrazioni, così vi potrete aggiornare sul cosa sia successo sulla Terra- disse sorridendo Leon.

Lora e Leon stavano conversando cortesemente, evitando la domanda principale che ronzava nella testa a Lora. Possiamo rivederci?! La conversazione che stiamo facendo é solo di cortesia, oppure a Leon piaceva Lora?! [...] 

Entrò il sindaco, che scusandosi per il breve ritardo con Leon, poi chiese di che cosa avesse bisogno l'ingegnere assistente Leon Carroll.

Lora lesse un messaggio, che Leon gli aveva dato, in poche parole il capitano della Magellano chiedeva ai residenti di poter costruire una struttura nell'isola, per poter fare lavori di manutenzione a terra, che poi sarebbero stati trasferiti sull'astronave.

-Certo!- disse sorridendo il sindaco Fordyce.

-Costruiremo un invertitore di gravità, sarà ancorato alle rocce, sarà un pochino rumoroso, ma non credo che vi disturberà a voi della popolazione nel paese di Palm Bay, perché la struttura sarà sufficientemente lontana. Inoltre prima di ripartire, noi smantelleremo tutta la struttura!- disse Leon.

-Non ci sono problemi, il presidente di Thalassa arriverà oggi pomeriggio verso le 15 per fare quattro chiacchere con voi, é ansioso di conoscervi!- disse il sindaco di Palm Bay.

Il sindaco quanto Lora non avevano la minima idea di cosa diavolo fosse un invertitore di gravità, non erano molto interessati a conoscerne le funzioni oppure le specifiche tecniche.

Leon salutò cordialmente e se ne n'andò.

-Lora, questo Leon mi sembra un giovanotto molto educato ed intelligente, Lora sei sicura che sia un buon partito?!- chiese il padre di Lora.

-Non capisco il senso, di quello che tu voglia dire- rispose Lora con un tono piccato.

-Tesoro, sono tuo padre!. Non sono stupido e non sono cieco e nemmeno sordo. Lora, sei interessata all'ingegnere assistente Leon Carroll?!-

-Oh! non lo so, sono così confusa e triste. E poi pare che lui non sia interessato a me!- rispose Lora

Il padre di Lora era un brav'uomo, stette zitto, e se ne tornò in ufficio senza dire una parola in più.

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Era sicuramente il più grosso problema che Clyde avesse mai affrontato in tutta la sua vita, e niente di quello che aveva imparato o studiato o vissuto lo avrebbe potuto aiutare.

Era chiaro che se quelli della Terra fossero atterrati da un'altra parte su Thalassa, questo problema con Lora non si sarebbe mai verificato. 

Ma le leggi dell'ospitalità, impedivano a Clyde di chiedere a Leon di rivolgere altrove il proprio interesse, lasciando stare Lora.

Sicuramente questa cosa che era cascata in tessta a Clyde, non era la prima volta che era accaduta nella storia umana, non sarebbe stata nemmeno l'ultima volta nella storia umana dell'esplorazione spaziale. 

Sicuramente il fatto che Clyde fosse stato alto 1.82 mt per 86 kb, in ottima forma fisica e senza un filo di grasso, non era una cosa che poteva aver avuto un impatto serio in Lora. 

Durante le lunghe ore in cui Clyde era in barca a pesca, nell'attesa che i pesci abboccassero, Clyde rimuginava sul da farsi. Clyde aveva pensato di affrontare a viso aperto Leon, in una gara di pugni, ma uno scontro così non sarebbe stato leale. Leon era più magro e cagionevole di salute con la sua pelle bianchiccia, i mesi d'assenza d'attività fisica lo rendevano fisicamente cagionevole, lo scontro non sarebbe stato alla pari. Clyde avrebbe avuto contro tutto il paese di Palm Bay, a causa della sua vistosa superiorità fisica, che poteva sfoggiare sul rivale Leon Carrell.

E poi Leon era sempre intorno alla casa del sindaco, dove c'era Lora, per un motivo o per l'altro, Leon era sempre da quelle parti proprio dove c'era Lora. La gelosia era una sensazione che non s'avvertiva mai, sino a quando non spuntavano in modo rapido e spiccato, tutti i sintomi che s'inisinuavano nella testa a logorare la mente.

Era stata data la festa del paese, in passato Clyde aveva sempre ballato con Lora, questa sera Lora aveva ballato sempre con Leon, il quale aveva mostrato a tutti del paese, gli ultimi passi di danza moderni, che erano in voga sulla Terra. A dire di Clyde, la danza di Leon era davvero misera e ridicola, insomma non avrebbero dovuto esserci ragioni, del grande interesse che Lora aveva espresso per quella ridicola esibizione di Leon. 

Clyde era furioso, ma riuscì ad avere l'ultimo ballo della serata con Lora, a cui gliele disse quattro, circa Leon. [...]

La festa finì presto, anche se il capitano Gold dell'astronave Magellano era venuto a Palm Bay proprio per conoscere il presidente di Thalassa, all'apertura delle danze, il capitano Gold fece un memorabile discorso. [...]

-Cari amici!, guasti imprevisti ci hanno permesso di conoscere il pianeta Thalassa, un'isola nello spazio siderale, che ci sta permettendo di poter riparare la nostra astronave. Per noi é importante riparare la nostra astronave e continuare la nostra missione, ma abbiano altrettanto a cuore la sicurezza e la salute di tutta la gente di Thalassa. Inviteremo domani i vostri scienziati e tutti quelli che vorranno visitare l'astronave, sul Magellano. Vi doneremo per ringraziare la vostra pazienza, tutta la nostra bibliteca digitale, da cui potrete apprendere la storia e l'evoluzione scientifica che in questi 300 anni di tempo, hanno diviso la vostra storia da quella della Terra!. Ma adesso non é tempo di parlare di scienza, ma é tempo di banchetti e di festa! si dia inizio alle danze!-

Le luci si spensero, e le moderne musiche della distante Terra iniziarono a fluire nell'aria, tutti a Palm Bay presero a ballare, inclusi Leon e Lora, che tenendosi per mano, iniziarono a danzare ai nuovi ritmi musicali, mai uditi su Thalassa sino a quel momento. [...]

Quando la festa finì, i cittadini di Palm Bay tornarono nelle proprie case, la musica della Terra finì, ma non finì per Lora, che scappò dopo la fine della festa, nella jungla di notte, finendo tra le braccia di Leon. [...]

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Leon quando scese sul pianeta Thalassa non si sarebbe mai aspettato di trovare Lora, sino a quel momento tutti i suoi pensieri erano stati centrati su come riuscire a restar vivi, cercando di riparare l'astronave Magellano [...]

Dopo il lavoro, Leon e Lora fuggivano nei campi coltivati intorno a Palm Bay, dove c'erano solo i robot coltivatori che lavoravano negli appezzamenti di terreno. 

Lora continuava a chiedere cose della Terra a Leon, e non s'era mai azzardata a chiedere quale fosse la destinazione finale dell'astronave Magellano. 

La notizia che sulla Terra erano scomparse le metropoli, in favore di una decentralizzazione dei centri abitati su tutto il pianeta, aveva deluso le aspettative di Lora. Metropoli come New York, Londra, Astrograd erano solo un vago ricordo sulla Terra. Gli unici centri abitati ad alta densità di popolazione erano le città createsi intorno alle università: Oxford, Camberra, Ann Arbor ecc... dove professori, studenti e studentesse, ricercatori,  tecnici di laboratorio e robot, nei laboratori lavoravano tutti insieme.

-Ma come é stato possibile?! chiese incredula Lora.

-Beh! non c'è stato un pulsante, che premendolo ha fatto scomparire le megalopoli e metropoli. Semplicemente la scoperta dell'anti-gravità ha reso facile spostare gli oggetti pesanti, annullando l'importanza della distanza.-

Lora non rispose.

Lora osservava le arnie che i cittadini di Thalassa avevano posto nei campi, cercando di poter estrarre miele, ma ancora i fiori non s'erano sviluppati nel sistema biologico su Thalassa, gli insetti della Terra non avevano ancora occupato la nicchia evolutiva in simbiosi con le piante.

-Leon, pensi che potremo mai superare la velocità della luce, per i viaggi spaziali?!- chiese Lora.

Leon sorrise, un po' tutti i coloni, all'epoca in cui erano salpate le prime missioni, speravano nello sviluppo della velocità di navi interstellari super luminali ma poi questo non fu possibile. Leon non rivelò questo pensiero, che gli parve inopportuno e potenzialmente offensivo. 

Così Leon disse -Non lo so Lora, non saprei dirti se é una cosa tecnicamente fattibile viaggiare a velocità super luminare. Se fosse una cosa scientificamente possibile, l'avrebbero già fatto!. L'universo dal big bang ad oggi, s'é sviluppato così, con il limite della velocità della luce, ma superarla od anche solo raggiurgerla é molto difficile- disse Leon.

-Potremo restare in contatto?!- chiese Lora.

-Certo!- rispose Leon che aggiunse -Non so dirti perché ancora su Thalassa non siano arrivati robot ed aggiornamenti dalla Terra. Ma dalla Terra abbiamo spedito per tutte le colonie, robot, macchinari, testi ed informazioni, per aggiornare di conoscenza e tecnologia le colonie. Ci aspettiamo che le colonie mandino indietro la loro propria storia locale, così che anche i terrestri possano conoscere la vostra storia, di colonizzazione su Thalassa oppure di altre colonie. L'idea é di costruire un sistema di notizie interstellari, per tenere in contatto più ravvicinato le colonie con la Terra! invece che mandare loro sporadiche sonde ogni 200 anni!-

Lora provò ad immaginarsi questo grande sistema d'informazioni, per scambiarsi dati e notizie nell'immensità dello spazio, ma al momento non gli sembrava molto importante, perché Leon era vicino a lei, mentre le stelle erano tanto lontane. E qualsiasi cosa di triste avessero portato le stelle, era comunque afferente ad un generico domani, ben distante dalla realtà in cui lei era adesso.


>> Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke (parte 4)




martedì 17 gennaio 2023

Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke - If Worlds of Science Fiction di Giugno 1958 (parte 2)

 << Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke (parte 1)

S'era ormai fatto sera quando il banchetto per festeggiare l'evento era finito, Leon era molto stanco, ma la sua mente era impregnata di vorticosi pensieri e molto lontana dall'addormentarsi. 

Dopo la strana ultima settimana, passata insieme ai propri colleghi, in mezzo agli allarmi di ogni tipo, che squillavano sull'astronave, e tutti dell'equipaggio del reparto manutenzioni lottavano per riparare e salvare l'astronave, fu quasi incredibile realizzare che erano finalmente ed inaspettatamente in vista di un pianeta e che erano definitivamente salvi.

Era stata una stramaledetta fortuna, quella di trovare il pianeta Thalassa, in questa immensità di vuoto cosmico infinito, perché anche se se non fossero stati capaci di riparare la loro astronave, per completare i 200 anni di volo di missione che gli erano stati affidati, avrebbero potuto rimanere sul pianeta Thalassa in mezzo ad amici simpatici e socievoli!.

Nessun naufrago spaziale avrebbe potuto essere più fortunati di loro!.

La notte era fredda e calma, con un cielo notturno strano e popolato da stelle sconosciute. Le costellazioni note da sempre all'uomo se osservate dal pianeta Thalassa avevan tutta un'altra forma. La stella gigante Rigel dal pianeta Thalassa sembrava ancora più grande e potente, mentre la stella gigante Canopus non appariva diversa come brillantezza e luce, da come Leon se la ricordava nel cielo notturno della Terra.

Leon scosse la testa, come per destarsi dall'ipnosi del cielo stellato di Thalassa e da come e cosa la sua mente iniziò a fantasticare. Leon!, si disse tra se e se, Leon scordati le stelle, le vedrai così come appaiono da questo piccolo pianeta. Leon su questo piccolo pianeta sei finito, Leon sei un piccolo granello di sabbia dell'esplorazione spaziale, Leon quà é dove starai e non tornerai mai più sulla Terra! perché prima di 200 anni, Leon non arriverà niente dalla Terra per il pianeta Thalassa.

I suoi amici stavano tutti già dormendo, con un'espressione felice, ed in effetti avevano tutte le ragioni per essere felici. Leon lasciò la piccola casa che era stata approntata dai cittadini di Palm Bay, per dare subito un riparo ai nuovi arrivati. 

Non c'era nessuno per strada nel piccolo paesello di Palm Bay, quello era un posto dove la gente andava a letto presto, e non c'era musica che provenisse dalle case. Probabilmente tutti i paesani erano esausti per la grande festa che era stata data in onore dei nuovi venuti, oppure avevano sulle spalle anche tante ore di lavoro, nella pesca idroponica. 

L'aria era fresca e pulita, Leon udiva solo il rumore dei suoi passi ed il mormorio sordo del mare. Appena fuori dal villaggio c'era buio pesto, specie tra la foresta di palme che era tutta intorno al villaggio. 

Due grosse lune gialle troneggiavano nel cielo di Thalassa, rendevano il paesaggio veramente strano, inoltre la prima cosa che saltava agli occhi era che c'era tanta luce riflessa dalle due lune piene, tanto che la notte su Thalassa era molto meno buia, di quanto lo fosse una notte di plenilunio sulla Terra.

Leon raggiunse il porto, c'era una lunga fila di barche che erano ormeggiate al piccolo molo, Leon s'avvicinò per curiosare tra le barche e vedere che c'era a bordo. Ami e fili di plastica, riplastificatori per aggiustare le reti di plastica, radio portatili ed ecosonar-scandagli  portatili, tutto materiale primitivo che affascinò Leon, perché cozzava con la complessità dei sistemi a cui doveva interfacciarsi nell'astronave.

Si mise un attimo a sedere sul molo, Leon sorrise divertito: aveva passato una vita a studiare astronomia ed ingegneria aereospaziale, ma tutta la sua vita l'avrebbe sicuramente trascorsa a fare il pescatore, usando strumentazioni semplici che anche un bambino delle elementari avrebbe saputo costruire. Le barche di questa gente necessitavano di un aggiornamento e sicuramente lui, si sarebbe reso molto utile per ammodernare rapidamente la flotta commerciale del paese.

Leon s'alzò dal molo di legno, ed incominciò a camminare lunga la spiaggia sabbiosa, non c'erano relitti di astronavi oppure di battelli, solo una bellissima spiaggia di un grigio perla, che rispledeva sotto il doppio plenilunio di Thalassa. [...] 

Alcuni grossi blocchi di roccia calcarea erano stati posti vicino alla spiaggia, forse qualcuno aveva pensato di costruire qualcosa di artificiale, ma poi aveva abbandonato l'idea. 

La luna più grossa di Thalassa era Selene, aveva un'orbita più vicina a Thalassa e la sua velocità era più che doppia rispetto alla seconda luna. Selene stava già iniziando a cadere sotto l'orizzonte e la notte su Thalassa adesso ricordava più una notte della Terra.

Leon s'accorse che non era solo, c'era una ragazza che era seduta in una barca, a circa 50 yarde dal porto del paese, lungo la grande spiaggia grigio perla prospiciente. La ragazza era di spalle ed apparentemente non s'era accorta della presenza di Leon. 

Leon era fermo sulla spiaggia, vicino al bagno asciuga che mormorava tranquillo, Leon non sapeva cosa doveva fare: forse la ragazza era in attesa di qualcuno che uscisse dal villaggio. Forse non era bene invadere la sua solitudine, forse era bene rispettare la sua privacy. Leon decise che era più prudente fare retrofront e tornare al villaggio, per non incorrere in spiacevoli fraintentidementi.

Leon non fece in tempo a girarsi che Lora si voltò, la ragazza lo guardò senza segni di paura, oppure inconsulti gesti d'allarme.

Appena 12 ore prima, Lora sarebbe rimasta indignata se le avessero detto che avrebbe incontrato sulla spiaggia di notte uno sconosciuto appena arrivato dalla Terra. Lora non riusciva a dormire, aveva bisogno di pensare, Lora doveva fare quatto passi sulla spiaggia, Lora doveva razionalizzare il fatto che da quando aveva visto Leon, Lora era stata catturata dall'immagine del giovane ingegnere, mentre tutto il resto del paese era solo curioso di sapere da dove venissero e che cosa fosse loro successo, nel lungo viaggio spaziale.

Lora era andata sino in paese, s'era messa a spiare la casa degli ospiti, il rifugio che era stato costruito in mezza giornata da tutti i cittadini di Palm Bay per dare piena ospitalità ai nuovi arrivati.  Quando aveva visto uscire Leon, incamminarsi lentamente verso il porticciolo, Lora aveva pianificato d'incontrare Leon sulla spiaggia.

Leon sorrise, mentre Lora s'approssimò di passo deciso e veloce, con un grande sorriso rivolto verso il nuovo arrivato, il quale invece sembrava impacciato e titubante, dubbiose se avesse dovuto restare dov'era oppure ritornare in paese.

-Ciao!- disse Lora

-Ciao!... Beh! Ecco... io non m'immaginavo di poter incontrare qualcuno a quest'ora della notte, sulla spiaggia- disse Leon sorridendo imbarazzato.

-Sicuro!- rispose Lora ridendo.

-Sono uno dei nuovi terrestri arrivati questo primo pomeriggio. I miei amici già dormono tutti nella casa degli ospiti, io prima d'andare a dormire... Beh! ecco io volevo dare una sbirciata a Palm Bay, io volevo guardare il cielo di notte di Thalassa- disse Leon.

Queste ultime parole fecero cambiare d'espressone Lora, che divenne triste e taciturna, Leon solo in quel momento si ricordò che quella ragazza era quella che lo aveva guardato incessantemente da quando era sceso dall'astronave quel primo pomeriggio. [...] Che diritto aveva Leon di stare a parlare con questa ragazza sulla spiaggia?! Era forse meglio farle le scuse e rientrare in paese e riparlarle domani alla luce del sole?!

-Come ti chiami?!- chiese Leon.

-Lora di Thalassa-

-Leon Carrell, ingegnere assistente motorista dell'astronave Magellano-

Lora sorrise ed annuì con la testa.

Era evidente come il sole che la ragazza già sapeva il nome di Leon. 

Se Leon quando s'era seduto sul molo,  aveva iniziato a sentire un leggero torpore arrivare tra i muscoli, adesso Leon si sentiva sveglio e pronto a cascar dentro ad una nuova avvincente avventura, che non sapeva dove l'avrebbe portato!.

-Ti piace Thalassa?!- chiese Lora

-Dammi un po' di tempo per vederla, ho visto solo Palm Bay, il suo piccolo porto e non so nient'altro dell'isola!- rise Leon

-Rimarrai molto su Thalassa?!- chiese Lora.

-Non lo so, dipende molto da come andranno le riparazioni sulla nostra nave spaziale- disse Leon che abbassò gli occhi, guardandosi le punta delle scarpe.

-Che cosa v'é andato storto, nel vostro viaggio spaziale?!- chiese Lora.

-Oh! Beh! non c'è molto da dire, siamo entrati in contatto con uno sciame di meteore, BANG, s'è rotto il nostro schermo anti-meteore perché abbiamo urtato qualcosa di troppo grande. Ci siamo trovati l'astronave piena di guasti!- disse Leon che mise le mani in tasca.

-Pensate di poterlo riparare?!- chiese Lora

-Beh! noi lo speriamo! ma il problema più grosso sarà portare a bordo della Magellano varie tonnellate di acqua!- disse Leon sorridendo.

-Acqua?! Non capisco?!- disse Lora.

-Sì!, quando si viaggia nello spazio a velocità prossime a quelle dalla luce, si va in animazione sospesa. Ma occorre caricare molta acqua, perché durante il viaggio, nello spazio profondo non c'é assolutamente niente, solo il vuoto!. [...] Ecco noi usiamo l'acqua, come un grande ombrello, un ombrello per difenderci dalle radiazioni e particelle che ci sono nello spazio! - disse Leon

-Ho capito!- disse Lora.

-L'idea é di portare nello spazio varie tonnellate d'acqua, che nello spazio gelerà, la piazzeremo sulla nostra astronave, così l'acqua ghiacciata sarà il nostro nuovo ombrello, ci proteggerà- disse Leon.

-Voi avete lasciato la Terra 100 anni fà?!- chiese Lora.

-Sì, per l'esattezza 104 anni fà. Siamo andati in animazione sospesa e non sappiamo niente di come sia andato il viaggio, siamo stati svegliati solo in 15 persone dell'equipaggio. Il sistema d'emergenza ha svegliato solo 15 persone di tutto l'equipaggio, quando é accaduto la rottura dello schermo protettivo, gli altri dell'equipaggio sono ancora in animazione sospesa. Non sanno niente di quanto é accaduto e non avranno mai nessun ricordo del pianeta Thalassa, durante i restanti 200 anni di missione spaziale- disse Leon.

-Ma voi avete dormito 104 anni?!- chiese Lora.

-No! solo per 3 mesi, che equivalgono a 104 anni sulla Terra, perché noi viaggiavamo a velocità vicino a quella della luce.- disse Leon.

-E' strano ed é molto triste pensare che tutti i vostri amici, non hanno saputo più nulla di voi per 104 anni. E' molto triste che gli altri vostri amici dell'equipaggia, siano ancora in animazione sospesa e non sapranno mai niente, del pianeta Thalassa- disse Lora.

-Perché pensi che sia triste?!- chiese Leon.

Lora non rispose, l'idea di trascorrere 300 anni di vita in ibernazione, surgelando tutte le emozioni era una cosa che l'atterriva, rispetto all'immensità della galassia. Lora era triste, forse aveva fatto male ad andare alla ricerca di Leon, era stata un'idea folle quella di pensare d'allontanarsi dalla propria famiglia, a cominciare dall'idea di abbandonare la barca di Clyde su cui poco prima era stata seduta, per finire congelata nel gelido mare dello spazio profondo. [...]

-Ho freddo, é meglio se torno a casa, Ciao!- disse Lora che s'incamminò di passo svelto, dandogli le spalle.

La reazione di Lora fu rapida ed inaspettata.

Colse Leon di sorpresa, tanto che Leon iniziò a rimuginare nella sua testa, se avesse detto qualcosa di sbagliato oppure se l'avesse offesa in modo involontario. Se era difficile capire le donne sofisticate della Terra, era ancora più complicato capire la mente di una donna di Thalassa.

L'unica cosa certa, era che domani sarebbe sorto il Sole su Thalassa: probabilmente Leon avrebbe rivisto Lora.


>> Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke (parte 3)




domenica 15 gennaio 2023

Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke - If Worlds of Science Fiction di Giugno 1958 (parte 1)

Nascosta nei grossi alberi delle palme, Lora osservava l'orizzonte del mare. La barca di Clyde era appena visibile all'orizzonte, tra il blu scuro del mare ed il blu chiaro del cielo, il natante minuto dopo minuto diventava sempre pià grande, sino a stagliarsi nitido sull'orizzonte. Adesso Lora poteva vedere Clyde, era in piedi sulla barca e remava a due mani. Il radiobraccialetto che Clyde aveva regalato a Lora sin da quando iniziarono a stare insieme, disse -Lora dove sei?!. Forza vieni a darmi una mano! ho fatto una grossa pesca!-

Lora pensò che era solo per questo che Clyde la chiamava, solo per aiutarlo a portare la pesca a casa!. Per punirlo e per mettere Clyde in uno stato d'ansia, Lora non rispose alla chiamata radio di Clyde.

Dopo che Clyde ebbe assicurato la barca sulla spiaggia, Clyde diede un grosso bacio a Lora e poi iniziò a scaricare la grossa pesca che aveva fatto, i molti pesci erano accatastati sul fondo del catamarano.

Era una buona pesca, quando Lora sposò Clyde, Lora disse a se stessa che non avrebbe mai fatto la fame, le grosse creature corazzate che sguazzavano nell'oceano non erano veri pesci, ma lo sarebbero diventate solo tra qualche centinaia di milioni di anni. 

La natura aveva inventato un mondo fatto a scale con l'evoluzione, ma nonostante non fossero veri pesci, erano comunque creature commestibili e dal buon sapore, ed avevano preso i nomi di alcuni tipi di pesci terrestri, che i coloni ricordavano per mantenere vive le tradizioni terrestri. [...]

Il segno del loro passato era scritto nel cielo, il vapore bianco di condensa che si formò in cielo, assieme al rumore sordo che li raggiunse, dopo circa 300 anni di silenzio dalla Terra, adesso c'era un'astronave che stava entrando in atmosfera del pianeta Thalassa. 

-Gente della Terra!- esordì Clyde.

Che cosa c'erano venuti a fare dalla Terra su Thalassa?!

Il pianeta era prevalentemente fatto d'acqua, con pochissime terre emerse, non c'era più spazio per costruire nuovi centri abitati!.

I robot terrestri avevano mappato il pianeta Thalassa circa 500 anni fà, quando iniziarono i primi tempi dell'epopea della colonizzazione spaziale. Molto tempo fà l'uomo era giunto su Thalassa, atterrò nel golfo vicino all'isola, con uomini e robot, i servitori elettronici ed immortali degli esseri umani, [...] che poi divennero in 400 anni, i testimoni della memoria storica degli esseri umani nella colonizzazione di Thalassa.

La prima ondata di coloni non modificò il pianeta Thalassa, perché c'erano mondi che non erano composti dal 95% di acqua.

I primi coloni dalla Terra arrivarono su Thalassa, atterrarono su un monte che dava nel golfo dell'isola, a circa 12 miglia da dove Clyde e Lora abitavano. 

I coloni iniziarono a modificare il paesaggio del pianeta Thalassa: fecero strade, dighe, tagliarono foreste e fecero campi agricoli per la soia, e raggiunsero rapidamente i limiti del loro pianeta. I coloni lavorarono duro per costruire il proprio benessere, ma non poi così duramente come si potrebbe immaginare. Tutti pensavano a Thalassa come ad un prolungamento del pianeta Terra e mantennero molte delle classiche tradizioni terrestri. 

Il futuro poteva essere migliorato per i figli dei coloni, anche se c'erano i limiti del pianeta Thalassa da rispettare, con la realtà in cui il 95% del pianeta era composto da un'oceano infinito.

L'astronave si diresse verso il nord dell'isola, qualcuno disse che probabilmente i terrestri dovevano avere le vecchie mappe di Thalassa,  e sarebbero atterrati dove i primi coloni terrestri lo fecero 500 anni fà. Era per questo che l'astronave terrestre s'era diretta al nord dell'isola e non altrove.

Palm Bay era la capitale, 572 residenti: attività principale pesca idroponica, nessuna attività industriale presente nell'isola. Le prime auto arrivarono dalla Terra circa 13 anni fà, con un traghetto automatico. Quelle poche auto che circolavano nell'isola di Thalassa erano quasi tutte in metallo, in ottime condizioni e relativamente nuove e ben mantenute. Il piccolo caravan di persone da Thalassa partì spedito per la collina, dove tutti immaginavano che l'astronave dalla Terra sarebbe atterrata.

In cima al monte c'era un piccolo monumento in roccia che commemorava la prima ed unica missione di colonizzazione umana:

ZONA DI ATTERRAGGIO 

DELLA PRIMA SPEDIZIONE UMANA 

SUL PIANETA THALASSA

1 Gennaio Anno Zero (28 Maggio 2626 A.D.)

L'astronave dalla Terra era molto tecnologica, non si sentiva il rumore dei motori, ma solo il forte vento che sollevava, il veicolo spaziale terrestre raggiunse la vetta del monte, prima del caravan che era partito da Palm Bay con un pingue gruppo di thalassiani ciarlieri, con la faccia appiccicata ai finestrini. 

L'astronave spaziale terrestre era tutta metallica, scintillante di forma ovale, sembrava insolitamente piccola per un'astronave interstellare.

-E' troppo piccolo quel coso! non possono essere venuti dalla Terra con quel barattolo- era il vociare comune della gente di Thalassa che osservava il veicolo terrestre, mentre tutti scendevano dal caravan, con un'espressione meravigliata di ciò che vedevano!.

-Certamente no! é probabilmente una navetta di cabotaggio, la vera astronave é certamente in orbita intorno a Thalassa. Non ricordate la prima spedizione?!- dissero i più vecchi del gruppo. [...]

Una piccola porta ovale si aprì, scese dal portellone una sorta di piccola rampa, dentro si muovevano circa 7 persone. Sembravano un po' reticenti o titubanti a scendere, sopratutto erano così bianchi da apparire pallidi e malaticci, a parere di Lora che era ben abbronzata.

Questi terrestri non erano dei e nemmeno degli esseri super tecnologici, ma indubbiamente un po' di progressi tecnologici sulla Terra li avevano fatti, rispetto alla prima astronave che atterrò su Thalassa.

Forse erano dovuti scendere per cause di forza maggiore su Thalassa e nessuno di loro s'aspettava che la gente della piccola comunità sarebbe venuta ad assistere all'atterraggio, per dar loro il benvenuto?!

Il sindaco di Thalassa si fece avanti, sino a quel momento un po' tutti avevano dato per scontato che l'astronave provenisse dalla Terra, e nessuno aveva nemmeno pensato, che il veicolo avrebbe potuto provenire anche da un altrove siderale. [...]

-La comunità di Thalassa vi da il benvenuto su questo pianeta, presumo che voi venite dalla Terra?!- disse a gran voce il sindaco Fordyce di Palm Bay in un corretto inglese.

Fu Lora l'unica che non udì le frasi di conferma in inglese, che vennero dal gruppetto di terrestri che erano scesi dal veicolo, dopo tutto l'inglese non era poi così molto cambiato dopo 500 anni a parere del sindaco Fordyce.

Fu questo, il momento in cui Lora vide per la prima volta Leon, che era rimasto defilato dal gruppetto, forse era intento ad armeggiare sui comandi dell'astronave. Da quel momento Lora non ebbe occhi altro che per Leon, qualcosa di nuovo era accaduto a Lora, il suo senso di meraviglia e paura, si mescolavano insieme alla curiosità ed ad un'attrazione, che avevano distrutto l'amore che Lora immaginava d'avere per il suo Clyde.

Leon non era il più alto del gruppo, ma era ben piazzato e dava la sensazione d'essere competente, aveva gli occhi scuri e pieni di vita, con alcune rughe sul viso che nessuno avrebbe definito gradevoli. Ma per Lora, Leon era esotico, Leon era nuovo, la ragazza aveva piantato gli occhi addosso a Leon e non c'era verso di smuoverne lo sguardo. 

Il primo sguardo che Leon diede a Lora fu di un  gelido sorriso, i classici convenevoli di rito, poi Leon mosse la testa a destra e sinistra, per rendersi conto di chi, quanti, come fossero tutti gli astanti del comitato di benvenuto di Palm Bay.

Quando Leon ripose gli occhi su Lora, s'accorse che Lora continuava a fissarlo: a questo punto Leon guardò Lora e finalmente le sorrise!.


>> Le canzoni del lontano pianeta Terra - Arthur C. Clarke (parte 2)



La Progettazione Narrativa: I Segreti dell'ampia arte d'assemblare storie







giovedì 12 gennaio 2023

Il primo SSBN é spifferato su Galaxy Science Fiction nel 1956

Su Galaxy Science Fiction del Marzo 1956 a corredo del racconto "The slave ship" di Frederik Pohl comparve raffigurato per mano del disegnatore EMSH, il primo sottomarino lanciamissili. 

Si riconosce nel disegno un sottomarino con boccaporti (orizzontali) per il lancio dei siluri, quanto (verticali) per il lancio di MISSILI, nel disegno sono presenti anche missili e gru che sono intenti ad installare missili nei vani del sottomarino!.

Piccolo particolare il primo SSBN con missili SLBM fu il USS George Washington (SSBN-598) che fu ordinato dall'Us Navy solo nel 1957 ma il cui varo avvenne nel 1959.

Per quanto già i nazy nel 1944 provarono a sistemare una V2 sopra un sottomarino nel progetto Prüfstand XII per lanciare missili V2 con testate disintegrative contro gli USA. Solo alcuni sottomarini nazisti furono però realmente armati con missili V1 e lanciati contro gli USA, ma la US Navy ebbe ad intercettarli nell'operazione navale TEARDROP.

L'idea di mettere missili sopra sottomarini, era vagamente nota all'opinione pubblica dal 1945.




lunedì 9 gennaio 2023

B52 e razzo AGM28 Hound Dog mostrati da Galaxy SciFi nel 1958

Non sfugge ad un osservatore attento, l'immagine a corredo del racconto "The Sitters" di Clifford D. Simak, pubblicato su Galaxy Science Fiction nell'aprile del 1958, la suggestione grafica fu creata dal disegnatore WOOD, in cui compare in lontananza il profilo di un bombardiere B52 Stratofortress, quanto un oggetto a forma di razzo, con motore ventrale che ricorda molto da vicino il design del missile AGM28 Hound Dog, proprio per il B52.

Il B52 (ritratto nel disegno di SciFi in lontananza) entrò in servizio nell'USAF nel 1955.

Mentre il missile Hound Dog entrò in servizio nell'USAF solo nel 1960 e le versioni sperimentali del missile furono prodotte solo nel 1959.





domenica 1 gennaio 2023

Xonotic

 Xonotic é un FPS in uno spazio di gioco simile a Unreal Tournament e Quake, con 16 diverse modalità di gioco  https://www.xonotic.org